"La questione caldea ed assira"

questione caldeaLa questione Caldea ed Assira, a cura di p. George Ruyssen S.J. -  Roma, Aula Magna del Pontificio Istituto Orientale, Sabato 9 novembre 2019 A.D   ---      Rev. P. David Nazar - Mons. Noël Farman - Rev. P. Georges Ruyssen
 
Reverendissimo Padre Rettore,
Reverendo Rappresentante di S.B. il Cardinale Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei,
Reverendo Padre Ruyssen, curatore dell’opera,
Gentilissimo Prof. Riccardi
Signori Ambasciatori,
Illustri Relatori e Distinti Ospiti,
1.Come Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali e Gran Cancelliere del Pontificio Istituto Orientale, rivolgo a tutti voi una parola di benvenuto e di ringraziamento.
È suggestivo che la presentazione dell’opera curata dall’infaticabile e preciso padre George Ruyssen, avvenga nella Festa della Dedicazione della Basilica Lateranense, ove proprio il Santo Padre, Vescovo di Roma, alle 17.30 celebrerà l’Eucarestia. All’ingresso di quel tempio troviamo la scritta "Sacrosancta Lateranensis ecclesia omnium urbis et orbis ecclesiarum mater et caput”. Per quanto, non senza qualche ragione, qualche commentatore soprattutto orientale ricordi che la Chiesa Madre è quella di Gerusalemme, dalla quale partirono Pietro e gli Apostoli per l’annuncio del Vangelo, fondando le altre Chiese, attraverso i quattro tomi dell’Opera, che seguono ai sette sulla Questione Armena, non possiamo rimanere ciechi di fronte alla maternità della Chiesa di Roma e della Santa Sede. Attraverso i Sommi Pontefici e i loro Collaboratori vediamo in atto quella sollicitudo Ecclesiarum omnium, fatta di incontri, rapporti diplomatici, interventi di carità nei confronti dei figli e delle figlie di quei popoli che in un arco di tempo così ampio hanno sofferto a motivo della loro fede e tradizione. Mi soffermo brevemente su alcune note
2. L’attualità: scorrendo l’introduzione e le pagine, sembra purtroppo di leggere i molti documenti che pervengono anche oggi da parte dei Rappresentanti Pontifici e dei Pastori delle diverse Chiese del Vicino e del Medio Oriente, con tante domande che erano presenti allora e lo sono ancora oggi. Penso ai temi delle emigrazioni forzate, agli episodi di persecuzione e martirio, al dibattito se creare o meno delle aree protette per i cristiani in Siria o Iraq, con i rischi dei diversi nazionalismi assiri o caldei, oppure di pensare il Libano come unico Paese che possa accogliere i cristiani della Regione, ai rapporti ecumenici tra le diverse Chiese dell’area, alle tensioni con alcuni gruppi evangelici occidentali nella distribuzione degli aiuti e nei tentativi di proselitismo, al silenzio internazionale che calò sulle sofferenze di allora ancora più che su quelle che coinvolsero il popolo armeno, il problema di garantire la permanenza delle popolazioni cristiane e quello di accogliere coloro che invece preferiscono emigrare in occidente ma non debbono vedere disperso il patrimonio della rispettiva tradizione ecclesiale di appartenenza nei nuovi territori che si vengono ad abitare.
3.La Diplomazia: è commovente accorgersi della rete di relazioni che vedeva la presenza di Delegati Apostolici nelle diverse aree, dei Nunzi Apostolici nei Paesi Occidentali e dei Rappresentanti presso la Società delle Nazioni. Quello che taluni possono intendere come un lavoro da scrivania, o una forma di carrierismo che si isola dal popolo santo di Dio con le sue gioie e le sue molte prove e sofferenze, attraverso l’opera curata dal Padre Ruyssen viene alla luce come una forma alta di accompagnamento e di servizio alle Chiese e alle popolazioni, specie le più provate, un vero e proprio servizio ecclesiale. Senza questa capillare presenza, allora come oggi, i deboli avrebbero ancora meno voce, e tante tragedie passate nel silenzio complice e colpevole dei diversi attori internazionali. Non sono dimenticati i problemi concreti, perché si avesse di che vivere e le Chiese potessero proseguire la loro presenza e il loro servizio: ci sono gli aiuti straordinari, con invii di generi di prima necessità, ma ci sono anche quei sussidi ordinari ai Vescovi e alle Diocesi, come testimoniano per esempio alcune lettere indirizzate dal Cardinale Marini, Segretario della Congregazione per la Chiesa Orientale, al Patriarca caldeo Thomas.
4. Gli Archivi: quest’opera non avrebbe visto la luce non solo senza il lavoro certosino di padre Ruyssen e degli Archivisti che lo hanno assistito nelle diverse sedi di ricerca, ma se la Chiesa non custodisse come tesoro prezioso della propria identità i suoi Archivi. La storia ecclesiale è una memoria di futuro. Credo che quello che stiamo vivendo sia uno dei primi eventi dopo il Motu Proprio di Papa Francesco che cambia il nome dell’Archivio Segreto Vaticano in Archivio Apostolico: “Riaffermando la fattiva volontà di servizio alla Chiesa e alla cultura, la nuova denominazione mette in evidenza lo stretto legame della Sede romana con l’Archivio, strumento indispensabile del ministero petrino”. Proprio le parole del Santo Padre agli Officiale dell’Archivio, il 4 marzo del 2019, sono un motto per il nostro incontro odierno e un invito fraterno per tante altre Autorità nel mondo: “La Chiesa «non ha paura della storia, anzi la ama, e vorrebbe amarla di più e meglio, come la ama Dio!»  Grazie.

Fonte: IST PIO