Il Papa ad Al Azhar: mai violenza in nome di Dio, solo la pace è santa

Lincontro tra Francesco e il Grande Imam di Al Azhar AFPE’ un “viaggio di unità e fratellanza”: con queste parole rivolte ai giornalisti sul volo papale, Francesco ha voluto definire il suo 18.mo viaggio apostolico, iniziato oggi al Cairo in Egitto. Un viaggio che lo vede “pellegrino di pace” in una terra attraversata da forti

tensioni politiche e duramente colpita dal terrorismo. La violenza, infatti, che - come sottolineato nel suo discorso da Papa Francesco e anche dal Grande Imam Al Tayeb - è la negazione di ogni autentica religiosità. Il servizio del nostro inviato Stefano Leszczynski:

Il viaggio apostolico di Papa Francesco in Egitto inizia all’insegna del dialogo interreligioso. Giunto al Cairo come un pellegrino di pace, il Pontefice ha raggiunto nel pomeriggio il Centro conferenze di Al Azhar, la più grande istituzione teologica e di istruzione religiosa dell’Islam sunnita, per pronunciare il suo discorso di fronte ai partecipanti alla Conferenza internazionale sulla pace. Ad accoglierlo con grande cordialità è stato il Grande Imam di Al Azhar, Shaykh Ahmad Al-Tayeb, figura di grande rilievo nella giurisprudenza islamica. Nel suo discorso introduttivo sul tema della pace il Grande Imam ha sottolineato come la civiltà moderna si sia allontanata dalla religione e come questo abbia provocato una perdita di valori etici, tra cui quelli della fratellanza umana, della comprensione reciproca e della misericordia. Poco dopo ha respinto con forza qualsiasi associazione tra Islam e terrorismo, ringraziando il Papa per le dichiarazioni da lui fatte in tal senso.

Una delle chiavi fondamentali per la costruzione della pace, replica Papa Francesco nel suo intervento, passa dalla corretta formazione e dall’istruzione che le società moderne danno ai propri giovani, con l’invito a non irrigidirsi e a non chiudersi all’altro: 

“Educare all’apertura rispettosa e al dialogo sincero con l’altro, riconoscendone i diritti e le libertà fondamentali, specialmente quella religiosa, costituisce la via migliore per edificare insieme il futuro, per essere costruttori di civiltà. Perché l’unica alternativa alla civiltà dell’incontro è l’inciviltà dello scontro”.

E’ una sfida di civiltà quella alla quale tutti sono chiamati - dice il Papa - cristiani e musulmani, al pari di tutti gli altri credenti. L’Egitto, terra plurisecolare di incontro tra fedi e culture, può diventare un laboratorio privilegiato per sperimentare questa alleanza per il bene comune. Ed è proprio in questo contesto che le religioni svolgono un ruolo fondamentale, dice Papa Francesco, perché, mentre ci troviamo nell’urgente bisogno dell’Assoluto, diventa  imprescindibile escludere qualsiasi assolutizzazione che giustifichi forme di violenza:

“La violenza, infatti, è la negazione di ogni autentica religiosità. In quanto responsabili religiosi, siamo dunque chiamati a smascherare la violenza che si traveste di presunta sacralità, facendo leva sull’assolutizzazione degli egoismi anziché sull’autentica apertura all’Assoluto. Siamo tenuti a denunciare le violazioni contro la dignità umana e contro i diritti umani, a portare alla luce i tentativi di giustificare ogni forma di odio in nome della religione e a condannarli come falsificazione idolatrica di Dio: il suo nome è Santo, Egli è Dio di pace, Dio salam”.

Il messaggio lanciato da Papa Francesco è chiaro e condiviso: “Nessuna violenza può essere perpetrata in nome di Dio, perché profanerebbe il suo Nome”. “Oggi – dice il Papa - oggi c’è bisogno di costruttori di pace, non di armi; oggi c'è bisogno di costruttori di pace, non di provocatori di conflitti; di pompieri e non di incendiari; di predicatori di riconciliazione e non di banditori di distruzione".

“Per prevenire i conflitti ed edificare la pace è fondamentale adoperarsi per rimuovere le situazioni di povertà e di sfruttamento, dove gli estremismi più facilmente attecchiscono, e bloccare i flussi di denaro e di armi verso chi fomenta la violenza”.

Un impegno che il Papa definisce urgente e gravoso e che chiama in causa responsabili delle nazioni, delle istituzioni e dell’informazione. Quindi conclude con il saluto: “Al Salamò Alaikum! / La pace sia con voi!”.

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