Il vescovo deve lavorare per l'unità e costruire la pace
- Dettagli
- Creato: 25 Luglio 2008
- Hits: 2714
Dobbiamo a Paolo di Tarso, di cui celebriamo il bimillenario della nascita, l'apertura definitiva dell'orizzonte ecumenico alla Chiesa. È stata la sua azione apostolica e missionaria "a dare impulso alla diffusione del Vangelo", senza dimenticare il contributo dell'apostolo Pietro che "ha servito Cristo presente inscindibilmente nella sua Chiesa". E proprio "il ministero episcopale è a servizio di questa santa Presenza, che conduce tutti gli uomini al Cuore di Dio, Creatore e Padre".
È la riflessione del cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, espressa nel corso della chirotonia (imposizione delle mani, cioè ordinazione) episcopale di monsignor Péter Fulop Kocsis, nuovo vescovo eparchiale di Hajdúdorog e amministratore apostolico dell'esarcato di Miskolc in Ungheria. Rivolgendosi al nuovo vescovo, il porporato ha detto: "Ha appena ricevuto il dono dello Spirito Santo che lo ha conformato in pienezza a Cristo capo e pastore, sacerdote e maestro. Il vescovo di Roma gli ha aperto la porta del collegio episcopale: egli può pertanto esercitare la potestà di Cristo sulla Chiesa greco-cattolica ungherese e come vescovo cattolico condividere la sollecitudine per la Chiesa universale". Infatti, ha proseguito il cardinale "attorno a lei sono numerosi i confratelli vescovi latini e orientali, insieme sentiamo vibrare la comune vocazione ecumenica e io ho la possibilità di attestare tutta la mia venerazione per le antiche tradizioni dell'Oriente cristiano". Il cardinale ha poi tratteggiato la situazione della Chiesa locale: "Il vescovo Fulop riceve una bella Chiesa: vivace per sacerdoti e fedeli e per la spiritualità ecclesiale, organizzata in numerose parrocchie. Essa può vantare istituzioni formative, assistenziali e pastorali. Ha una sua peculiarità liturgica nel solco della grande tradizione bizantina. Gli viene consegnata dal suo predecessore, che ha avuto la gioia di conferirgli la chirotonia episcopale". Proprio il 30 giugno 1988 "L'Osservatore Romano" pubblicava la nomina di monsignor Szilard a vescovo di questa eparchia. "La singolare coincidenza - ha sottolineato il cardinale - rende più profonda la gratitudine per venti lunghi anni di instancabile ministero. Il legame con questa amata comunità continuerà, caro monsignor Szilard, impreziosito dalla più intensa preghiera e dal sacrificio: così le sue generose fatiche porteranno frutti ancora più copiosi e lei rimarrà sempre pastore e padre". Il nuovo vescovo, ha aggiunto il porporato "dovrà custodire e incrementare questo patrimonio, facendo riferimento al cammino già compiuto da questa eparchia e, soprattutto, alle origini di tutta la Chiesa che risalgono agli apostoli. Gli apostoli hanno veduto e udito il Signore, ne hanno condiviso i sacri misteri e perciò sono la garanzia che la catena apostolica ha come primo anello Cristo, il Crocifisso Risorto".
Rivolgendosi ancora una volta al nuovo vescovo, il prefetto ha detto: "Non le mancherà il sostegno del Signore e della Chiesa, se rimarrà unito a Pietro: è certezza di fede! Ma le auguro di avere l'obbedienza, la stima e il rispetto dei figli e dei fratelli che oggi il Signore le ha donato. Da parte sua, ella cercherà di guadagnarsi giorno per giorno i suoi figli e i fratelli, amandoli e servendoli generosamente, come ha fatto il Buon Pastore. Imparerà da Pietro a rispondere con l'amore al Signore che chiede di pascere le sue pecorelle. Da Pietro e da Paolo imparerà che l'autentica carità pastorale comporta sempre il sacrificio della propria vita... Il pastore buono si sacrifica per l'unità del suo gregge e per l'unità di tutta la Chiesa. Non si tratta di un'unità qualsiasi. È unità in Cristo, ossia nella verità e nell'amore e, perciò, è una unità che fa fiorire la pace".
L'importanza dell'imitazione di Cristo, così come l'apostolo Paolo menziona nella Lettera ai Corinzi, è stata sottolineata dal cardinale: "Il Vangelo descrive mirabilmente questa imitazione di Cristo: avere compassione per quanti sono come pecore senza pastore; pregare il Padrone della messe, perché mandi tanti operai nella sua messe; rimanere con gli apostoli; farsi carico delle sofferenze spirituali e materiali dei fratelli per poter annunciare che il regno è vicino; tutto compiendo secondo lo stile della gratuità. È un vero programma episcopale, che consentirà all'eparchia di Hajdúdorog e all'esarcato di Miskolc di dare sviluppo all'eredità dei suoi martiri e di contribuire alla crescita della Chiesa e dell'amata nazione ungherese". Un compito attende i pastori della Chiesa: "La missione impegnativa di trasmettere alle nuove generazioni il prezioso tesoro della fede e di evangelizzare la società contemporanea portandovi con convinzione il pensiero di Cristo. Timore e tremore sentono i pastori davanti a questo programma: ma essi confidano in Colui, che ha detto "Io sono con voi fino alla fine", e ripongono totale fiducia nella Madre del Signore".
