La paternità al femminile
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- Creato: 03 Ottobre 2008
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"Paternità spirituale e maturazione cristiana nelle lettere alle monache di Makarij di Optima, Ignatij Brjanchaninov, Teofane il Recluso". Questo il tema della relazione proposta al XVI Convegno ecumenico internazionale svoltosi, di recente, nel Monastero di Bose. Pubblichiamo qui di seguito ampi stralci della relazione.
dell'Università di Mosca
Lo starcestvo russo - carne della carne dello starcestvo della Chiesa universale - ebbe e ha suoi specifici caratteri. Fin dall'inizio della predicazione del Vangelo in Russia, dal suo battesimo, la vita della Chiesa in Russia si formò in tal modo che le autorità spirituali, i precettori del popolo furono i duchovniki, uomini dello spirito, normalmente monaci, gli starec dei monasteri.
Ovviamente lo starcestvo non si limitava ai monasteri o comunque all'ambito di chi conduceva vita monastica. Ma il monachesimo, dove più che altrove si rifletteva sui problemi dello spirito, sulla lotta alle passioni, dove si approfondivano questi concetti, apportò alla Chiesa una ricca esperienza e una preziosa eredità nell'anima profonda della vita ecclesiale. Perciò in questa relazione si parlerà proprio di tale nutrimento monastico, e in particolare nell'ambito del monachesimo femminile.
Oltre alla direzione spirituale dei loro monaci, gli starec avevano dei figli spirituali in altri conventi e anche tra i laici nel mondo. Una delle forme di direzione spirituale furono le lettere che gli starec scrivevano ai loro figli spirituali. Vedremo alcuni insegnamenti che le grandi guide spirituali davano per lettera alle figlie spirituali che si trovavano nei monasteri femminili.
Uno dei primi starec di Optina fu il venerabile Macario (Ivanov). Ha lasciato molte lettere ai suoi figli spirituali, monaci e laici. Il suo allievo, altrettanto noto venerabile Ambrogio di Optina scrisse sulle lettere del maestro: "Leggete queste lettere. Troverete in esse abbondante edificazione e conforti nei vostri dolori e la soluzione dei dubbi che vi assillano". Il padre Macario per la sua umiltà spesso non si esprimeva, avendo compassione della nostra debolezza, ma nelle sue lettere spiega la verità direttamente, spesso senza volerlo.
Il santo monaco Macario (Ivanov) (1788-1860) di famiglia nobile, dall'età di 22 anni alla sua morte, per 50 anni operò nella vita monastica: era un monaco sacerdote, fece la professione solenne due anni prima di morire.
Era erede della tradizione del santo monaco Paisij (Velickovskij) attraverso un allievo di lui - lo starec Atanasio - sia per l'ambito monastico, che per quello della traduzione dei testi.
Nel 19º secolo tra i monaci e gli starec figurano due archierej, il vescovo Teofane (Govorov) il Recluso e il vescovo Ignatij (Brjanchaninov). L'inserimento di vescovi nella schiera delle guide spirituali - fatto non caratteristico della Russia del 19º secolo - evidenzia ancora una volta che lo starcestvo è una speciale vocazione spirituale. Ambedue erano anzitutto eremiti e uomini di preghiera, guide spirituali nel senso più profondo della parola. Sebbene essi siano asceti, fini teologi, conosciuti uomini di Chiesa, dobbiamo dire qualcosa sulla loro concezione della direzione spirituale, sui suoi principi e fondamenti.
Il santo vescovo Ignatij (1807-1867) era anche lui di famiglia nobile, aveva una formazione laica, era ingegnere militare. Ma il suo desiderio di vita monastica lo portò nel 1827 in monastero, conobbe la tradizione di Optina, fu priore dell'eremo della Trinità e san Sergio vicino a Pietroburgo, e dal 1857 fu vescovo nel Caucaso.
