papa Francesco Al AzharLo sceicco vice grande imam di Al-Azhar ha scritto per «L’Osservatore Romano» l’articolo che pubblichiamo in una traduzione informale dall’originale arabo.
di ABBAS SHOUMAN

In questo momento gli sguardi del mondo sono rivolti alla “terra custodita”, l’Egitto, in vista dell’incontro che riunirà Al-Azhar Al-Sharif e la Città del Vaticano, in quella terra protetta e culla delle civiltà. Tale incontro è il frutto di uno precedentemente avvenuto meno di un anno fa presso il Palazzo pontificio in Vaticano.
Quando si parla dell’incontro di pace al Cairo si intende un incontro che si svolge in circostanze eccezionali e in un momento delicato, in cui il mondo vive dei cambiamenti e affronta sfide selvagge, oltre a una crescita dei fenomeni del fanatismo e dell’estremismo, situazioni che costituiscono un appello chiaro alle necessarie comprensione e cooperazione fra varie civiltà, culture e religioni del mondo per affrontare questo fenomeno che preoccupa tutti e le cui nefaste conseguenze cadono su tantissime persone innocenti, che hanno come unica colpa il rifiuto a sottomettersi e ad arrendersi a queste idee estranee alle nostre culture e alle nostre società. Quando parlo di quest’atteso incontro storico, mi riferisco al fatto che, in se stesso, rappresenta i più nobili valori dell’incontro e coesione fra civiltà e culture in questi tempi. Un incontro per la comprensione, la collaborazione e la complementarità, in ottemperanza alla parola di Dio l’Altissimo nella sura AlHujurat: «O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda. Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più lo teme. In verità Allah è sapiente, ben informato». Un incontro che è anche un rafforzamento del principio di pluralità religiosa e delle esperienze di convivenza, della promozione della cultura della pace e del dialogo, della costruzione di ponti di comunicazione e collaborazione fra est e ovest. Questo è, in fondo, il messaggio delle religioni, come pure la convinzione sostenuta dall’Oriente tollerante e dall’Occidente razionale. A questa visita guardo come a un messaggio di pace e d’incontro, avvicinamento e unione, un messaggio forte e limpido che dimostra il rapporto profondo fra le due più grandi istituzioni religiose del mondo, di cui ciascuna rappresenta il primo e il più grande punto di riferimento per i fedeli dell’islam e del cristianesimo. È un messaggio che giunge per promuovere la pace mondiale, consolare le persone sofferenti e alleviare i loro dolori, ma è anche uno spauracchio per quei gruppi e quelle correnti che desiderano per il nostro mondo grandi mali, divisione irreversibile e distruzione dei legami di affetto e dialogo fra i seguaci di diverse fedi religiose. Tutto questo costituirà nel suo insieme un messaggio per il lancio di una nuova fase nei rapporti fra est e ovest, come proseguimento degli obiettivi della visita del grande imam in Vaticano nel mese di maggio 2016. Auspichiamo che questo incontro storico sia un rafforzamento della voce di ragione e saggezza che mira a radicare l’idea d’incontro e collaborazione, a scongiurare gli appelli alla divisione da parte dei deviati nelle società orientali e occidentali; che esso sia una sepoltura definitiva per tali appelli. Le sfide attuali rendono necessarie coesione e incontro; ciò non è più una scelta facoltativa per società o individui, governi od organi vari; è invece una realtà dettata dai moderni mezzi di comunicazione e reti di comunicazione sociale che hanno costretto tutti a guardarsi a vicenda e a capire le idee e le culture altrui, altrimenti ci si trova isolati e chiusi in se stessi. Oggi più che mai, abbiamo bisogno di comprensione, di cercare insieme di affermare meglio i valori di cittadinanza, libertà e convivenza pacifica fra tutti ovunque. Tale impegno e la necessità di affrontare le sfide selvagge richiedono innanzitutto grandi e sinceri sforzi da parte dei leader religiosi e degli intellettuali appartenenti a varie religioni, e l’abbattimento di qualsiasi pensiero o barriera che ostacoli la diffusione di quei nobili valori e altissimi traguardi di cui le religioni celesti sono portatrici. Il mio invito alla convivenza e alla cittadinanza parte da un principio costituzionale applicato dal profeta dell’islam nella prima società musulmana della storia, quella di Medina, dove stabilì l’uguaglianza fra i musulmani, sia emigrati che sostenitori, e gli ebrei nella diversità delle loro tribù e riti, dove tutti vennero considerati cittadini con uguali dritti e doveri. Riguardo quest’argomento, la tradizione islamica ci ha conservato un documento dettagliato in forma di costituzione che la storia non ha conosciuto prima dell’islam. Quanto desidero che quest’incontro scriva il certificato di morte dei termini “minoranze” e “islamofobia” e altri simili e di concetti che servono agli interessi dell’odiato razzismo, e riducono le possibilità di integrazione e di cittadinanza. Affrontiamo grandi sfide per il mondo intero, che richiedono di unire gli sforzi e le azioni dei paesi e delle istituzioni che mirano all’annientamento dei pensieri deviati, che emergono ogni tanto. Anzi, non esito a dire che questi stessi pensieri siano sempre presenti. Inoltre, la crescita e il propagare del terrorismo negli ultimi tempi è un motivo per la solidarietà, la collaborazione e la costruzione di rapporti fra la comunità internazionale, i leader di pensiero e opinione e coloro che possiedono il potere e l’influenza nelle società, per eliminare questo terrorismo la cui ombra sta annebbiando il nostro mondo e la nostra realtà.

© Osservatore Romano - 29 aprile 2017

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