Il cardinale segretario di Stato ordina il nuovo nunzio in Bielorussia

ordinazione BielorussiaL’autorità del vescovo deve avere il volto del servizio, in particolare «a favore dell’unità della Chiesa e della valorizzazione dei carismi e delle doti di ognuno». Lo ha detto il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, in occasione dell’ordinazione episcopale del nunzio apostolico Gábor Pintér, svoltasi nella cattedrale ungherese di Vác venerdì 15 luglio. Co-consacranti del presule — che era stato nominato da Papa Francesco il 13 maggio arcivescovo titolare di Velebusdo e al contempo rappresentante pontificio in Bielorussia — il cardinale Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom- Budapest, e il vescovo Miklós Beer, ordinario di Vác.
All’omelia il cardinale Parolin ha sottolineato come nella Chiesa l’autorità si fondi sull’amore. Quanto sia vera questa affermazione si evince dal fatto che è proprio lo stretto legame d’amore tra Cristo e il discepolo, «quotidianamente rinsaldato nella preghiera e nella carità pastorale», a impedire all’autorità «di trasformarsi in tirannia o di estraniarsi, per amore di quiete, dai veri problemi che assillano la Chiesa e i singoli fedeli». Per questo, ha aggiunto il porporato, solamente l’amore a Cristo e il mistero della misericordia possono ispirare «il modo giusto di esercitare l’autorità nella Chiesa». In tal modo, l’azione del pastore sarà improntata alla mitezza e alla fermezza, all’autorevolezza e alla benevolenza, oltre alla dolcezza e alla responsabilità. Queste qualità sono particolarmente indispensabili per i nunzi apostolici che devono rappresentare il Papa e la Santa Sede. In proposito il cardinale Parolin ha indicato a monsignor Pintér come portare avanti il compito affidatogli: manifestando e incrementando la comunione tra le Chiese particolari e quella universale e favorendo cordiali relazioni tra gli Stati, rappresentando la Santa Sede. Insomma, si tratta di essere «un ponte per coloro che vorranno avvicinarsi a Cristo e alla Chiesa, animati da desideri di pace e di bene». Inoltre, occorre essere «segno di speranza e di unità», per richiamare «alla collaborazione tra tutti gli uomini di buona volontà, al rispetto dei fondamentali diritti dell’uomo, tra i quali quello alla libertà religiosa». Nel rappresentare il Papa, ha detto il porporato, il nunzio apostolico non potrà che «servire quella giustizia che comprende in sé la misericordia», con «la capacità di rimarginare le ferite del passato, per dare credibile speranza al futuro». Una giustizia, ha messo in evidenza, che «comporta reciproco perdono, proiezione verso il futuro, volontà di inclusione», ma anche «un impegno senza tentennamenti a favore del bene comune, in modo da fermare i violenti e i seminatori di discordie». Il binomio giustizia e misericordia sarà la stella polare per monsignor Pintér, chiamato a rappresentare il Pontefice in Bielorussia, «Paese di pianure, di foreste e laghi», che da circa un quarto di secolo «ha ottenuto l’indipendenza». In quella nazione, il nuovo nunzio trova una comunità cattolica «vivace e fervente, che testimonia con gioia la sua devozione e la sua fede». Nella sua missione, monsignor Pintér è chiamato a impegnarsi «per la costruzione di fraterne relazioni con la comunità ortodossa, favorendo una testimonianza univoca di tutti i cristiani sui fondamentali valori dell’esistenza e rendendo sempre più fruttuoso il cammino ecumenico». Allo stesso tempo, la presenza e la prudente azione dell’arcivescovo devono costituire «un valido incentivo per una maggiore apertura della Bielorussia verso gli altri Paesi e di questi ultimi verso la Bielorussia». In particolare, come rappresentante della Santa Sede il nunzio dev’essere «mediatore di pace e di giustizia, cercando di far prevalere le ragioni del diritto e del bene», ricordando che la disponibilità «a concludere onorevoli accordi sulla base della reciproca rinuncia a una parte delle proprie esigenze, non è segno di debolezza, ma di saggezza e di forza». Molto nutrita la partecipazione di vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli, a cominciare dalla madre di monsignor Pintér, signora Etelka. Tra gli altri, erano presenti il cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, monsignor Alberto Bottari de Castello, nunzio apostolico in Ungheria, monsignor Tadeusz Kondrusiewicz, arcivescovo di Minsk-Mohilev, presidente della Conferenza Episcopale bielorussa, Andreij Cilerdzić e Tyhon Zajcev, vescovi rispettivamente della Chiesa ortodossa serba in Austria e Svizzera e delle eparchie della Chiesa ortodossa russa in Austria e Ungheria. Erano presenti anche autorità civili e ambasciatori, tra i quali, il vice primo ministro, il ministro delle Risorse umane, il segretario di Stato per gli affari religiosi.

© Osservatore Romano - 18-19 luglio 2016