Beirut (Agenzia Fides) – Dalle urne delle elezioni parlamentari libanesi, svoltesi domenica 15 maggio, esce un quadro politico a rischio paralisi, segnato sia dalla frammentazione delle sigle politiche che dalla polarizzazione dei potenziali assi di alleanza contrapposti.
La coalizione politica che prevaleva nella precedente assemblea parlamentare e ha determinato le ultime compagini governative, formata dal Partito sciita filo-iraniano Hezbollah e dai suoi alleati, perde la maggioranza parlamentare, ma la perdita di seggi è contenuta e non lascia immaginare un possibile rovesciamento del quadro politico. La distribuzione dei seggi tra le singole forze non appare al momento ancora definita in termini certi, ma è sicuro che Hezbollah e i Partiti alleati non controllano più i 70 seggi su 128 su cui potevano contare nel precedente Parlamento. Hezbollah e il suo principale alleato, IL Partito sciita Amal, guidato dal Presidente ...segue
 
un ricco "avviso" della Fondazione Russia Cristiana
 
Benedetta Capelli – Città del Vaticano
“In questo periodo segnato da una violenza insensata, la Santa Sede è impegnata a contribuire allo sforzo per la pace, che, assieme alla giustizia e alla fratellanza, è anche un dono di Dio che imploriamo ardentemente”. È l’attualità che irrompe nel discorso del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, intervenuto alla Pontificia Università Urbaniana a una conferenza incentrata sul dialogo e il bene comune, promossa dall'ambasciata del Marocco presso la Santa Sede e il Sovrano Militare Ordine di Malta. La pandemia e il conflitto in Ucraina sono le preoccupazioni maggiori alle quali rispondere con “un’architettura” della pace alla quale le istituzioni della società concorrono a creare. “Ma c’è anche - spiega il porporato - un artigianato di pace che riguarda tutti noi”.

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Andrea De Angelis – Città del Vaticano
Negli occhi gli orrori di quasi tre mesi di guerra. Nel cuore e nella testa quella prossimità che è propria della Caritas, il compito di dare forma e contenuto ad una solidarietà creativa, come chiesto tante volte anche dal Papa. La gratitudine verso chi, da ogni angolo del pianeta, ha mostrato nei fatti la vicinanza al popolo ucraino e, al tempo stesso, la consapevolezza che molto c’è e ci sarà ancora da fare. Contrastando il rischio, come ha ammonito Francesco, che ci si abitui al conflitto. Padre Vyacheslav Grynevych, segretario generale di Caritas-Spes Ucraina, racconta questo e molto altro nell’intervista a Radio Vaticana – Vatican News. Lo fa all’indomani dell’incontro avuto con il Pontefice in Vaticano e nel giorno in cui Caritas Internationalis ha organizzato nella Sala Marconi di Radio Vaticana una conferenza stampa per aggiornare sul lavoro della Confederazione Caritas in Ucraina e sulla situazione umanitaria nel Paese.

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Giancarlo La Vella – Città del Vaticano
È avvenuto tutto mentre il feretro di Shireen Abu Akleh veniva trasportato dall'Ospedale San Giuseppe alla Chiesa Cattedrale greco-melchita. La denuncia delle Chiese di Terra Santa senza mezzi termini, in un documento comune, stigmatizza l’atteggiamento della polizia israeliana, che ha fatto irruzione nel nosocomio, mancando di rispetto - si legge - alla Chiesa, all'istituto sanitario, alla memoria del defunto e costringendo i portatori della bara a lasciarla quasi cadere. La condanna fa seguito a quella già espressa dal segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, alla notizia della morte della cronista, che lavorava per la rete televisiva Al Jazeera, ed è stata colpita alla testa durante un'operazione delle forze di sicurezza israeliane nella città di Jenin, in Cisgiordania, che stava seguendo. Guterres ha chiesto un'indagine indipendente per chiarire i fatti.
 
