OR Una lezione da non ripetere - nel centenario della rivoluzione russa

meeting ecumenic russianSAN PIETROBURGO, 28. «Solo il credente può essere un vero patriota, senza indulgere in nazionalismi o estremismi ideologici. Solo nel contesto della fede siamo in grado di dare una vera valutazione dei fatti, dei problemi, valorizzando l’elemento morale nella vita sociale ed economica». Una visione del mondo autenticamente cristiana «si basa sull’umanesimo ed è collegata alla dignità di ogni persona, creata a immagine e somiglianza di Dio».
È uno dei passaggi centrali del discorso dell’arcivescovo di Madre di Dio a Mosca, Paolo Pezzi, intervenuto mercoledì scorso alla sessione plenaria del Comitato consultivo interconfessionale cristiano, svoltasi a San Pietroburgo e dedicata al tema «Fede e superamento dei conflitti civili: le lezioni di un secolo». Un incontro dedicato in gran parte al centesimo anniversario della rivoluzione russa e agli avvenimenti successivi, comprese le feroci persecuzioni che hanno coinvolto anche le comunità cristiane. «Purtroppo — ha detto monsignor Pezzi — quando la società è privata della dottrina evangelica, l’uomo può facilmente diventare totalitario». Non si deve dimenticare che «il superamento del conflitto civile, dal punto di vista cristiano, è possibile solo con la forza della vittoria di Cristo, avvenuta sulla croce». Ed è proprio grazie a quella vittoria, a quella speranza, che i cristiani, e più in generale il popolo russo, sono riusciti gradualmente a superare le difficoltà imposte nel periodo sovietico: «Da venticinque anni a questa parte abbiamo visto enormi cambiamenti, sociali e politici, che hanno aperto ampie opportunità di sviluppo e progresso», sebbene, con il tempo, abbiano portato anche cose negative, «edonismo senza freni, indulgenza verso vizi e passioni». Ma l’arcivescovo Pezzi ha sottolineato soprattutto «la rinascita religiosa e la partecipazione delle confessioni cristiane alla vita sociale», nonostante il numero dei fedeli praticanti resti modesto. Alla plenaria hanno partecipato rappresentanti ortodossi, cattolici e protestanti di Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Estonia, Georgia, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Lettonia, Lituania, Moldova, Russia, Tadjikistan, Turkmenistan, Ucraina e Uzbekistan. Con Pezzi hanno presieduto l’incontro il metropolita Hilarion, capo del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del patriarcato di Mosca, e l’arcivescovo Dietrich Brauer, della Chiesa luterana evangelica di Russia. «Sono stati eventi tragici che hanno cambiato radicalmente il destino dei nostri popoli», ha detto Hilarion parlando della rivoluzione del 1917, ma «il fatto che siamo riuniti qui oggi, provenienti da diversi paesi ma credenti in una sola fede in Cristo, testimonia, in primo luogo, la nostra unità». La lezione è che «ogni società non costruita su fondamenta religiose, valori morali, sulla libertà, sulla responsabilità, è condannata a gravi prove». Una lezione che «non dovremo imparare nuovamente se i nostri p0poli costruiranno la felicità attraverso i propri sforzi e rifiutando ogni inimicizia». A San Pietroburgo sono giunti i messaggi di saluto del presidente russo Vladimir Putin e del patriarca di Mosca Cirillo. «Riflettendo sulle lezioni del XX secolo — ha osservato il primate ortodosso — siamo chiamati oggi a dare il nostro contributo alla costruzione della pace e dell’armonia nella società. Questo ci consentirà di evitare in futuro molti errori che possono portare a nuove divisioni». Nel comunicato diffuso al termine della sessione plenaria, il Comitato consultivo interconfessionale cristiano ribadisce che gli avvenimenti tragici dell’inizio del XX secolo non hanno avuto solamente delle cause socio-economiche ma sono stati provocati innanzitutto da una profonda crisi spirituale in seno alla società dell’ep o ca. I principi tradizionali dell’o rg a nizzazione della vita sociale, fondati sulla volontà di seguire la verità di Dio, sono stati messi in discussione. E il confronto delle idee politiche, elevate al rango assoluto, ha portato a una carneficina fratricida e a repressioni di massa, di cui sono state vittime milioni di persone.
© Osservatore Romano 29 aprile 2017

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