Andrea Frigerio -

A partire dal 1953, nella terra dell’ateismo elevato a sistema, l’Unione Sovietica, esisteva una «chiesa» del tutto particolare, alla quale anche un personaggio come lo scrittore Aleksandr Solženicyn era personalmente e inscindibilmente legato, e che non poteva essere perseguita dal potere comunista. Si tratta delle «Conversazioni domenicali», tenute a Radio Liberty, negli Stati Uniti, da un sacerdote ortodosso, padre Aleksandr Šmeman. 

Šmeman era nato nel 1921 da una famiglia russa con ascendenti tedeschi, ma ben presto aveva dovuto lasciare la Russia per gli eventi rivoluzionari, trascorrendo la giovinezza a Parigi, ma ricevendo ugualmente un’educazione di stampo russo tradizionale, centrata sull’ortodossia. Dopo avere studiato all’Istituto di teologia ortodossa di Parigi, sposò Ul’jana Osorgina, da cui ebbe poi tre figli, e ricevette l’ordinazione sacerdotale nel 1946, prima di trasferirsi con la famiglia nel 1951 a New York per insegnare al seminario teologico ortodosso san Vladimir. Qui, nel ’53, ebbero inizio le sue «Conversazioni», che continuarono fino alla sua morte, avvenuta nel 1983, e che venivano ascoltate nel suo Paese di origine, l’URSS. Alcune di esse sono state raccolte in due volumi pubblicati in lingua russa nel 2008 e 2009, e dai quali è stata tratta un’antologia tradotta in italiano nel 2012: I passi della fede. Conversazioni domenicali, edito da La Casa di Matriona (a cura di G. Parravicini, della Fondazione Russia Cristiana). 

Da queste brevi prediche di padre Šmeman, che ripercorrono e commentano l’andamento dell’anno liturgico e le feste religiose principali, si evince una concezione della fede molto vicina all’esperienza viva del soggetto storico. La domanda che più ricorre, e che Šmeman rivolge agli ascoltatori, è: cosa c’entrano le vicende evangeliche, accadute 2.000 anni fa, con la nostra esperienza attuale, con le nostre esigenze? Come cambia la nostra vita in relazione ad esse? 

L’autore si guarda bene dal dare risposte di stampo moralistico, ben sapendo di rivolgersi a uomini e donne soverchiati da un potere oppressivo, che poco conforto avrebbero trovato nel sentirsi dare altre «leggi» astratte per la vita personale e in comune. La chiave della proposta di Šmeman sta invece nel proclamare con forza e ragionevolezza la tensione naturale della vita umana verso un significato ideale, «extra-storico», e l’essenza dell’uomo come rapporto costante con Dio, anche nelle circostanze più avverse. Da qui, il riscoprire il valore e l’importanza del Vangelo e delle feste liturgiche, come passi del cammino individuale e personale verso il compimento di sé. 

L’altro grande caposaldo della predicazione di Šmeman è il fatto che la vita cristiana sia realmente più bella, più compiuta, rispetto ad un’altra vissuta dimenticando queste domande; nella spiritualità ortodossa, questo è legato al concetto di «trasfigurazione»: il cristiano è colui che vede le cose «trasfigurate», ossia connesse al loro significato ultimo, e da questo sguardo nuovo dipende un’esistenza anch’essa trasfigurata. Come disse san Pietro sul monte Tabor: “è bello per noi essere qui!”. 

La fede, dunque, ha una stretta correlazione esistenziale con il soggetto singolo; per questo motivo, la persona non vi si deve accostare in maniera «esterna», ossia esigendo una dimostrazione razionale-matematica dei dogmi e delle verità evangeliche; deve bensì approcciare queste domande «dall’interno», che è, secondo le parole di Šmeman, “il metodo che usiamo nella nostra vita reale, non astratta. Proprio questo è il metodo di cui viviamo. Ad esempio, quando amiamo una persona scopriamo in essa ciò che non riesce a vedere chi invece non la ama (…), la sua essenza interiore”. Per conoscere Gesù, dunque, bisogna amarlo, e amare le domande a cui solo Lui è risposta.

