Europa Lo denuncia l’Oim mentre 600 persone riescono a entrare a Ceuta e la Spagna supera l’Italia per numero di arrivi. Da gennaio millecinquecento migranti morti nel Mediterraneo L'Osservatore Romano

morti vittimeSono oltre 1500 i migranti morti nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno mentre tentavano di giungere in Europa. Lo rende noto oggi l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). Nonostante che le vittime
siano in calo — 1504 tra uomini, donne e bambini, contro i 2401 dei primi sette mesi del 2017 — quest’anno resta uno dei più letali se si considera che «si sono registrate meno traversate». Dal primo gennaio al 25 luglio, 55.001 migranti e rifugiati sono entrati in Europa via mare: si tratta di circa la metà rispetto agli 111.753 arrivi dello stesso periodo 2017.
A oggi poco più del 38 per cento di tutti i migranti via mare è arrivato attraverso la rotta del Mediterraneo occidentale, il cui volume migratorio — sottolinea l’Oim — è più che triplicato rispetto ai primi sette mesi del 2017.
Nel 2018 gli arrivi di migranti in Spagna hanno superato quelli in Italia: rispettivamente ne sono stati registrati 20.992 e 18.130. L’Oim conferma così un trend già evidenziato nei mesi scorsi.
E proprio in territorio spagnolo, ma precisamente nell’exclave di Ceuta in Marocco, sono riusciti a entrare ieri circa 600 migranti provenienti dall’Africa sub-sahariana. La polizia li ha convogliati al Ceti, il Centro di permanenza temporanea aperto a Ceuta, che di posti, però, ne ha 512 e già occupati parzialmente. Era dall’inizio del 2017 che non si assisteva a un tentativo così massiccio di attraversare il confine. Si tratta di superare due diverse recinzioni parallele di sei metri d’altezza, alla quale si aggiunge, in alcuni tratti di frontiera, il reticolato marocchino alto tre metri.
Anche attraverso lo stretto di Gibilterra i transiti si sono intensificati e solo negli ultimi giorni sono sbarcate oltre 1300 persone. Si tratta di un flusso che ha messo sotto forte pressione il sistema di accoglienza della zona, soprattutto della città portuale di Algeciras dove il sindaco José Ignacio Landaluce ha annunciato di voler in ogni modo evitare che «la zona diventi la nuova Lampedusa del Mediterraneo occidentale». Dal litorale marocchino attorno a Tangeri le partenze sono frequenti: le piccole imbarcazioni si muovono anche nell’illusione che la costa spagnola sia vicina perché è facile intravedere di sera le luci, ma la navigazione invece non è affatto facile. In sostanza, considerando i racconti di cosa succede nei campi in Libia, molti scelgono di seguire queste altre traiettorie: passano da Nador per provare a varcare il confine dell’exclave di Melilla oppure si spingono fino a Tangeri per provare a entrare a Ceuta o a oltrepassare lo Stretto di Gibilterra.
A proposito dei minori, in particolare, il rapporto dell’Oim evidenzia che al 31 maggio 2018, 4570 risultano irreperibili in Italia. Hanno cioè abbandonato le strutture di accoglienza in cui erano stati inseriti, soprattutto nelle regioni del sud. Si tratta per lo più di minori eritrei (14 per cento), somali (13 per cento), afghani (10 per cento), egiziani (9 per cento) e tunisini (8 per cento). L’abbandono del sistema di accoglienza e l’ingresso nell’invisibilità espone i minori in transito a rischi notevoli, in particolare per i più vulnerabili, come le ragazze minorenni provenienti dal Corno d’Africa che cadono spesso vittime della tratta della prostituzione.
Intanto, la delegazione Ue in Tunisia fa sapere di seguire da vicino la vicenda della nave tunisina Sarost 5, che si trova da giorni al largo di Zarzis con 40 migranti a bordo e in attesa di autorizzazione a sbarcare.
L'Osservatore Romano, 27-28 luglio 2018.
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