Lo spettro dell’antisemitismo

antisemitismo homeBUDAPEST, 5. Si susseguono in Ungheria le manifestazioni di protesta contro l’intolleranza religiosa: da giorni è infatti al centro delle contestazioni la proposta di un partito di estrema destra di compilare, per «motivi di sicurezza», una lista che includa i nomi dei funzionari ebrei in servizio nelle istituzioni pubbliche del Paese. Decine di migliaia di persone hanno partecipato a una manifestazione, che si è svolta nella capitale Budapest, per chiedere di fermare le politiche che incitano all’odio contro le comunità religiose.
Si tratta, in particolare, della proposta avanzata (e successiva-mente parzialmente ritrattata) dal leader del partito Jobbik, Marton Gyongyosi, che prevede l’inclusione nella lista di rappresentanti ebrei che abbiano funzioni nel Governo o che siano membri del Parlamento e che, si sostiene, pongano a rischio la sicurezza della nazione. Successivamente Gyongyosi ha parzialmente ritrattato le sue affermazioni, esprimendo le scuse nei confronti «dei compatrioti ebrei» per il fatto che le sue parole «sono state male interpretate». «La mia affermazione potrebbe essere stata male interpretata. Mi scuso con i nostri compatrioti ebrei, perché la mia proposta non è contro di loro, ma punta a creare una lista dei residenti con doppia cittadinanza, ungherese e israeliana, per valutare i potenziali rischi con-tro la sicurezza nazionale». Tuttavia nel Paese si accusa il partito di non essere nuovo a provo-cazioni e atteggiamenti di intolle-ranza antireligiosa. A tale proposito, in un’intervista al quotidiano «Financial Times», una deputata libe-rale, Timea Szabo, presidente del comitato parlamentare per i diritti umani, ha sottolineato che già altre volte rappresentanti del partito Job-bik avevano espresso commenti ne-gativi nei confronti della comunità ebraica. Jobbik (o «movimento per l’Ungheria migliore») è il terzo par-tito nel Paese, potendo contare su oltre quaranta seggi in Parlamento. I rappresentanti del partito hanno sempre giustificato le loro iniziative sulla base dell’interesse a proteggere la sicurezza dei cittadini. La questione ha anche acceso i contrasti tra i vari partiti. Il leader del gruppo conservatore al Governo Fidesz, Antal Rogán, ha sottolinea-to che la Shoah «è cominciata con le liste» e ha qualificato come «inaccettabile» la proposta. La ma-nifestazione che si è svolta a Buda-pest ha visto la partecipazione an-che di numerosi rappresentanti di vari partiti che ha consentito di uni-re sul tema le varie posizioni. Nel Paese da tempo si manifesta-no episodi di intolleranza religiosa. Per esempio, nell’agosto scorso il Governo ungherese ha duramente condannato gli insulti e i comporta-menti antisemiti nel corso di mani-festazioni sportive. Durante l’esecu-zione dell’inno israeliano Hatikvah, in occasione di una partita di calcio, alcune centinaia di persone avevano cominciato a fischiare e hanno vol-tato le spalle al campo; slogan con-tro gli ebrei sono stati poi gridati per tutto l’incontro. L’Esecutivo in un comunicato ha puntualizzato il suo ruolo di garante dei «diritti fon-damentali dell’uomo scritti nella nuova Costituzione» e che è «deter-minato a impedire ogni discrimina-zione basata sulla razza, la religione o l’origine etnica». L’Ungheria sta infatti conoscendo in questi ultimi anni forti polemiche riguardo alle accuse di recrudescen-za dei sentimenti negativi nei con-fronti degli ebrei, nutrita in partico-lare proprio dal partito di estrema destra Jobbik.

© Osservatore Romano - 6 dicembre 2012