Turchia Cammino verso l’unità. Bartolomeo al clero della diocesi di Roma L'Osservatore Romano

bartolomeo«Anche se adagio, anche se alle volte con difficoltà, il cammino verso la unità delle nostre sante Chiese, è inarrestabile perché lo vuole Dio, e perché dobbiamo esser suoi testimoni in questo mondo disinteressato di Dio». Parole del patriarca Bartolomeo che ieri, martedì 3, ha ricevuto al Fanar i partecipanti al pellegrinaggio del clero della diocesi di Roma, guidati dal vicario, l’arcivescovo Angelo De Donatis, il quale ha portato al primate ortodosso i «saluti affettuosi» di Papa Francesco.
Da parte sua Bartolomeo non ha mancato di rinnovare i sentimenti di rispetto e di fraternità nel riguardi del Pontefice. «Provenite da Roma, dove è vescovo il nostro amato fratello Papa Francesco. Una profonda comunione di intenti ci ha uniti fin dalla sua elezione, che è proseguita feconda in questi cinque anni del suo pontificato e che ci ha visto uniti in tanti eventi e momenti», ha detto Bartolomeo, che ha poi confidato: «Contiamo di ritrovarci nuovamente alla fine del prossimo mese di maggio a Roma».

Il patriarca ecumenico ha poi sottolineato in particolare come «i nostri incontri, la nostra comune perseveranza nel ricercare tutte le possibili vie per risolvere le questioni ancora irrisolte tra le nostre Chiese sono stati contraddistinti da un grande rispetto reciproco, da una fiducia e da un vero amore cristiano reciproco». E in questa prospettiva, ha aggiunto, anche il dialogo teologico internazionale cattolico-ortodosso, «ha già dato tanti frutti». È il caso, per esempio, dell’ultimo incontro della Commissione teologica mista che a Chieti nel 2016 «ha potuto affrontare in modo più disteso e proficuo» il tema del primato e della sinodalità.
Ripetendo l’annuncio pasquale — «È risorto il Cristo dai morti!» — che risuonerà nelle chiese ortodosse domenica 8 aprile, il patriarca Bartolomeo è tornato inoltre ad auspicare una celebrazione comune della Risurrezione. «Dal XVI secolo, il discostarsi del calendario giuliano e del calendario gregoriano, hanno portato a una differenziazione della data della Pasqua. Siamo certi che, appena i tempi saranno maturi — ha detto il primate ortodosso — le nostre Chiese sapranno con umiltà e disponibilità mettere in atto un progetto comune, e ascoltare l’invito di san Paolo, come un grido che risuona, più che mai urgente oggi, in un mondo globalizzato e mediatico: “Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa” (1 Corinzi, 5, 7-8)».
L'Osservatore Romano, 4-5 aprile 2018