Convegno internazionale per rettori e operatori dei santuari. Il ritorno a casa è il vero pellegrinaggio L'Osservatore Romano

oratoire saint josephIl santuario è «luogo privilegiato per l’evangelizzazione» e se si è capaci di valorizzare i tesori di pietà popolare che ogni santuario custodisce, si vedrà che «il vero pellegrinaggio» diventerà quello «del ritorno a casa», perché l’esperienza di grazia vissuta andrà a incidere nella vita di tutti i giorni delle persone. È questo l’orizzonte pastorale che l’arcivescovo Rino Fisichella ha presentato, nel pomeriggio di martedì 27 novembre alla Pontificia università Lateranense, ai partecipanti al convegno internazionale per i rettori e gli operatori dei santuari che si svolge dal 27 al 29 novembre sul tema: «Il santuario porta aperta per la nuova evangelizzazione».
Tre le sedi scelte per l’incontro: oltre all’ateneo lateranense, la basilica di Santa Maria Maggiore e, nel giorno conclusivo, la sala Regia del palazzo apostolico in Vaticano.
In apertura dei lavori il presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, che ha organizzato l’incontro, ha tracciato le linee guida della tre giorni di confronto e dibattito. L’obiettivo è quello di creare «un legame di azione comune» affinché i santuari siano sempre più «luogo di preghiera e di conversione», «spazi di formazione alla testimonianza della vita cristiana», «centri di carità». Un’azione unitaria, coerente e condivisa che superi «la frammentarietà di cui la cultura dei nostri tempi è vittima». In sintesi: luoghi di nuova evangelizzazione che restituiscano ai fedeli «l’entusiasmo per la missione» nel recupero del senso dell’appartenenza alla comunità.
È un’azione, ha spiegato l’arcivescovo Fisichella, che guarda al futuro poggiando i piedi sul grande tesoro di tradizione e di storia che ogni santuario custodisce. Una storia che sempre parla di un’azione di Dio, una teofania, alla quale ha fatto seguito il culto popolare. È questo, ha sottolineato il presule, «un insegnamento importante per l’azione pastorale: il primato di Dio nella vita della Chiesa e nella nostra vita personale. È Dio che sceglie il luogo, il tempo e quanto è necessario per rivelarsi e farsi conoscere. A noi non resta che il silenzio dell’ascolto per favorire che la sua parola e i segni che l’accompagnano e spiegano possano diventare strumento di salvezza».
Ma come facilitare, nei santuari, «la simbiosi tra evangelizzazione e azione pastorale»? L’arcivescovo Fisichella ha indicato alcuni punti fondamentali. Prima di tutto valorizzare la cultura del popolo nella quale si è inserita la manifestazione divina. Si tratta di capire che l’evangelizzazione è sempre tenuta «a rispettare il contesto culturale ed ecclesiale che è chiamata ad animare» e di apprezzare «la vita teologale presente nella pietà dei popoli cristiani, specialmente nei poveri». Su questo sentiero, ha aggiunto, occorre in primo luogo condurre il pellegrino «alla riscoperta della sua professione di fede». Strumenti privilegiati in questo percorso devono essere la preghiera (con la valorizzazione dei salmi) e la celebrazione dei sacramenti. In particolare i confessori e i sacerdoti che tengono le omelie non devono essere «dei presuntuosi improvvisatori», ma prepararsi con cura. Infine, l’evangelizzazione «deve nutrirsi della carità»: il santuario deve essere «spazio privilegiato per i poveri», non solo centro di assistenza, ma luogo in cui viene riconosciuta la «forza salvifica» della loro esistenza.

L'Osservatore romano, 27-28 novembre 2018