Senza conoscenza vince l’estremismo

icona san paolo MOSCA, 15. «Se i nostri figli non conoscono gli insegnamenti religiosi, possono involontariamente diventare una facile preda per terroristi ed estremisti»: intervistato dalla giornalista Ekaterina Gracheva durante il programma «La Chiesa e il mondo», in onda sul canale televisivo Russia-24, il metropolita di Volokolamsk, Hilarion, presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del patriarcato di Mosca, si è soffermato sull’ipotesi di ampliare nelle scuole il corso su “fondamenti di culture religiose ed etica laica”.
Nell’anno 20162017 questo corso è stato frequentato da un milione e mezzo di studenti di quarta elementare in Russia e c’è chi ha proposto di estenderlo ad altre classi. «Viviamo in un mondo in cui cresce l’importanza del fattore religioso e vediamo che nello spazio informativo ci sono sempre più notizie in un modo o nell’altro legate alla religione. E molto spesso la religione non è intesa come religione ma come qualcosa di opposto a essa. Per esempio — ha spiegato il responsabile ortodosso — sentiamo costantemente parlare di terroristi in nome della religione, di terrorismo religioso, di terrorismo sotto slogan religiosi. Ma occorre ricordare sempre che il terrorismo non può essere motivato dalla religione, il terrorismo non può essere ispirato da ideali religiosi». Oggi, purtroppo, «ci sono persone che coprono i loro atti criminali con retorica religiosa e reclutano persone in organizzazioni criminali misantropiche usando tale retorica». Per questo, spiega Hilarion, «per il bene dei nostri figli, dei giovani, come antidoto alla perniciosa influenza della propaganda di estremismo, è molto importante a scuola, non solo in quarta elementare ma anche nelle classi successive, che essi studino le basi delle tradizioni religiose. Ed è importante, a esempio, che i bambini ortodossi conoscano non solo la dottrina ortodossa ma anche i postulati fondamentali dell’islam e di altre religioni tradizionali. Esattamente come è importante che i bambini delle famiglie musulmane conoscano almeno le basi dell’orto dossia». Non si tratta di indottrinamento: «Nessuno userà queste lezioni per propagandare questo o quell’insegnamento religioso. Non sono lezioni sulla legge di Dio ma di cultura religiosa. Dobbiamo capire che viviamo tutti nella stessa casa e siamo responsabili della sicurezza della casa, e che non esistono contraddizioni di carattere interreligioso che impediscano ai rappresentanti delle diverse religioni di vivere insieme». Eppure, «ci sono persone che speculano sulle differenze tra le tradizioni religiose, che travisano alcuni dei postulati dei credi religiosi. Su questa base si sviluppano il terrorismo e l’e s t re m i smo», ha ribadito il metropolita di Volokolamsk. Ma la questione educativa riguarda, più in generale, «la comprensione religiosa del mondo», oggi contraddetta da varie correnti, nello specifico dalla distorsione imposta dalla teoria del gender: «La Bibbia afferma che “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò”               ( Genesi , 1, 27). Parole che non implicano alcun’altra interpretazione. Eppure oggi il “politicamente corretto”, l’ideologia anti-religiosa atea che sta guadagnando sempre più terreno in Occidente, sostiene in primo luogo che non vi è alcun Dio, oppure che si può credere in Dio o non credere, in secondo luogo che il sesso non è qualcosa che ci è dato da Dio ma che possiamo scegliere noi stessi. In una varietà di modi e immagini, la rivoluzione dell’uomo contro Dio è in sostanza propagandata e incoraggiata», conclude Hilarion. Religione a scuola, teologia nelle università. Il ministero dell’istruzione e della scienza si è interessato al progetto portato avanti dalla South Ural State University, a Chelyabinsk, per insegnare teologia da remoto (l’accesso a distanza a un elaboratore collegato in rete con altri sistemi). «La necessità di studiare teologia sta aumentando davvero», ha commentato il metropolita, rivelando che dai dati di ammissione ai vari dipartimenti si nota che il numero di persone che vogliono studiare teologia cresce di anno in anno. E «stiamo parlando non solo di teologia ortodossa ma anche di islam e di teologia associata ad altre tradizioni religiose». In Russia l’introduzione della teologia in un sistema educativo secolare, partita più di vent’anni fa, ha portato al risultato che nei cinquanta atenei del paese c’è almeno un corso di teologia. Un progetto, tiene a sottolineare Hilarion, fin dall’inizio interreligioso: «Tutte le denominazioni tradizionali vi hanno partecipato e vi partecipano. Insieme abbiamo creato il cosiddetto “passaporto” della specialità scientifica di teologia. E insieme abbiamo istituito un consiglio di esperti, la Commissione di attestazione superiore sulla teologia, che approverà i titoli scientifici rilasciati. Inoltre, i consigli di dissertazione saranno di natura confessionale e quello degli esperti che approverà queste decisioni sarà interdenominazionale». Nell’intervista il presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del patriarcato di Mosca ha parlato anche del Vicino oriente: «Il compito che ora attende l’intera comunità cristiana nel mondo è di aiutare nella ricostruzione delle infrastrutture distrutte in Siria e in Iraq», comprese le case dei cristiani fuggiti in Libano, in Europa, in America, affinché possano un giorno ritornare in patria.

© Osservatore Romano - 16 dicembre 2017