Il Cairo (Agenzia Fides) – “Coraggio, sono io, non abbiate paura!". Le parole rassicuranti che nel Vangelo secondo Matteo Gesù rivolge agli Apostoli, turbati e incerti dopo averlo visto procedere verso di loro camminando sulle acque, nel Lago di Tiberiade, sono state scelte come motto della XII Assemblea generale del Consiglio delle Chiese del Medio Oriente (Middle East Council of Churches, MECC), apertasi al Cairo nella mattinata di oggi, lunedì 16 maggio. Ai lavori dell’Assemblea, che si protrarranno fino a venerdì 20 maggio, prendono parte esponenti di 21 Chiese e comunità ecclesiali presenti nei Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, chiamati a condividere informazioni, riflessioni e decisioni in merito alla condizione presente e futura dei cristiani in Medio Oriente.
L’importante appuntamento istituzionale del più rilevante organismo ecumenico mediorientale si svolge per la prima volta nella Repubblica araba d’Egitto, grazie all’ospitalità offerta dalla Chiesa copta ortodossa e dal suo Patriarca, Papa Tawadros   ...segue
 
 
We ask for a thorough and urgent investigation of all the circumstances of her killing and for bringing those responsible to justice.
 
In guerra l'orrore accomuna tutti, non guarda in guarda alle divise delle vittime. E ignora se quei morti la divisa ce l'hanno o no. Soldati (russi e ucraini) «gemellati» nel massacro, insieme con i cadaveri più innocenti di tutti: i corpi dilaniati dei civili. Vittime e carnefici, stesso destino insanguinato che il distopico «pacifismo delle armi» allungherà chissà fino a quando. Da una parte migliaia di soldati russi abbandonati senza sepoltura in neri sudari di plastica chiusi miseramente con la zip che ne cela il terribile contenuto; dall'altra parte fosse comuni con migliaia di cittadini ucraini torturati e uccisi solo perché colpevoli di essere dalla «parte sbagliata». Come se poi, in guerra, potesse mai esistesse una «parte giusta». I soldati ucraini caduti sul fronte, hanno almeno il conforto di un cimitero e di una... segue
 
A Sokoto, Stato nord-occidentale della Nigeria, Deborah Samuel, giovane studentessa di economia di religione cristiana, è stata lapidata e bruciata da colleghi musulmani che l'hanno accusata di blasfemia. Sui social media video diventati virali documentano la morte terribile della ragazza, confermando la dinamica dei fatti riferita dalla polizia di Sokoto, dove oltre al diritto comune vige la legge della Sharia, come in altri Stati del Nord della Nigeria.
 
Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano
Il recente arresto e rilascio del cardinale Joseph Zen Ze-kiun a Hong Kong, ma anche la questione dell’invio delle armi all’Ucraina, i tentativi della Santa Sede per la pace e per l’evacuazione dei civili a Mariupol, i rapporti con il Patriarcato di Mosca. Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, commenta l’attualità della Chiesa e del mondo con i cronisti che lo incontrano fuori dalla Pontificia Università Gregoriana, dove il porporato ha partecipato a un evento dedicato al futuro Papa beato Albino Luciani, organizzato dalla Fondazione vaticana Giovanni Paolo I.
 
Andrea De Angelis e Giancarlo La Vella - Città del Vaticano
 
Andrea De Angelis - Città del Vaticano 
 
Sull’invio delle armi in Ucraina, il cardinale Pietro Parolin ribadisce la posizione già espressa in questi quasi 80 giorni di guerra. Quella, cioè, del Catechismo della Chiesa cattolica: «C’è un diritto alla difesa armata in caso di aggressione, ma a determinate condizioni». La prima, sottolinea il segretario di Stato, interpellato questa mattina dai cronisti a margine di un convegno su Papa Luciani all’università Gregoriana, è «quella della proporzionalità, poi che la risposta non produca maggiori danni di quelli dell’aggressione».
 




