Conoscere è amare Il dialogo "cuore a cuore"

bandiera-vaticano-nazarethParla il rabbino Abraham Skorka (Buenos Aires): papa Francesco è "un vero amico". Negli anni "abbiamo affrontato insieme tutti i temi, senza restrizioni ma con dialogo aperto, e ci siamo stretti in un enorme impegno reciproco: io verso di lui e lui verso di me e attraverso di me con tutto l'ebraismo". Oggi il saluto al termine dell'udienza generale.
 
Il dialogo dell’amicizia. Anzi di più, il dialogo dell’empatia che significa entrare “nelle scarpe dell’altro, cercare di capirlo, sapere chi è”, perché in ebraico “conoscere significa amare”. Un dialogo talmente coinvolgente e profondo che alla fine le parole si sciolgono in “silenzio”. Descrive così il rabbino di Buenos Aires, Abraham Skorka, la sua amicizia con papa Bergoglio. Il rabbino è a Roma per partecipare a un seminario di dialogo ebraico-cristiano promosso dal Movimento dei Focolari che si sta svolgendo a Castel Gandolfo scegliendo come tema di riflessione “l’Imitatio Dei” (“l’immagine di Dio”), concetto centrale nelle Sacre Scritture e fondamento di una comune visione dell’uomo. Con il rabbino Skorka, ci sono anche rabbini di Argentina, Uruguay, Stati Uniti e Italia e questa mattina una loro piccola delegazione ha potuto personalmente salutare papa Francesco al termine dell’udienza generale del mercoledì. “Sono arrivato da tre giorni - dice Skorka - e solo oggi ho avuto la possibilità di vederlo e di salutarlo da lontano. Domani se Dio vuole ci vedremo”. Chi è papa Bergoglio per il rabbino Skorka? “Un vero amico - risponde parlando con i giornalisti -. Abbiamo affrontato insieme tutti i temi, senza restrizioni ma con dialogo aperto, cuore a cuore e ci siamo stretti in un enorme impegno reciproco: io verso di lui e lui verso di me e attraverso di me con tutto l’ebraismo”. Come lo ha trovato oggi a Roma? “È evidente a tutti il successo spirituale del Papa nei gesti e nelle parole. Ero sicuro - confessa il rabbino - che si sarebbe comportato così, non mi sorprende: si è comportato come ha sempre fatto affrontando anche i cambiamenti con l’aiuto di Dio”.

La vita e la morte. Un libro insieme, 30 programma televisivi registrati per la tv dell’arcidiocesi di Buenos Aires, partecipazione a tavole rotonde, incontri e colloqui. Quella tra papa Bergoglio e il rabbino Skorka è un’amicizia collaudata. “Non esiste tema per quanto difficile sia, che non abbiamo affrontato insieme”. Dalla politica ai difficili anni della dittatura militare in Argentina ma anche il conflitto israelo-palestinese e il ruolo di Pio XII durante la Shoah. “Ogni cosa veniva affrontata con serenità”. “Con umiltà, credo - aggiunge il rabbino - di aver lasciato nel suo cuore un’orma”. In questo clima nasce e si sviluppa il libro scritto a 4 mani dal cardinale e dal rabbino dal titolo “Sobre el cielo y la tierra”. Un anno di lavoro intenso durante il quale il cardinale Bergoglio e il rabbino Skorka si sono confrontati in modo serrato su diversi temi - anche su quello della morte - mentre un giornalista registrava. Fatalità fu - racconta il rabbino - che in quell’anno tutti e tre hanno vissuto il lutto di una persona cara: morì la madre del giornalista, uno dei fratelli del cardinale e il suocero del rabbino. “Tutti quei lutti - racconta Skorka - li abbiamo vissuti vedendo l’altro soffrire. Furono per tutti malattie lunghe con lunghe sofferenze”. Un giorno Bergoglio domandò al giornalista: “Come sta tua madre?”. E il giornalista disse: “È morta”. “Ebbe - ricorda Skorka - una reazione non pensata, immediata. Bergoglio chiuse gli occhi e rimase in silenzio. Un profondo momento di silenzio in cui dimostrò cosa significava vivere in empatia con l’altro, mettersi al suo posto, vivere il suo dolore e far propria la sua preghiera”.

Svolta qualitativa nel dialogo tra ebrei e cristiani. A fianco del rabbino Skorka, c’è anche il rabbino di Montevideo, Hodara Rafael. Anche lui fa parte di quel gruppo di ebrei e cristiani che si stanno in questi giorni incontrando al centro del Movimento dei Focolari. E anche lui ha potuto salutare in piazza San Pietro papa Bergoglio. “Ci ha salutato - racconta - con la sua solita spontaneità”. Ha fatto domande sul simposio e poi congedandosi ha chiesto ai rabbini: “Pregate per me”. “Ha rivolto a noi - dice il rabbino Rafael - la stessa richiesta che fece il primo giorno del suo pontificato”. Roberto Catalano, del Centro per il dialogo interreligioso, ha spiegato ai giornalisti che il colloquio in corso a Castel Gandolfo è parte di un percorso di dialogo ebraico-cristiano avviato anni fa e che oggi sta vivendo “un momento di svolta qualitativa”. E il rabbino di New York, Eric Tvsi Blanchard, ha spiegato il perché: “Il nuovo livello di dialogo di cui siamo alla ricerca è quello che vuole aiutarci a entrare nel dialogo per uscirne persone migliori”. È dunque “più di uno scambio di idee. È uno scambio di spirito. Non una somma di monologhi in cui si dice che cosa pensa uno e che cosa l’altro, ma un entrare l’uno nell’altro per uscirne cambiati”.

© www.agensir.it - 12 giugno 2013