Solidarietà alle vittime di violenze e guerre

Si è concluso con la sottoscrizione di una dichiarazione finale l’incontro a Roma tra il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso e il Royal Institute for Inter-Faith Studies, svoltosi il 3 e il 4 maggio. Ne diamo di seguito una nostra traduzione in italiano.

papa francesco no guerra Il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso (Città del Vaticano), e il Royal Institute for Inter-Faith Studies (Amman, Giordania), hanno tenuto il loro quarto colloquio a Roma da martedì 3 a mercoledì 4 maggio 2016. Il tema scelto è stato: «Valori condivisi nella vita sociale e politica: prospettive cristiane e musulmane». Il tema è stato esaminato partendo da tre sottotitoli: «Cittadini e credenti: prospettive cristiane e musulmane », presentato rispettivamente dal professore Mohan Doss, S.V.D. (India) e dal professor Ahmed Abaddi (Marocco); «I nostri valori condivisi e le rispettive particolarità », presentato dal professor Wajih Kanso (Libano) e dal professore Salim Daccache, S.J. (Libano); «Andare incontro ai bisognosi e ai vulnerabili: una sollecitudine comune per cristiani e musulmani», presentato da monsignor Giovanni Pietro Dal Toso (Vaticano) e dal dottor Hani El-Banna (Regno Unito). Sua Eminenza il cardinale Jean- Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, ha presieduto la delegazione cattolica, mentre sua Altezza reale il principe El Hassan bin Talal, presidente del consiglio del Royal Institute for Inter-Faith Studies, ha guidato la delegazione musulmana. Della delegazione cattolica hanno fatto parte anche: sua Eccellenza monsignor Miguel Ayuso, M.C.C.J, segretario del Pontificio Consiglio; monsignor Khaled Akasheh, capo ufficio per l’islam del Pontificio Consiglio; sua Eccellenza monsignor Jean-Paul Vesco, O.P., vescovo di Oran; sua Eccellenza la signora Anne Leahy, ambasciatore emerito del Canada presso la Santa Sede; il dottor Anan Al-Kass Yousif (Iraq); la signora Ruth Susan Wangeci Maina (Kenya); l’ingegnere Riad Sargi (Siria); il signor Michael Utama Purnama (Indonesia). Della delegazione musulmana hanno fatto parte anche: il dottor Fareed Yaqoob Yusuf Mubarak Al- Muftah (Bahrain); il dottor Amer El Hafi (Giordania); il dottor Oussama Mohamed Nabil (Egitto); il dottor Hassan Nadhem (Iraq); il dottor Majeda Omar, direttore del Royal Institute (Giordania); il dottor Nayla Tabbara (Libano). I partecipanti hanno molto apprezzato gli interventi e ne hanno discusso in spirito di apertura e in un clima di grande cordialità. Le due delegazioni sono state ricevute da Papa Francesco. Sono rimaste commosse dalle sue parole: «E il dialogo è uscire da sé stessi, con la parola, e ascoltare la parola dell’altro. Le due parole si incontrano, i due pensieri si incontrano. È la prima tappa di un cammino. Dopo questo incontro della parola, i cuori si incontrano e incomincia un dialogo di amicizia, che finisce con la stretta delle mani. Parola, cuore, mani. È semplice! Lo sa fare un bambino ». Al termine del colloquio, i partecipanti hanno proposto quanto segue: Condividiamo credenze e valori morali. Le cose che abbiamo in comune sono molto più numerose delle nostre particolarità e costituiscono una solida base per vivere insieme in modo pacifico e fecondo, anche con persone di buona volontà che non professano una religione particolare. Crediamo nel ruolo umanizzante e civilizzante delle nostre religioni quando i seguaci aderiscono ai loro principi di adorare Dio e di amare e prendersi cura del prossimo. Crediamo che Dio abbia donato a ogni persona dignità e diritti inalienabili. Sono suoi doni, che devono essere riconosciuti, garantiti e protetti dalla legge. Assicuriamo la nostra solidarietà verso i nostri fratelli e le nostre sorelle in umanità che sono nel bisogno, a prescindere dalla loro appartenenza etnica, religiosa o culturale. Il nostro aiuto ai poveri e ai bisognosi deve essere offerto per compassione e per amore della benevolenza di Dio. Non deve mai essere usato per fare proselitismo. Riteniamo che i giovani non rappresentino soltanto il futuro dell’umanità. Sono anche una parte importante del suo presente. Hanno il diritto a un’educazione adeguata che li prepari a essere buoni cittadini rispettosi della diversità. Il nostro mondo, la nostra “casa comune”, sta attraversando molte crisi complicate e ha bisogno dell’impegno costante dei suoi abitanti per renderlo un luogo adeguato in cui poter vivere insieme pacificamente, condividendo le risorse dell’universo, tenendo presenti le generazioni future. Esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà a tutti coloro che soffrono, specialmente per la violenza e il conflitto armato. Il rispetto del diritto internazionale, il dialogo, la giustizia, la misericordia e la compassione sono valori e mezzi adeguati per realizzare la pace e l’armonia. Il Pontificio Consiglio e il Royal Institute, grati a Dio onnipotente per la loro feconda collaborazione, hanno deciso di proseguirla, incontrandosi entro un anno per prepararsi al quinto colloquio.

© Osservatore Romano - 8 maggio 2016