© www.lanuovabq.it - 1 luglio 2013

 

Maria tra le fedi

Prisco Ada, Maria tra le fedi. Ponte fra i credenti, ed. EMI, 2012

La prof.ssa Prisco e' docente di Storia delle Religioni presso l'ISSR di Foggia, e da anni approfondisce le tematiche interreligiose. In questo testo ci offre una visione di Maria come "ponte" della fede, non solo per l'importanza della sua figura presso i cristiani, gli ebrei e i musulmani, ma soprattutto per il valore intrinseco della sua esperienza religiosa: Maria e' l'umanità semplice e umile che incontra Dio nella vita quotidiana e scopre i suoi meravigliosi progetti, e può essere per chiunque un vero "passaggio" per raggiungere il luogo della pace del proprio cuore, per trovare i segni adeguati della presenza e dell'azione di Dio.

 
Gambero Luigi, Fede e devozione mariana nell'Impero bizantino. Dal periodo post-patristico alla caduta dell'Impero (1453), San Paolo edizioni, 2012.

Il p. Marinista Luigi Gambero e' senza dubbio uno dei più eminenti mariologi italiani, e ha saputo negli anni produrre una serie di contributi molto ricchi allo studio della devozione mariana, indagando in tutte le direzioni. Specialista di letteratura dei Padri della Chiesa, ha contributo alla grande raccolta di Testi Mariani della Città Nuova, di cui ha curato diversi volumi. Ora presenta uno studio antologico focalizzato sulla teologia bizantina e la figura Maria, identificando i secoli medievali dal IX al XV, i meno conosciuti e i più complessi da esaminare: sono i secoli del grande monachesimo ortodosso greco, che intorno al Monte Athos sviluppa la spiritualità dell'esicasmo, la ricerca della purezza e della pace interiore. Proprio in questi secoli si formano, sia in Oriente che in Occidente, i grandi sistemi di preghiera e di devozione che accompagnano la vita della Chiesa e l'esperienza dei cristiani fino ai giorni nostri.

 

La Madonna dei musulmani

Ragozzino Gino, La Madonna dei musulmani. Sittina Maryam, ed. Messaggero, Padova 2012

Questo agile libretto, di poco più di cento pagine, chiarisce un interessante argomento di contatto interreligioso: la devozione a Maria nella religione musulmana. Riprendendo direttamente le Sure del Corano, Ragozzini illustra le profezie sulla famiglia di 'Imran, come viene chiamato il padre di Maria dal Profeta e il ruolo della Vergine-Madre nell'interpretazione maomettana della storia della salvezza. In tempi di grande e drammatico confronto tra le religioni in ogni parte del mondo, e soprattutto tra i cristiani e i musulmani, questo sviluppo singolare della religiosità mariana ci aiuta a vivere l'esperienza della fede con animo generoso e comprensivo, rispettando la diversità con lo stesso atteggiamento con cui i fedeli di un'altra religione onorano la Madonna, chiamandola la "Nostra Signora Maria", Sittina Maryam.

 

Armenia. Impronte di una civiltà

Armenia. Impronte di una civiltà, a cura di Gabriella Uluhogian, Boghos Levon Zekiyan, Vartan Karapetian, Venezia 2011, ed. Skira (Ginevra), p. 406

Questo prezioso volume e' il catalogo della Mostra omonima, tenuta al Museo Correr, al Museo Archeologico Nazionale e alla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia dal 16 dicembre 2011 al 10 aprile 2012. Le straordinarie immagini corredate da ricerche e presentazioni molto accurate e approfondite, costituiscono un tesoro inestimabile di testimonianze rivolte a una delle più affascinanti tradizioni dell'Oriente Cristiano, quella del popolo armeno, che proprio a Venezia trovo' nella storia un rifugio e una culla per rinascere dalle tante persecuzioni della propria storia. La Mostra celebra i cinquecento anni dalla stampa del primo libro in lingua armena, che avvenne proprio a Venezia come per molti altri testi delle varie tradizioni orientali. In essa si susseguono esempi di arte e architettura, devozione religiosa e sapienza letteraria, oltre a una galleria di grandi e piccole personalità di un popolo che ha contribuito a fare la storia d'Europa più di quanto normalmente si immagina. Pur nella scarsa accessibilità di volumi come questo, destinato a cultori della storia armena e e delle tradizioni caucasiche, suggeriamo di non perdere di vista le tracce di queste periferie del continente cristiano, per riscoprire le radici comuni dai rami emergenti spesso nei terreni accidentati e lontani dal corpo massiccio e spesso cieco dei popoli dominanti, e cogliere la luce della fede e della cultura dalle fessure orientali del nostro panorama così privo di riferimenti sicuri.