Per la pace in Iraq e in Siria
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- Creato: 09 Aprile 2015
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OTTAWA, 9. Gli sforzi militari non possono da soli portare la pace nel Vicino oriente; è necessaria una strategia internazionale più generale. Ad affermarlo è il Consiglio canadese delle Chiese (Cce) in una lettera congiunta indirizzata al primo ministro Stephen Harper, avente come oggetto la missione militare canadese in Iraq e in Siria. Nel documento — firmato tra gli altri dall’arcivescovo di Gatineau, PaulAndré Durocher, presidente della Conferenza episcopale — si esprime inquietudine per la crisi umanitaria che attanaglia i due Paesi, per il trasferimento forzato e lo sterminio di antiche comunità cristiane e anche per gli attacchi portati contro altre minoranze religiose. Manifestando apprezzamento per la partecipazione di tutti i membri del Parlamento al dibattito in corso sul ruolo del Canada in Iraq e in Siria, i rappresentanti del Cce hanno incoraggiato il Governo a sostenere e a difendere gli sforzi diplomatici, così come gli aiuti umanitari e l’assistenza ai rifugiati. Inoltre, i leader religiosi invitano a dare appoggio alle organizzazioni della società civile e alle iniziative per il controllo degli armamenti nella regione così come a quelle per il rispetto dei diritti dell’uomo. «D all’estate 2014 — è scritto nella lettera — abbiamo consultato ampiamente le Chiese e le nostre agenzie nel Vicino oriente per ascoltare le loro inquietudini e ricevere consigli sul modo in cui noi, Chiese canadesi e Canada come nazione, possiamo contribuire nella maniera più costruttiva a edificare la pace in Iraq, in Siria e nell’insieme della regione». Di qui la riflessione sulle conseguenze di estendere la missione militare del Canada in Siria. «Il nostro punto di vista», si osserva, «è ispirato da convinzioni profonde sulla santità della vita e sulla dignità di ogni persona, sull’importanza di proteggere da atrocità le popolazioni vulnerabili». Tuttavia, l’esperienza di passati interventi militari nell’area suggerisce ora prudenza: «I nostri partner nella regione esprimono gratitudine per il soccorso e la protezione portati da recenti missioni militari nel nord dell’Iraq». Ma assieme alla riconoscenza c’è la consapevolezza che tale intervento «ha avuto ripercussioni importanti e comportato conseguenze tragiche». La libertà di coscienza e di religione e, più in generale, il rispetto dei diritti della persona sono essenziali in Iraq per costruire una società aperta, pacifica e democratica: «Cristiani, ebrei e musulmani credono nella misericordia di Dio. Ci incontriamo e, in presenza gli uni degli altri, preghiamo per la pace in Iraq e in Siria. Siamo impegnati a dialogare con le comunità musulmane in Canada, poiché siamo coscienti che le gravi distorsioni del significato di islam sono causa di malintesi e sofferenza nel Paese» per i musulmani impegnati per la pace e rispettosi della legge. «Condanniamo — concludono dunque i leader religiosi — ogni tentativo di demonizzare l’islam». Il Consiglio canadese delle Chiese rappresenta venticinque comunità ecclesiali: tra queste gli anglicani, gli evangelici, gli ortodossi, i protestanti, oltre ai cattolici.
© Osservatore Romano - 10 aprile 2015