Des violences ont éclaté vendredi dans l'enceinte d'un hôpital à Jérusalem à la sortie du cercueil de la journaliste palestinienne Shireen Abu Akleh, tuée mercredi en Cisjordanie. Son cercueil a finalement été transporté vers la Vieille Ville où est célébrée une messe dans une église, avant l'inhumation dans un cimetière à proximité.
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Il Cairo (Agenzia Fides) – I pellegrinaggi da incentivare lungo il cosiddetto “Cammino della Sacra Famiglia” incrociano anche le strategie per lo “sviluppo sostenibile” promosse dall’attuale dirigenza politica egiziana. Lo attesta il primo “Convegno sullo sviluppo sostenibile del Cammino della Sacra Famiglia”, in programma dal 24 al 26 giugno 2022, che sarà ospitato negli spazi della Biblioteca Heliopolis, a Il Cairo, e i cui contenuti e intenti sono stati illustrati di recente sui iniziativa dei responsabili della Fondazione costituita ad hoc per promuovere l’incontro virtuoso tra cura dell’ambiente e il sostegno a iniziative turistiche lungo il “Cammino”.
Il “Cammino della Sacra famiglia”, come già riferito dall’Agenzia Fides (vedi Fides 5/1/2021), è l'itinerario che unisce luoghi attraversati, secondo tradizioni millenarie, da Maria, Giuseppe e Gesù Bambino durante la loro permanenza in terra d’Egitto, dove furono costretti a rifugiarsi per fuggire ai disegni malvagi di Erode.

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A oltre due anni dalla nomina il Gran Maestro del luogo che ne porta il nome ha fatto il suo ingresso alla tomba vuota di Gesù. Un appuntamento rimandato più volte a causa della pandemia. L’incontro con la comunità locale e la visita a Nazareth, Betlemme e in Giordania per l’inaugurazione di una chiesa. La missione secolare dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro per la Terra Santa.

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mosaico di pace - salvare

Ahmadreza Djalali ha abitato e insegnato anche in Italia, a Novara. Esperto di medicina dei disastri e assistenza umanitaria. Iraniano accusato di "spionaggio verso nazioni ostili" ora rischia la pena di morte in Iran. Come ci sollecita Amnesty International non deve essere lasciato solo.
 

IL COMPAGNO DON CAMILLO - film completo
















https://www.facebook.com/watch/?v=2362091040748921

 
The Assyrian Christian Mayor of Dadersh village in the Sarsank region of the Duhok governorate in Kurdistan, Iraq, and one other Assyrian Christian man named James Zaya, were arrested on 11 May after a group of Kurdistan Democratic Party (KDP) loyalists tried to confiscate land belonging to local residents.
 
Gabriella Ceraso – Città del Vaticano
Da mercoledì della prossima settimana, il segretario per i Rapporti con gli Stati, monsignor Paul Richard Gallagher, sarà a Kiev per un viaggio già stabilito prima di Pasqua e poi posticipato per motivi di salute. Parte da qui la lunga intervista del presule al Tg2 post, stasera: venti minuti in diretta centrati sulla guerra in Ucraina, i riflessi internazionali ed ecumenici nella chiave di lettura della diplomazia della Santa Sede.
 
Messaggio
To His Holiness Tawadros II
Pope of Alexandria
 
Aleeza Naeem manca da casa dal 13 marzo scorso. Figlia unica, sarebbe stata rapita da tre musulmani mentre andava a lezione. I familiari hanno presentato denuncia, invano. Come in molti casi di appartenenti alle minoranze è stata rapita per essere convertita a forza all’islam e data in sposa. L’appello al governo per una legge.

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Il Vaticano e la guerra - TG2



https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=&ved=2ahUKEwir8tbFr-b3AhXjQvEDHeTeB-0QwqsBegQIExAB&url=https%3A%2F%2Fwww.raiplay.it%2Fvideo%2F2022%2F05%2FTG2-Post-del-12052022-132943e3-2bf0-466f-b136-e52583241302.html&usg=AOvVaw2rpxrq91NIH73W8h5_u9Fy


https://www.rainews.it/rubriche/tg2post/video/2022/05/TG2-Post-del-12052022-132943e3-2bf0-466f-b136-e52583241302.html
 
