Come si conosce Gesù

collina croci lituaniaDi fronte alle oltre quattrocentomila croci della collina di Šiauliai, luogo di pellegrinaggio per tutti i lituani e cuore dell’intera nazione, il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, ha pronunciato le prime parole pubbliche della sua visita ufficiale nelle Repubbliche di Lituania, Estonia e Lettonia, che ha luogo dal 7 al 13 maggio.
Durante la messa celebrata nel convento di Kryžių kalnas, il porporato ha voluto innanzitutto ricordare la «memorabile visita» di Giovanni Paolo II nel 1993 e, ripensando a come il Pontefice polacco definì questo santuario «luogo di speranza, amore e di sacrificio», si è soffermato a parlare dell’«importanza della preghiera» e della «nostra responsabilità di condividere la fede con gli altri». Il segretario era giunto in mattinata a Vilnius — qui il giorno prima si era aperto il Congresso nazionale della misericordia, uno degli eventi centrali dell’anno giubilare dei cattolici in Lituania — e si era innanzitutto recato al palazzo del Governo per un incontro con il primo ministro Algirdas Butkevičius. Dopo circa mezz’ora di colloquio, il cardinale Parolin è immediatamente tornato all’aerop orto della capitale per raggiungere Šiauliai, dove, dopo aver salutato il personale della Nato in missione di polizia aerea negli Stati baltici, ha celebrato la messa nel convento della collina delle Croci. Prendendo spunto dalla liturgia del giorno e in particolare dal brano degli Atti degli apostoli (18, 23-28) in cui si narra di come il giudeo Apollo fu aiutato da Aquila e Priscilla a inserirsi nella comunità cristiana, il porporato ha fatto notare che anche oggi «molte persone hanno un desiderio di felicità e di pienezza di vita, ma spesso non sanno a chi rivolgersi per colmare questi desideri profondi », e ha sottolineato che ogni cristiano, «così come fecero Aquila e Priscilla», ha la «responsabilità di impegnarsi» con quanti ancora non conoscono pienamente Gesù per «portarli a lui». Allo stesso tempo — ha aggiunto — anche agli uomini di oggi, come al giudeo Apollo, capita di «sapere molte cose su Gesù » ma di avere bisogno comunque «di approfondire la sua conoscenza». Per questo è necessaria innanzitutto l’«umiltà di riconoscere che Gesù ci parla più spesso di quanto non crediamo attraverso le persone semplici» e di capire che «conoscere Gesù non è solo una questione di acquisire informazioni su di lui», ma «di incontrarlo nella preghiera e nei sacramenti » e nel «nostro prossimo». Fondamentale è la preghiera che, «con l’aiuto dello Spirito Santo», diventa una cosa sola «con quella di Gesù». Tutto nella certezza che «Dio ci risponde perché è il Padre che è misericordioso e ci ama». Così, ha concluso il cardinale Parolin, «in questo luogo santo, dove decine di migliaia di croci dominano l’orizzonte e testimoniano in silenzio la fede del popolo lituano e la sua fiducia nell’a m o re di Dio, rinnoviamo il nostro impegno per un rapporto più profondo con Cristo, in modo da essere in grado di seguirlo più da vicino e da condurre gli altri a lui».

© Osservatore Romano - 8 maggio 2016