Per unire l’Europa
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- Creato: 02 Gennaio 2017
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RIGA, 2. Si svolgerà a Basilea, in Svizzera, alla fine del 2017, il quarantesimo incontro europeo animato dalla comunità di Taizé. Ad annunciarlo è stato il priore, fratel Alois, a conclusione della trentanovesima edizione che a Riga, in Lettonia, ha radunato dal 28 dicembre al 1° gennaio migliaia di giovani cattolici, ortodossi e protestanti provenienti da tutto il continente (ma anche da molto più lontano, come dalla Corea del Sud e da Hong Kong).L’incontro vedrà oggi, 2 gennaio, un suo prolungamento straordinario a Tallinn, in Estonia, e a Vilnius, in Lituania. «Un futuro di pace — scrive fratel Alois nella lettera per l’anno 2017, diffusa il 30 dicembre e intitolata “Verso l’unità del continente europeo. Di fronte all’arrivo dei migranti superiamo la paura” — implica che gli europei allarghino la loro coscienza in modo da far crescere una solidarietà fra tutti i Paesi che compongono il continente. È fondamentale moltiplicare i contatti, gli scambi, le collaborazioni. La costruzione dell’Europa può realizzarsi soltanto con maggiore dialogo, con maggiore ascolto fra le nazioni». Le radici comuni sono più profonde delle divergenze: «L’Europa ha avuto uno slancio di riconciliazione a seguito della seconda guerra mondiale» e «ha conosciuto un nuovo periodo di ricerca di unità dopo la caduta del muro di Berlino». Molti giovani, afferma il priore di Taizé, «credono che l’Europa continuerà a edificarsi solo approfondendo questo ideale di fraternità». Un’Europa unita al suo interno ma anche aperta agli altri continenti e solidale con i popoli che affrontano le prove più grandi. Come i migranti: «In tutto il mondo, donne, uomini e bambini sono obbligati a lasciare la loro terra. È la sofferenza che li spinge a partire, più forte delle barriere elevate a ostacolare la loro marcia. Le preoccupazioni manifestate nelle regioni ricche non scoraggeranno a lasciare il proprio paese coloro che patiscono sofferenze intollerabili». Non è possibile — osserva fratel Alois — «eludere la parte di responsabilità delle nazioni ricche nelle ferite della storia e nelle crisi ambientali che hanno provocato e provocano immense migrazioni, dall’Africa, dal Medio oriente, dall’America centrale, e da altri luoghi. Oggi, certe scelte politiche o economiche dei paesi ricchi rappresentano fonte di instabilità in altre regioni. Sarebbe utile adesso che le società occidentali andassero al di là della paura dello straniero, delle differenze fra culture, e si mettessero coraggiosamente a lavorare il volto nuovo che le migrazioni già offrono loro. Se all’arrivo dei migranti sono legate delle reali difficoltà, la loro venuta può essere un’occasione per stimolare l’Europa a essere aperta e solidale». Ciò vale anche nel rapporto fra cristiani e musulmani, i quali, grazie al contatto personale, possono «testimoniare insieme la pace e rigettare insieme la violenza esercitata in nome di Dio». Non c’è futuro nelle nazioni europee che vogliono isolarsi, conclude il priore, «la fraternità è l’unica strada per fare la pace». Nelle meditazioni che, a Riga, hanno accompagnato le preghiere della sera, fratel Alois ha affrontato vari temi, legati alle tradizionali quattro proposte per l’anno nuovo, intitolate questa volta «Restare saldi nella speranza: essa è creatrice», «Semplificare la nostra vita per condividere», «Stare insieme per rivelare la dinamica del Vangelo» e «Far crescere la fraternità per preparare la pace». Ma alla vigilia dell’incontro europeo il priore di Taizé ha anche rinnovato l’appello ai responsabili delle Chiese a «camminare insieme», approfittando del cinquecentesimo anniversario dell’inizio della Riforma protestante, che «offre un’occasione per avanzare verso l’unità, per andare oltre una semplice cordialità reciproca». Le Chiese, si domanda, non dovrebbero provare a mettersi sotto uno stesso tetto senza aspettare di trovare un accordo su tutte le questioni teologiche? Per riuscirci, fratel Alois suggerisce alle famiglie di confessioni differenti di riunirsi in «comunità di base», per pregare e mettersi all’ascolto della parola di Dio: «Che ogni comunità locale, ogni parrocchia, faccia con i cristiani di altre confessioni tutto ciò che è possibile fare insieme, dallo studio della Bibbia al lavoro sociale e pastorale, alla catechesi». E li invita a «compiere insieme gesti di solidarietà, essere attenti insieme alla miseria altrui, alle sofferenze nascoste, ai problemi dei migranti, alla povertà materiale e non solo, alla salvaguardia dell’ambiente». Pregare sotto lo stesso tetto, nella stessa chiesa, condurre il dialogo teologico con la consapevolezza di «essere già insieme» contribuirebbe insomma — conclude il priore — a rendere più stretta l’amicizia reciproca e ad affrontare diversamente anche le questioni dottrinali.
© Osservatore Romano - 2-3 gennaio 2017