Messa in Coena Domini: il rancore non avveleni l'anima

lavanda-dei-piedi.jpgRichiamando la distinzione che Gesù fa rivolgendosi a Pietro fra lavanda dei piedi e bagno, il Papa osserva: "Sembra chiaro che il bagno che ci purifica definitivamente e non deve essere ripetuto è il Battesimo", mentre la "lavanda dei piedi" di cui spesso "abbiamo bisogno" è la "confessione dei peccati". "Per essere capaci a partecipare alla comunità conviviale con Gesù Cristo - afferma Benedetto XVI - dobbiamo essere sinceri. Dobbiamo riconoscere che anche nella nostra nuova identità di battezzati pecchiamo. Abbiamo bisogno della confessione come essa ha preso forma nel Sacramento della riconciliazione". Per il Pontefice "dobbiamo lavarci i piedi gli uni gli altri nel quotidiano servizio vicendevole dell'amore", ma anche "nel senso che sempre di nuovo perdoniamo gli uni agli altri. Il debito che il Signore ci ha condonato è sempre infinitamente più grande di tutti i debiti che altri possono avere nei nostri confronti". "A questo - ha concluso il Papa - ci esorta il Giovedì Santo: non lasciare che il rancore verso l'altro diventi nel profondo un avvelenamento dell'anima. Ci esorta a purificare continuamente la nostra memoria, perdonandoci a vicenda di cuore, lavando i piedi gli uni degli altri, per poterci così recare insieme al convito di Dio". "Nel Vangelo della lavanda dei piedi - ha proseguito Benedetto XVI - il colloquio di Gesù con Pietro presenta ancora un altro particolare della prassi di vita cristiana, a cui vogliamo alla fine rivolgere la nostra attenzione". In un primo momento, spiega il Papa, "Pietro non aveva voluto lasciarsi lavare i piedi dal Signore" perché questo sarebbe stato un "capovolgimento dell'ordine" e della sua idea di "rapporto tra maestro e discepolo". "Il suo concetto di Messia comportava" infatti "un'immagine di maestà, di grandezza divina. Doveva apprendere sempre di nuovo che la grandezza di Dio è diversa dalla nostra idea di grandezza; che essa consiste proprio nel discendere, nell'umiltà del servizio, nella radicalità dell'amore fino alla totale auto-spoliazione". E anche noi, è il monito di Benedetto XVI; "dobbiamo apprenderlo sempre di nuovo, perché sistematicamente desideriamo un Dio del successo e non della Passione; perché non siamo in grado di accorgerci che il Pastore viene come Agnello che si dona e così ci conduce al pascolo giusto".