Dalla Russia per il giubileo
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- Creato: 14 Settembre 2016
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«La Chiesa cattolica in Russia sta crescendo con pazienza e soprattutto, dopo anni di emigrazioni, torna ad andare davvero incontro alla gente, a essere in uscita come ci chiede Papa Francesco puntando soprattutto sull’attività caritativa». Ecco la “fotografia” della vita cattolica russa, presentata a Papa Francesco dai quattro vescovi che stanno guidando il pellegrinaggio giubilare a Roma «anche per celebrare i venticinque anni della ricostituzione delle circoscrizioni ecclesiastiche, avvenuta il 13 aprile 1991, dopo una via crucis lunga settant’anni». Ed è una “fotografia” che delinea «rapporti sempre migliori» con il mondo ortodosso: «Dopo l’abbraccio tra il patriarca di Mosca e il Papa avvertiamo un nuovo impulso nelle nostre relazioni, soprattutto nell’amicizia — spiegano i vescovi — e questa collaborazione si manifesta in modo particolare nel testimoniare l’unità attraverso la carità». Arrivati a Roma lunedì scorso, i settanta pellegrini russi ritorneranno nel loro Paese lunedì prossimo. «Stiamo visitando le quattro basiliche papali per celebrarvi la messa e attraversare le porte sante» racconta monsignor Paolo Pezzi, arcivescovo della Madre di Dio a Mosca. «E visitiamo anche le catacombe, i luoghi legati alle testimonianze dei martiri dei primi secoli, per ricordare quello che si è vissuto nelle nostre terre» aggiunge il vescovo della Trasfigurazione a Novosibirsk, in Siberia, il gesuita Joseph Werth, che proprio quest’anno celebra i venticinque anni di episcopato e che quando venne nominato era, con i suoi 38 anni, il vescovo più giovane del mondo. Con loro a Roma sono venuti anche monsignor Clemens Pickel, vescovo di San Clemente a Saratov, e monsignor Cyryl Klimowicz, vescovo di San Giuseppe a Irkutsk. «Domenica scorsa — raccontano i quattro presuli — abbiamo partecipato a Karaganda al rito di beatificazione di don Ladislao Bukowiński, che ha conosciuto il terrore dei gulag sovietici annunciando e testimoniando il Vangelo al fianco dei condannati ai lavori forzati». Bukowiński «è un beato che sentiamo “n o s t ro ”, anche perché il Kazakhstan faceva parte dell’Unione Sovietica» fanno notare. E a Francesco hanno portato «un segno in ricordo della storica beatificazione». Abbracciando Pasquale Padovano — unico sopravvissuto alla tragedia che, l’8 ottobre 2001, all’aeroporto milanese di Linate vide la morte di 118 persone — il Papa ha incoraggiato «il percorso di dolore e di speranza di tutti i familiari delle vittime». Padovano è stato sottoposto a ben centodieci interventi chirurgici per via delle ustioni e anche per ricuperare l’uso delle braccia. Accanto a lui, la moglie Teresa e la figlia Anna. L’associazione dei familiari delle vittime continua a dar vita a iniziative «per non dimenticare», anche in collaborazione con il comune e l’arcidio cesi di Milano. E così, proprio l’8 ottobre, il cardinale arcivescovo Angelo Scola celebrerà la messa mentre stamani, nella basilica Vaticana, è stato il cardinale Gianfranco Ravasi a presiedere l’Eucaristia. Particolarmente significativo, poi, l’i n c o n t ro di Francesco con trenta abbadesse della federazione intermediterranea delle clarisse urbaniste, che stanno partecipando, tra l’11 e il 17 settembre, alla loro assemblea al Seraphicum «per individuare le strade per applicare le indicazioni di Papa Francesco nella costituzione apostolica Vultum Dei q u a e re re ». In sostanza, spiegano le religiose, «vengono prese in considerazione soprattutto le realtà dei piccoli monasteri, dove vivono ormai solo monache anziane, pensando a un accorpamento per puntare a un rafforzamento e a un potenziamento degli altri monasteri». Ad accompagnarle, testimoniando così «lo stretto rapporto di comunione e collaborazione», il ministro generale dei frati minori conventuali, Marco Tasca, con l’assistente delle monache padre Germano Tognetti e il procuratore generale dell’ordine, padre Maurizio Di Paolo. Ai lavori dell’assemblea prende parte anche l’arcivescovo José Rodríguez Carballo, segretario della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica. Un incoraggiamento è stato poi rivolto da Francesco ai responsabili della Confederazione italiana della piccola e media industria, che rappresenta ottantatremila imprese con ottocentomila addetti. «Sono per lo più aziende i cui proprietari considerano davvero la fabbrica come la propria casa e i dipendenti come se fossero familiari» spiega Massimo Maria Amorosini. Per noi, aggiunge, «l’incontro con il Papa è un segnale importante di speranza in questa faticosa congiuntura economica e sociale». Il Pontefice ha salutato, tra gli altri, anche i giovanissimi calciatori della rappresentativa nazionale maltese, in Italia per partecipare alla quinta edizione del torneo Semilleros. I ragazzi maltesi se la vedranno anche con i loro coetanei peruviani e colombiani, oltre che con gli italiani. Gli obiettivi della manifestazione «sono l’incontro e il confronto di culture lontane e diverse, accomunate dal grande amore per il calcio e dal rispetto per i valori di lealtà sportiva e sana competizione». Il torneo Semilleros, «nato lungo le strade di Lima — spiegano i promotori — vuole infatti coinvolgere i ragazzi dimostrando che lo sport può essere una valida alternativa a una vita sbandata».
© Osservatore Romano - 15 settembre 2016