Labbraccio tra papa Francesco e Ahamed Al Tayyeb delluniversità di al AzharStorie di convivenza tra cristiani e musulmani. Il presente e il futuro del Paese nell’analisi di padre Giuseppe Scattolin e del professor Wael Farouq.
«L’immagine preparata per accompagnare il viaggio di papa Francesco al Cairo ritraeva il Pontefice con le piramidi sullo sfondo e una colomba, simbolo della pace, nel cielo. In Egitto, dopo la visita, quell’immagine è stata sostituita da un’altra raffigurante san Francesco che abbraccia il Sultano e – nella parte inferiore – il Papa che abbraccia Ahmed Al Tayyeb, lo Sheykh dell’università di al-Azhar. La Dichiarazione comune firmata da Francesco e da papa Tawadros II, la celebrazione della più grande messa nella storia dell’Egitto moderno, trasmessa in diretta e seguita dall’intero mondo musulmano, sono grandi risultati, ma sono poca cosa se paragonati al cambiamento testimoniato dal passaggio dalla prima alla seconda immagine. I simboli della prima – l’abito bianco, la colomba, le piramidi – si sono trasformati, nella seconda, nell’abbraccio fra due persone: un’espressione di affetto. L’incontro tra san Francesco e il Sultano, che tutti in Egitto conoscono, non è più un fatto storico staccato dall’esistenza quotidiana: è tornato ad essere vivo e presente, ad avere una dimensione reale nella vita dei cittadini egiziani». Con queste parole inizia a descrivere il volto dell’Egitto odierno il professor Wael Farouq: egiziano di fede islamica, autore di numerosi saggi sul pensiero musulmano contemporaneo, è docente di lingua araba all’Università Cattolica di Milano; ha inoltre insegnato nell’Università Americana del Cairo e in quella di New York.

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2017/07/10/

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