Nella conferenza del cardinale Parolin all’università estone di Tartu

europa cristianaIl futuro dell’Europa e l’attuale crisi di valori del continente, il fenomeno migratorio con tutte le sue ripercussioni sulla società e la situazione dell’Ucraina, dove il cardinale Pietro Parolin si recherà il mese prossimo per portare la solidarietà del Papa a quanti soffrono: sono «le tre questioni di particolare interesse per la Santa Sede in questo momento» storico, di cui il segretario di Stato ha parlato all’Università estone di Tartu. Invitato dall’ateneo nell’ambito del suo viaggio nei Paesi baltici, il porporato ha tenuto mercoledì 11 maggio una conferenza sul tema: «La Santa Sede e le relazioni internazionali».
Dopo una panoramica generale dell’argomento, il relatore è entrato nel vivo dell’attualità e si è soffermato anzitutto sulla questione europea, affrontata da Papa Francesco in varie occasioni, in particolare a Strasburgo il 25 novembre 2014, quando «ha sottolineato che la ricerca dell’unità e della pace attraverso la promozione dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto, richiede un costante riferimento al ricco patrimonio» del vecchio continente. Per illustrare questo punto, ha proseguito Parolin, il Pontefice ha usato una suggestiva immagine del poeta italiano Clemente Rebora: quella di un albero di pioppo, i cui rami che raggiungono il cielo, sono squassati dal vento, mentre il tronco rimane piantato in profondità attraverso le radici. Proprio come l’E u ro p a che nella sua storia ha raggiunto grandi altezze, puntando a nuovi e ambiziosi obiettivi, spinta da una sete insaziabile di conoscenza. Ma lo sviluppo del pensiero e della cultura e le scoperte scientifiche sono dovuti alla solidità del tronco e alla profondità delle radici che nutrono la pianta. Mentre se le radici si perdono, il tronco appassisce lentamente. Da qui il paradosso che per progredire verso il futuro c’è bisogno del passato, di non fuggire dal presente e dalle sue sfide. In particolare, ha fatto notare il segretario di Stato, l’Europa ha bisogno di superare l’individualismo, che porta un impoverimento umano e un’aridità culturale, a causa dei quali, come dice il Papa, «abbiamo un eccesso di cose inutili, ma non abbiamo più la capacità di costruire autentiche relazioni umane vissute nella verità e nel rispetto reciproco». Eppure, ha rimarcato con forza il cardinale Parolin, «piuttosto che cedere al pessimismo, Francesco incoraggia l’Europa a recuperare vigore, idealismo, spirito di curiosità e di impresa, e, soprattutto, la sua sete di verità», attingendo al «suo immenso patrimonio umano, artistico, tecnico, sociale, politico, economico e religioso». Anche perché, ha proseguito collegandosi al secondo tema, «una seria riflessione su questi temi dovrebbe aiutare l’E u ro - pa anche ad affrontare la crisi migratoria in atto». Fenomeno per il quale il Pontefice nutre una profonda preoccupazione, soprattutto per la condizione dei rifugiati. E la recente visita a Lesbo è stata proprio un gesto di solidarietà per quanti hanno intrapreso viaggi pericolosi e un appello al mondo per rispondere in maniera degna. Infine, quanto all’Ucraina, il porporato ha ricordato la colletta voluta dal Papa per lo scorso 24 aprile. Nel Paese, ha detto, «il conflitto in corso e l’inflazione che ha drasticamente ridotto il potere d’acquisto hanno lasciato più di mezzo milione di persone con urgente bisogno di cibo». Inoltre si registra oltre un milione e mezzo di sfollati interni, mentre nelle zone più direttamente colpite molti bambini non sono in grado di frequentare la scuola, altri sono affetti da gravi traumi psicologici e alcuni hanno anche perso la capacità di leggere e scrivere. Da qui l’annuncio del viaggio che il cardinale compirà il mese prossimo per esprimere la solidarietà del Papa alla popolazione ucraina. Prima dell’intervento accademico, sempre a Tartu, il porporato aveva celebrato la messa nella chiesa dell’Immacolata Concezione. All’omelia riferendosi alle letture liturgiche, ha spiegato che esse «parlano di addii: quello di Paolo agli anziani di Efeso prima di partire per Gerusalemme, e quello di Gesù, che nella notte della passione prega il Padre, esprimendo la sua preoccupazione amorevole per i discepoli ». Entrambi, ha spiegato Parolin, evidenziano aspetti essenziali della vita di ogni pastore e di ogni cristiano: la fedeltà, la vigilanza, l’attenzione alla parola di Dio e la preghiera. Nel pomeriggio il segretario di Stato ha visitato la parrocchia dello Spirito Santo a Valga, quindi ha varcato il confine lettone e ha raggiunto Riga, ultima tappa della visita nei Paesi baltici.

© Osservatore Romano - 12 maggio 2016