Le lettere di Ignatij hanno una particolare importanza nel patrimonio epistolare degli starec russi. Ignatij, avendo studiato profondamente l'antica esperienza di direzione pastorale e spirituale, era piuttosto severo nei confronti dello starcestvo del suo tempo. Egli dice che una tale obbedienza esisteva forse nei tempi antichi, sebbene anche allora di tali starec "ce ne furono sempre pochissimi". Nell'epoca a lui contemporanea egli non vedeva degli starec, egli stesso dava consigli basandosi sugli insegnamenti e sulla vita dei santi padri, aiutava i suoi figli a condurre la vita sotto la guida degli scritti dei padri.
Il santo vescovo Teofane (1815-1884) era un rappresentante del monachesimo studioso, quello speciale genere di monachesimo il cui servizio era legato piuttosto all'insegnamento nel seminario più che al monastero. Come molti rappresentanti del monachesimo studioso, nel 1859 fu ordinato vescovo, ma dal 1871 si chiuse completamente nell'eremo.
Teofane ci ha lasciato un gran numero di scritti. Particolare importanza hanno le sue lettere come direttore di vita spirituale. In esse naturalmente si riflette lo spirito dell'autore. In esse l'edificazione si accompagna alla cordialità e anche all'umorismo.
Perché è tanto importante la direzione spirituale nella crescita spirituale e quindi per la salvezza? Qual è la specificità di questo insegnamento? Gli starec hanno creato in sé un uomo nuovo, che vive secondo le norme della Grazia cristiana. Un uomo umile che si rallegra in Cristo, un uomo che ama, che non teme gli ostacoli esterni. Questo nuovo uomo interiore, non condizionato dalle circostanze, gli starec lo formavano anche nelle persone che ricorrevano a loro. Talora ad alcuni cambiavano le scelte di vita, talora lasciavano tutto l'esterno senza cambiamenti. Gli starec aiutavano i figli spirituali a divenire vasi di grazia divina, ad assumere un nuovo contenuto, che per l'uomo poco esperto è difficile definire. In questa guida, in questa penetrazione nel destino umano, in questa gioia per il Signore delle anime dirette dallo starec, nella loro dedizione e fiducia si capisce la specificità dello starcestvo russo.
Gli starec si riconoscevano servitori di queste anime, come scriveva Ignatij: "Desideri essere con me mia figlia? Io vado in visibilio, guardando la schiera dei miei figli spirituali, dei quali non sono degno di chiamarmi padre, ma servitore". Quale potere può avere un servitore? Il grande potere dell'amore paterno. Invisibile è la vita contemplativa dello starec, raggiunta da lui nel cammino della propria rinuncia alla volontà e dell'ubbidienza al padre spirituale.
Lo starec per umiltà non usa rivelare il suo mondo interiore, le sue alte visioni, ma si rivela nelle sue lettere e talora in brevi componimenti. Le lettere degli starec ci inseriscono nella eredità spirituale della Chiesa - fatta di parola e di esperienza - aiutandoci nel nostro cammino. Le parole e le immagini dei santi Padri non erano solo proposte verbalmente in una lingua molto chiara, ma erano vissute insieme ai discepoli, perciò erano e sono tuttora veramente salvifiche.
Ricordiamo in quale epoca vissero quegli starec. Il secolo successivo, il 20º, fu un secolo di persecuzioni per la Chiesa. Gli starec, come se presentissero la bufera imminente, si misero al servizio del mondo. La Chiesa russa affrontò le persecuzioni rafforzata dallo starcestvo, le ha superate e ha aggiunto alla schiera dei santi la schiera dei nuovi martiri.
Le lettere degli starec sono sempre una risposta alla vita reale, ai problemi concreti delle persone. A ogni figlio spirituale trovavano la sua strada, spiegavano, evidenziavano il suo archetipo, entravano nel mistero che il Creatore ha messo in ogni anima.
Malgrado le differenze nelle risposte concrete, queste risposte costituiscono qualcosa di unitario, talora le loro parole coincidono del tutto. Questo perché esse vengono da un'unica esperienza, di cui gli starec erano partecipi.
I consigli degli starec davano il diapason della vita spirituale, l'orientamento verso la Verità e la salvezza, perché con le loro labbra parlava la Chiesa.
(©L'Osservatore Romano - 3 ottobre 2008)