OR Migrazioni e costruzione della pace

profughi migrantiDUBLINO, 28.
Qual è il ruolo delle Chiese nella costruzione della pace? Come ne sono effettivamente coinvolte e quali sono le sfide e le opportunità ecumeniche che ne derivano? Questi i principali interrogativi sul tavolo dell’esecutivo del Gruppo di lavoro congiunto tra World Council of Churches (Wcc) e Chiesa cattolica riunitosi nei giorni scorsi (24-26 aprile) a Dublino. Lo rende noto un comunicato diffuso ieri in cui viene evidenziato come quelle delle migrazioni e della costruzione della pace siano le due «questioni urgenti» che l’organismo ecclesiale intende affrontare in modo più specifico. A ospitare l’incontro è stato l’arcivescovo di Dublino e primate d’Irlanda, Diarmuid Martin, che è uno dei due co-moderatori del Gruppo di lavoro insieme al metropolita Nifon di Targoviste. Il Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani era rappresentato dal vescovo segretario, Brian Farrell, e da padre Andrzej Choromanski, responsabile dei rapporti con il Wcc. Nel suo intervento monsignor Martin ha messo in rilievo l’imp ortanza della condivisione della fede con le generazioni più giovani e la responsabilità della Chiesa per le comunità migranti. Ampio spazio nel corso dei lavori è stato dedicato all’esame dei progressi compiuti sui temi della migrazione e della costruzione della pace in situazioni di violenza. In tale prospettiva, il gruppo ha discusso una relazione provvisoria sul suo operato e si è interrogato sul ruolo effettivo delle Chiese nella costruzione della pace. «Tutte le Chiese — si legge nel comunicato — sono interpellate dalla necessità di dare una risposta cristiana all’immensa tragedia delle persone che migrano in condizioni estremamente difficili». In questo senso, l’organismo intende proporre delle specifiche «raccomandazioni alle Chiese riguardo a una più stretta collaborazione ecumenica». Anche perché, viene affermato, «l’impegno per l’unità visibile della Chiesa è inscindibile dalla riconciliazione e dalla costruzione della pace e rappresenta un antidoto alla frammentazione, all’esclusione e alla violenza, ovvero a tutto quello che è il contrario della cattolicità, cioè al carattere universale della Chiesa». La condivisione delle informazioni sulle attività ecumeniche fra World Council of Churches e Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani è, del resto, un tema presente nell’agenda permanente del Gruppo di lavoro, che include il monitoraggio della cooperazione nell’opera per l’unità visibile della Chiesa, la missione, la giustizia e la pace, la formazione ecumenica e il dialogo interreligioso. Il tutto in vista di una probabile futura cooperazione ecumenica relativa all’agenda 2030 delle Nazioni Unite per gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Alla luce di ciò si è già creata una nuova piattaforma che unisce Caritas Internationalis, Comunione anglicana, Federazione luterana mondiale, Act-Alliance e Wcc. Ma potrebbero aggiungersi, viene sottolineato, altre organizzazioni che già stanno cooperando nell’Ecumenical Advocacy Alliance, che opera nella lotta all’aids e nel settore della sicurezza alimentare. La grave carestia che si sta estendendo nel Corno d’Africa e nel nord della Nigeria esige infatti una stretta cooperazione. L’esecutivo ha deciso anche la sede della prossima plenaria del gruppo che si terrà a Lisbona dal 12 al 16 settembre
© Osservatore Romano   29.4.2017

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