Primo Levi, il ricordo di Edith Bruck: "Auschwitz non finisce mai"

levi cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563Cent'anni fa, il 31 luglio 1919, il grande autore ebreo nasceva a Torino. Sopravvissuto al campo di sterminio di Auschwitz, ha raccontato al mondo la morte e il buio dell'umanità. Per la scrittrice Edith Bruck, che l'ha conosciuto, è stato il testimone più importante della Shoah

Eugenio Murrali - Città del Vaticano

"Primo Levi era un grande scrittore, un grande testimone, una persona eccezionale dal punto di vista morale", ne è convinta la scrittrice Edith Bruck, che lo ha conosciuto ed è stata sua amica. Chimico di formazione, l'autore torinese fu recluso ad Auschwitz nel 1944. Riuscì a sopravvivere e, dopo la liberazione, ha dato vita, negli anni, a libri fondamentali. Tra gli altri: "Se questo è un uomo" (1947), "La tregua" (1963), "I sommersi e i salvati" (1986).
Nel centenario dalla nascita dell'autore, la scrittrice ungherese naturalizzata italiana, che come Primo Levi ha vissuto l'esperienza di Auschwitz e l'impegno della testimonianza, ci racconta la complessità di una figura centrale del Novecento, capace di lasciare il racconto immortale di un dolore incancellabile.

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