La Turchia cristiana si prepara a celebrare l'Anno Paolino
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- Creato: 14 Giugno 2008
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L'apertura dell'Anno verrà anticipata in Turchia al 22 giugno, con la celebrazione di un'Eucaristia presieduta dal Cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, a Tarso, località natale di San Paolo. Nella città è previsto un congresso sulla figura dell'Apostolo dei Gentili.
La Chiesa turca prepara anche un pellegrinaggio nazionale a Tarso, Antiochia ed Efeso, così come altre iniziative congiunte con le comunità ortodosse e protestanti. In questa occasione, i Vescovi turchi hanno chiesto al Governo di Erdogan che si possa abilitare al culto la vecchia Basilica di San Paolo a Tarso, oggi trasformata in museo.
Per l'Anno Paolino, la Conferenza Episcopale della Turchia ha reso pubblica nel febbraio scorso una lettera pastorale intitolata "Paolo, Testimone ed Apostolo dell'identitá cristiana", in cui si chiede ai fedeli di avere "una più chiara coscienza della nostra identità".
"Fratelli e sorelle di Turchia, Paolo è patrimonio di tutti i discepoli di Cristo, ma lo è particolarmente di noi che siamo figli di questa terra che lo ha visto nascere, predicare Cristo senza sosta e testimoniarlo in tante prove", si legge nel testo.
I Vescovi ricordano che la situazione delle comunità cristiane in Turchia, dove rappresentano una minoranza religiosa, ha molto a che vedere con quella delle prime comunità cristiane dell'epoca di San Paolo. "Proprio questa situazione, per alcuni aspetti simile a quella delle prime comunità viventi in diaspora, ci impone una più chiara coscienza della nostra identità".
"Paolo ci richiama all'elemento fondativo di questa nostra identità cristiana che non riguarda la fede in Dio, comune con i fratelli musulmani e con tanti altri uomini, ma la fede in Cristo come 'Signore', colui che 'Dio ha risuscitato dai morti'".
Paolo, affermano i Vescovi, "ha avvertito tutta la difficoltà di annunciare Cristo, Dio-uomo, che ci salva attraverso la sua incarnazione e la sua morte in croce".
"Questa è ancora oggi la vera porta stretta di cui parla il Vangelo. La porta stretta non sono, dunque, l'accettazione dei precetti morali della Chiesa e neppure la pesantezza umana delle sue strutture, ma quello scandalo della croce che ai non cristiani appare ancor oggi 'follia e stoltezza', ma che Paolo annuncia come componente essenziale ed ineliminabile della fede cristiana".
Allo stesso tempo, come l'Apostolo, il cristiano è chiamato ad essere "l'uomo del dialogo": "abituato ad incontrare uomini di etnie e tradizioni religiose diverse, Paolo ha compreso che lo Spirito di Cristo non è soltanto presente nella Chiesa, ma la precede ed agisce anche fuori di essa".
"Su questa base siamo invitati ad intensificare il dialogo con il mondo musulmano: il dialogo della vita, dove si convive e si condivide; il dialogo delle opere, dove cristiani e musulmani operano insieme in vista dello sviluppo integrale e della liberazione della gente; il dialogo dell'esperienza religiosa".
Questo dialogo "non significa mettere da parte le proprie convinzioni religiose". Al contrario, "si dialoga veramente quando ciascuno rimane se stesso, mantenendo intatta la propria identità di fede, non tacendo mai, per nessuna ragione, quanto potrebbe apparire difficile da capire per chi non è cristiano".
Dall'altro lato, i Vescovi credono che l'Anno Paolino possa essere una grande opportunità per il dialogo ecumenico e invitano i fedeli a promuovere iniziative in questo senso. La ricerca dell'unità dei cristiani, spiegano, "ci richiama pure alla nostra comune responsabilità nei confronti di quanti non sono cristiani".
"Prima di essere cattolici, ortodossi, siriani, armeni, caldei, protestanti, siamo cristiani - dichiarano -. Su questa base si fonda il nostro dovere di essere testimoni. Non lasciamo che le nostre differenze generino diffidenze e vadano a scapito dell'unità di fede; non permettiamo che chi non è cristiano s'allontani da Cristo a motivo delle nostre divisioni".
News by ZENIT