I civili intrappolati a Raqqa dalla guerra siriana REUTERSdi Giancarlo La Vella -  Siria. A Raqqa - roccaforte dello Stato Islamico - assediata da mesi, si rischia il dramma umanitario. Per i civili malati e feriti, che si trovano nella città, non è stato previsto alcun piano di evacuazione per l’accesso all’assistenza sanitaria. Insufficienti le strutture mediche rimaste nel centro abitato in preda a violenti combattimenti. La denuncia è di Medici senza Frontiere.

Un gran numero di malati e feriti è intrappolato nella città di Raqqa, con un limitato, se non inesistente, accesso alle cure mediche e con scarse possibilità di uscire dalla città". Medici senza Frontiere, che opera sul terreno siriano, vive in diretta il dramma dei civili. C’è di tutto – afferma l’Ong in un comunicato –: dalle ferite da arma da fuoco, alle consuete patologie di bambini, donne e anziani, curabilissime in contesti normali, ma non in questa guerra che coinvolge sempre di più la popolazione civile. I pochi pazienti riusciti a fuggire da Raqqa, curati da Medici senza Frontiere, confermano che l'unica maniera per lasciare la città è in modo clandestino, il che comporta pericolosi ritardi nell'accesso all’assistenza medica urgente.

Dal mese di giugno, le équipe mediche di Msf in Siria nordorientale hanno trattato oltre 415 pazienti provenienti dalla città di Raqqa e dai villaggi circostanti. La maggior parte di loro sono civili, che presentano lesioni provocate da dispositivi esplosivi improvvisati, mine terrestri, altri ordigni, schegge e ferite da arma da fuoco. Nel governatorato di Raqqa, molte persone stanno ritornando nelle loro case, ma città e villaggi sono disseminati di residui bellici esplosivi.

Per questo Medici senza Frontiere invita tutte le parti in guerra e i loro alleati a garantire la protezione dei civili e a consentire l'accesso all'assistenza medica e l'evacuazione dei feriti. Ribadisce, inoltre, l'importanza di facilitare l'accesso delle organizzazioni internazionali in Siria nordorientale per lo sminamento, in modo che possano svolgere le attività di bonifica  e far sì che i residenti possano tornare in sicurezza alle loro case e che le organizzazioni di aiuto possano fornire tutta l'assistenza umanitaria necessaria.

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