Come il colore della pelle
- Dettagli
- Creato: 05 Febbraio 2015
- Hits: 1132
Il ricordo di san Biagio, vescovo di Sebaste in Armenia e martire, richiama alla memoria «quell’evento drammatico di un secolo fa, che sconvolse i figli della nazione armena, insieme ad altre minoranze, come gli assiri e i caldei». Lo ha detto il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, martedì pomeriggio, 3 febbraio, celebrando la messa nella chiesa romana dei Santi Biagio e Carlo ai Catinari, sua diaconia cardinalizia. Il popolo armeno, ha detto il porporato, «primo a convertirsi al cristianesimo secondo la tradizione nel 301, ha continuato a confessare, fino ai giorni nostri il nome santo di Gesù». Il porporato ha poi invitato a ringraziare il Signore, perché negli armeni perseguitati «si realizza quanto ebbe ad affermare Vardan, uno degli antichi testimoni della fede, nel secolo V : “chi credeva che il cristianesimo fosse per noi come un abito, ora saprà che non potrà togliercelo come il colore della nostra p elle...”. I figli raccontano il martirio dei padri». Dal cardinale anche l’espressione dell’amicizia e della solidarietà, unite alla preghiera, al patriarca armeno cattolico Nerses Bedros e a quelli armeno apostolici, Karekin II di Santa Etchmiadzin e Aram I di Cilicia. Il prefetto della Congregazione per le Chiese orientali ha auspicato che essi sappiano «essere guide prudenti e sagge nel fare memoria, nel custodire il presente, nel desiderare un futuro di pace e riconciliazione per le generazioni che verranno». Un ringraziamento particolare è stato riservato dal cardinale Sandri a Papa Francesco, il quale, domenica 12 aprile, celebrerà l’E u c a re s t i a insieme ai fedeli di rito armeno. «Quel giorno — ha detto — nel ricordo di coloro che sono caduti, uccisi o per gli stenti nell’attraversare spogliati di tutto l’altopiano anatolico, saremo presenti e sarà come il realizzarsi delle parole della madre citate nel libro dei Maccabei: “perché io ti possa riavere insieme con i tuoi fratelli nel giorno della m i s e r i c o rd i a ”». Il porporato ha anche fatto notare che quella domenica, la seconda dopo Pasqua, nel calendario della Chiesa latina sarà dedicata alla divina misericordia. «Siano le viscere di misericordia di Dio a rigenerare — ha proseguito — nella verità e nella giustizia, ma anche nella pace e nel perdono offerto e ricevuto, la vita dei figli dell’Armenia». Il cardinale ha ricordato poi come proprio a Sebaste, secoli dopo san Biagio, «visse e testimoniò il primato di Dio nella vita monastica e nella contemplazione san Gregorio di Nare». Rivolgendosi quindi ai religiosi barnabiti, a cui è affidata la parrocchia, ma anche ai religiosi di altri istituti e congregazioni presenti sul territorio, il porporato ha fatto riferimento all’Anno della vita consacrata, che ha avuto uno dei momenti più alti nella messa presieduta dal Papa lunedì scorso, 2 febbraio, nella basilica vaticana. «Veda ciascuno di voi — ha auspicato — ravvivare la luce della consacrazione e la gioiosa testimonianza di fedeltà al carisma dei rispettivi fondatori». Non è mancato nell’omelia un invito a riflettere su come ogni parrocchia possa anche «essere pensata come la famiglia dei figli di Dio in quel territorio, o forse meglio, una famiglia di famiglie». In questi mesi di preparazione all’assemblea ordinaria del Sinodo dei vescovi, che si svolgerà il prossimo ottobre, il porporato ha invitato a chiedere l’intercessione di san Biagio, affinché vegli in particolare «sui giovani che si preparano alla vita matrimoniale, talora scoraggiati dalle difficoltà economiche o professionali» ma anche da una certa «paura della definitività: sentano la vicinanza di Dio, e il “per sempre” non come un’imposizione o una formula giuridica», ma come il «modo di innestare la loro reciproca donazione nel cuore stesso di Dio, amore senza tempo». Allo stesso modo, ha chiesto la protezione di Biagio sugli sposi per sostenere «il loro compito di educatori delle giovani generazioni e primi testimoni della fede per i figli».
© Osservatore Romano - 6 febbraio 2015