Smantellata la convivenza pacifica
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- Creato: 29 Aprile 2015
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BARI, 29. In Medio oriente è «in atto un vero e proprio smantellamento» di quella «dimensione di convivenza» che in passato ha permesso a comunità cristiane, islamiche ed ebraiche di condividere insieme gli stessi territori, «al di là dei diversi equilibri di potere che si sono succeduti lungo i secoli». Lo ha denunciato il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, intervenendo mercoledì pomeriggio al colloquio internazionale organizzato a Bari dalla comunità di Sant’Egidio.Aprendo i lavori sul tema «Cristiani in Medio oriente: quale futuro?», il porporato ha subito ricordato la «secolare vocazione» della città ospitante a guardare verso est: in virtù di questa, «le vie dell’i n c o n t ro tra popoli e culture diverse, anche grazie al commercio marittimo, hanno educato le generazioni a non sentire l’altro come un “diverso”». Quindi, salutando tra i presenti «cattolici, ortodossi e ortodossi orientali», il cardinale li ha ringraziati per «la testimonianza personale e dei fedeli che guidano e rappresentano», facendo sentire la loro voce, portando le loro domande, cercando spiegazioni «della situazione attuale anche presso gli esponenti dei governi che hanno accettato» di partecipare all’i n c o n t ro . Spostando poi il discorso in chiave ecumenica, il porporato ha auspicato un rinnovato «impegno nel cammino verso l’unità. Le dichiarazioni cristologiche comuni firmate negli scorsi decenni dai Pontefici e vescovi di Roma con i patriarchi predecessori di alcuni tra voi — ha detto — insieme al martirio dei giorni nostri che tocca cristiani di ogni confessione», esigono un’intensificazione degli sforzi «per giungere al momento in cui potrà risplendere il compimento della preghiera di Gesù nell’Ultima cena Ut unum sint “Che siano una cosa sola”». Dopo aver espresso particolare riconoscenza per Papa Francesco, «che instancabilmente, con l’a rd o re di Giovanni Battista, si fa voce che grida nel deserto per diffondere quella dei cristiani in Medio oriente e per dire ai moderni Erode che li insidiano “Non ti è lecito!”», il cardinale Sandri ha accennato alla successiva celebrazione nella basilica di San Nicola, dove il patrono è stato invocato per accompagnare con la sua protezione «i lavori del concilio pan-ortodosso che dovrebbe tenersi nel 2016 nell’odierna Turchia, ove egli fu vescovo tra ilIII e ilIV secolo dopo Cristo», e affinché «si ponga termine alla sofferenza dei cristiani in Medio oriente». Quest’ultimo aspetto ha offerto al porporato lo spunto per un’esplicita critica «all’indifferenza e all’inazione a cui sembra essersi rassegnata la comunità internazionale, per le tragedie che ormai da anni si consumano in Siria e in Iraq». Da qui la richiesta di un maggior coinvolgimento di tutti nella ricerca della verità, «anzitutto come atto che toglie ogni velo e copertura della realtà. È inutile negarlo: se una soluzione non si è ancora trovata — ha ammonito — è perché i problemi sono molteplici e complessi, e vanno a toccare i rapporti interni alle diverse componenti dei fedeli musulmani e tra loro con le altre presenze religiose nella regione, tra le quali i cristiani». Ma al contempo «è lecito anche pensare che sono gli interessi e gli equilibri di potere e di ricchezza che sono ancora anteposti, senza arretrare di un passo, alla sopravvivenza ormai più che al benessere delle popolazioni». E questo, ha commentato, «è uno scandalo». Addentrandosi in una descrizione delle comunità cattoliche che dipendono dalla Congregazione, il cardinale prefetto ha spiegato che il termine Terra santa comprende non solo «i confini dello Stato di Israele e dell’Autorità Palestinese, ma anche tutti i luoghi legati alla storia della salvezza, dalla zona della Mesopotamia e della Persia, da dove partì Abramo e da dove si ritiene venissero i Magi, lambendo la Turchia, ove avvenne la predicazione degli apostoli, e poi la Giordania, la Siria, il Libano, fino all’Egitto, ove trovò accoglienza la santa famiglia. Sono qui — ha fatto notare — i pastori delle Chiese cristiane di tutte queste odierne nazioni: a loro va la nostra vicinanza, la nostra gratitudine e tutto il possibile sostegno». Il richiamo a una presenza così configurata ha costituito anche «un’indicazione di metodo per i tavoli di discussione ad altri livelli». Secondo il porporato, infatti, «non si può parlare di stabilità per il Medio oriente senza includere l’annosa questione israeliana e palestinese, accontentandosi che ai cristiani sia consentito vivere abbastanza pacificamente in entrambi quei territori. Del resto, sembra che non dovrebbe esserci alcun dubbio circa l’esigenza che tutti gli Stati, compreso Israele, debbano esistere ed essere tutelati e non minacciati». Ed «è compito dei pastori cristiani in tutto il Medio oriente aiutare i propri fedeli a crescere in questa consapevolezza, versando sulle ferite del recente passato l’olio della consolazione, del perdono e della misericordia. Se non ci si muoverà in questa direzione — ha avvertito — le sacche di “potere impazzito” quale è l’Isis si moltiplicheranno, anche perché sostenute con armi e risorse da diversi schieramenti di interesse». Ecco allora l’appello conclusivo all’occidente, che «sembra aver smarrito la capacità di pensarsi anche entro un sano riferimento religioso, e ha sempre più spesso preferito un modello di laicità esasperata»: occorre che «le distruzioni e gli orrori dell’odierno Medio oriente, che taluni vogliono attribuire esclusivamente al fattore religioso» non finiscano con il diventare «una scusa per confermare questa visione parziale ed erronea». Al contrario dovrebbero costituire «uno stimolo a ripensare la coesistenza e la collaborazione delle diverse componenti della società per la promozione integrale dell’uomo».
© Osservatore Romano - 30 aprile 2015