  (Chiesa Ortodossa Ucraina-PM) (Traduzione Google a cura Redazione "Il sismografo") Da quasi tre mesi il popolo ucraino si difende coraggiosamente da un attacco militare della Federazione Russa, che ha invaso il territorio del nostro Stato sovrano e indipendente. Ogni giorno, questa guerra brutale toglie la vita ai figli e alle figlie dell'Ucraina. Le fiamme della guerra hanno trafitto il cuore di ogni cittadino, migliaia di famiglie hanno sentito il dolore bruciante di questa terribile tragedia. Più di cinque milioni e mezzo di ucraini sono stati costretti a diventare migranti.
La Chiesa ortodossa ucraina ha immediatamente condannato l'aggressione militare della Federazione Russa contro l'Ucraina e ha insistito sul fatto che la guerra era un grande peccato. Per questo la nostra Chiesa ha più volte chiesto di porre fine allo spargimento di sangue e, avviando il processo negoziale, di risolvere il conflitto con le parole, non con le armi. Sfortunatamente, i tentativi di colloqui di pace non hanno prodotto il risultato sperato. Al contrario, oggi razzi e bombardamenti hanno coperto quasi tutto il territorio del nostro Paese. La Chiesa ortodossa ucraina condivide pienamente il dolore e la sofferenza del popolo ucraino. 14 delle 53 diocesi della nostra Chiesa soffrono per le ostilità. Ci sono più di 3.000 parrocchie e 62 monasteri in queste diocesi, dove, anche a rischio della vita, continuano a servire 3.500 sacerdoti e quasi 2.000 monaci e monache. Ma nonostante circostanze così difficili, siamo fiduciosi che l'Ucraina sopravviverà e conserverà la sua statualità. Le preghiere intensificate del nostro vescovato, clero, monaci e laici sono offerte in tutte le chiese e monasteri. La Chiesa ortodossa ucraina continua a sostenere i difensori dell'Ucraina e fornirà assistenza caritatevole ai bisognosi. Crediamo sinceramente che il Signore benedirà la terra ucraina e il suo popolo che ama Dio con la pace.
Tuttavia, non possiamo non esprimere preoccupazione per il fatto che, nonostante i saggi e deliberati appelli del Presidente dell'Ucraina e di altri statisti, in alcune regioni si verificano frequenti casi di odio religioso e discordia. Invece di unire il popolo nella ricerca della vittoria e del ripristino di una vita pacifica, il Paese sta accendendo un fronte religioso interno. Così, un gruppo di deputati popolari dell'Ucraina, a causa di accuse artificiose e consapevolmente false, ha presentato alla Verkhovna Rada dell'Ucraina progetti di legge che vietano le attività della nostra Chiesa. Inoltre, in varie regioni dell'Ucraina ci sono casi di governi locali che prendono decisioni illegali per vietare o limitare le attività delle comunità religiose locali della Chiesa ortodossa ucraina. Con il tacito consenso o con l'intervento attivo delle autorità locali, si è intensificato il sequestro di chiese della Chiesa ortodossa ucraina.
Notiamo con tristezza che tutti questi fatti sono il risultato di un'errata politica religiosa durante la presidenza del P.O. Poroshenko e l'ideologia distruttiva della cosiddetta Chiesa ortodossa ucraina. Siamo convinti che tali attività del precedente governo e del PCU siano diventate una delle ragioni dell'invasione militare dell'Ucraina. Riteniamo che le azioni criminali contro la Chiesa ortodossa ucraina siano segni di attività sovversive e sovversive e siano anche una conseguenza dell'inazione del Servizio statale dell'Ucraina per l'etnopolitica e la libertà di coscienza, che mira a regolare le relazioni interreligiose in Ucraina. Consideriamo inammissibili i tentativi di vietare le attività della Chiesa ortodossa ucraina. Qualsiasi decisione di bandire la nostra Chiesa e limitare i diritti dei suoi credenti è criminale e viola la Costituzione dell'Ucraina. Tali azioni possono essere descritte come un atto di suicidio nazionale, in quanto sono dirette contro milioni di cittadini ucraini che appartengono alla Chiesa ortodossa ucraina e che oggi difendono la nostra Patria a vari livelli, davanti e dietro.
A questo proposito, ci appelliamo al presidente dell'Ucraina Volodymyr Oleksandrovych Zelensky come garante della Costituzione dell'Ucraina affinché intervenga in questa difficile situazione, fermi l'ostilità religiosa nella società ucraina e prenda le misure necessarie contro le azioni illegali contro la Chiesa ortodossa ucraina.
Un'altra questione che ha preoccupato molti ultimamente riguarda il futuro della Chiesa ortodossa ucraina. Il Santo Sinodo afferma che oggi questo problema è oggetto di discussione ecclesiale. In alcune diocesi ci sono riunioni del clero, che esprimono la loro posizione. L'informazione arriva al primate della Chiesa ortodossa ucraina. Il Santo Sinodo, in generale, accoglie con favore la possibilità di una discussione approfondita e completa di qualsiasi questione della vita ecclesiale, poiché questa è la manifestazione della natura conciliare della Chiesa ortodossa. Ma questo processo deve avvenire senza turbare l'ordine della chiesa.
Nel prossimo futuro sarà convocato un incontro con la partecipazione di vescovi, sacerdoti, monaci e laici per discutere i problemi della vita ecclesiale sorti a seguito della guerra e che riguardano tutti noi. Allo stesso tempo, sottolineiamo che dobbiamo fare tutto il possibile affinché la discussione su questo o quell'argomento non ci porti fuori dal campo canonico e non porti a nuove divisioni nella Chiesa.
In questo momento difficile, in cui la nostra Patria e la nostra Chiesa stanno soffrendo la guerra ei nostri coraggiosi soldati stanno difendendo lo stato dell'Ucraina, dobbiamo tutti unirci per la vittoria. Invitiamo tutti a intensificare la preghiera per l'Ucraina e le sue autorità, per i nostri militari e per le persone longanime. Il Signore misericordioso benedica con la pace la nostra patria terrena, affinché tutti noi, unanimi e con una sola bocca, glorifichiamo Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo (Rm 15, 6). 
©  sismografo

