Senza diritto d'asilo e senza cibo. La via sempre più dura dell'Ungheria contro i migranti (a cura redazione "Il sismografo")

ungheria rifugiati(Francesco Gagliano - ©copyright) La vita dei richiedenti asilo in Ungheria si fa ancora più dura. Da agosto a chi è stato rifiutato il documento d'asilo è stato negato anche il cibo, nel tentativo di scoraggiarlo a proseguire nell'iter di
accoglienza. Sono già decine le persone che sono state colpite da questo provvedimento, tra cui due famiglie afghane. Alla donna in stato d'allattamento e ai bambini presenti in una di queste è stato addirittura vietato di condividere il cibo con i parenti, come ha riferito alla stampa l'avvocato della Human Right Watch che sta seguendo la loro vicenda.
L'origine di questa nuova decisione votata a luglio è da cercare in quel pacchetto di leggi rinominato "Stop Soros", volto ad inasprire la politica d'accoglienza e a limitare ancora di più la presenza di migranti sul territorio magiaro, tra le più basse d'Europa. Già dal marzo 2017 quasi tutte le richieste di asilo presentate da persone entrate in Ungheria attraverso la Serbia o qualsiasi altro paese elencato come paese terzo sicuro, sono ritenute inammissibili ai sensi della legge.
Ora, sull'onda di queste nuove direttive, l'Ufficio per l'Immigrazione e l'Accoglienza ha stabilito che non esiste alcun esplicito obbligo legale che vincoli le autorità a fornire cibo "nelle procedure di verifica degli stranieri" nelle zone di transito, specie a coloro la cui richiesta è stata rifiutata.
Mentre l'Unione Europa condanna queste nuove disposizioni, che arrivano a violare i diritti umani fondamentali, nel paese magiaro c'è chi rifiuta che un trattamento simile venga riservato a chi è già in una condizione di bisogno e aiuto e porta cibo e generi di prima necessità a coloro che sono nel limbo nelle cosiddette "zone di transito". Il pastore metodista Gabor Ivanyi è uno di questi; di recente, sul sito del giornale ungherese HVG, è stato pubblicato il video in cui viene fermato dalle guardie mentre porta pane e cibo in scatola oltre i reticolati dei centri d'identificazione. Il religioso spiega poi alla giornalista di aver chiesto al Ministro degli Esteri di poter accedere al campo ma di aver ricevuto un rifiuto, prendendo atto con rammarico che "il nostro paese si sta sempre più allontanando dall'Europa".