 
Il Cairo (Agenzia Fides) – La nuova legge sullo statuto personale, a cui le istituzioni egiziane lavorano da anni, deve essere approvata e entrare in vigore “il prima possibile”, deve essere equilibrata e fornire adeguate contromisure anche per contrastare fenomeni insidiosi come il preoccupante, vertiginoso aumento dei divorzi. Sono questi i richiami e le considerazioni che il Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi va ripetendo con insistenza negli ultimi tempi, e che ha ribadito ieri sera, martedì 10 maggio, intervenendo telefonicamente a un programma d’informazione trasmesso sulla rete televisiva Sada El Balad TV.
La nuova legge sullo statuto personale è attesa da decenni anche dalla Chiesa copta ortodossa e dalle altre Chiese e comunità ecclesiali presenti in Egitto, come strumento legislativo necessario a sanare incongruenze e discriminazioni fornendo disposizioni equilibrate su delicate questioni inerenti anche il diritto di famiglia (vedi Fides 11/1/2022). I media da tempo, e con più insistenza dallo scorso gennaio,
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Francesca Merlo e Gabriella Ceraso - Città del Vaticano
 
Salvatore Cernuzio e Francesca Merlo – Città del Vaticano
 
New York, 11. I reali di Giordania, il re Abdullah ii ibn Al Hussein e la regina Rania Al Abdullah, sono stati insigniti a New York dell’edizione 2022 del premio “Path to Peace”. L’arcivescovo Gabriele Caccia, osservatore permanente della missione della Santa Sede all’Onu e presidente della Path to Peace Foundation, ha spiegato che il premio è stato assegnato ai reali di Giordania in riconoscimento del loro lavoro «al servizio della pace e dell’armonia tra le fedi differenti in Medio Oriente e nel mondo intero». Caccia ha elogiato il ruolo della Giordania nell’accoglienza dei rifugiati in fuga da conflitti come quelli in Palestina, Iraq e Siria. «Nel nostro percorso verso la pace — ha detto re Abdullah — dobbiamo viaggiare verso Gerusalemme», che deve essere «ancora di pace e coesistenza, non di paura e di violenza».
© Osservatore Romano