Al termine, il porporato ha annunciato la sua visita al santuario mariano di Mariapocs, dove "pulsa il cuore mariano dell'Ungheria e la Chiesa greco-cattolica ha il privilegio di esserne la custode. Mi inginocchierò come figlio davanti alla santa immagine della Vergine e penserò al segreto delle sue lacrime: implorano la misericordia di Dio su di noi e chiedono il nostro pentimento e il nostro amore. Nel pianto di Maria vediamo la compassione che è nel cuore di Cristo". Il cardinale Sandri ha poi affidato alla Vergine "le Chiese orientali, la Terra Santa, l'Iraq, il Libano, i cristiani perseguitati per la fede e le chiederò la pace per le Chiese, per il Medio Oriente e per l'umanità".
Alla chirotonia episcopale erano presenti: i cardinali Péter Erdo e László Paskai, l'arcivescovo Janusz Juliusz, nunzio apostolico in Ungheria, monsignor Szilard Keresztes, vescovo emerito di Hajdúdorog, Ján Babjak, metropolita di Presov, Milán Sasik, amministratore apostolico di Mukachevo, una quarantina di vescovi orientali e latini e i monsignori Gerard Miles Mark della nunziatura apostolica, Maurizio Malvestiti e Yaroslav Karpyak della Congregazione per le Chiese Orientali.
(©L'Osservatore Romano - 25 luglio 2008)
È la riflessione del cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, espressa nel corso della chirotonia (imposizione delle mani, cioè ordinazione) episcopale di monsignor Péter Fulop Kocsis, nuovo vescovo eparchiale di Hajdúdorog e amministratore apostolico dell'esarcato di Miskolc in Ungheria. Rivolgendosi al nuovo vescovo, il porporato ha detto: "Ha appena ricevuto il dono dello Spirito Santo che lo ha conformato in pienezza a Cristo capo e pastore, sacerdote e maestro. Il vescovo di Roma gli ha aperto la porta del collegio episcopale: egli può pertanto esercitare la potestà di Cristo sulla Chiesa greco-cattolica ungherese e come vescovo cattolico condividere la sollecitudine per la Chiesa universale". Infatti, ha proseguito il cardinale "attorno a lei sono numerosi i confratelli vescovi latini e orientali, insieme sentiamo vibrare la comune vocazione ecumenica e io ho la possibilità di attestare tutta la mia venerazione per le antiche tradizioni dell'Oriente cristiano". Il cardinale ha poi tratteggiato la situazione della Chiesa locale: "Il vescovo Fulop riceve una bella Chiesa: vivace per sacerdoti e fedeli e per la spiritualità ecclesiale, organizzata in numerose parrocchie. Essa può vantare istituzioni formative, assistenziali e pastorali. Ha una sua peculiarità liturgica nel solco della grande tradizione bizantina. Gli viene consegnata dal suo predecessore, che ha avuto la gioia di conferirgli la chirotonia episcopale". Proprio il 30 giugno 1988 "L'Osservatore Romano" pubblicava la nomina di monsignor Szilard a vescovo di questa eparchia. "La singolare coincidenza - ha sottolineato il cardinale - rende più profonda la gratitudine per venti lunghi anni di instancabile ministero. Il legame con questa amata comunità continuerà, caro monsignor Szilard, impreziosito dalla più intensa preghiera e dal sacrificio: così le sue generose fatiche porteranno frutti ancora più copiosi e lei rimarrà sempre pastore e padre". Il nuovo vescovo, ha aggiunto il porporato "dovrà custodire e incrementare questo patrimonio, facendo riferimento al cammino già compiuto da questa eparchia e, soprattutto, alle origini di tutta la Chiesa che risalgono agli apostoli. Gli apostoli hanno veduto e udito il Signore, ne hanno condiviso i sacri misteri e perciò sono la garanzia che la catena apostolica ha come primo anello Cristo, il Crocifisso Risorto".
Rivolgendosi ancora una volta al nuovo vescovo, il prefetto ha detto: "Non le mancherà il sostegno del Signore e della Chiesa, se rimarrà unito a Pietro: è certezza di fede! Ma le auguro di avere l'obbedienza, la stima e il rispetto dei figli e dei fratelli che oggi il Signore le ha donato. Da parte sua, ella cercherà di guadagnarsi giorno per giorno i suoi figli e i fratelli, amandoli e servendoli generosamente, come ha fatto il Buon Pastore. Imparerà da Pietro a rispondere con l'amore al Signore che chiede di pascere le sue pecorelle. Da Pietro e da Paolo imparerà che l'autentica carità pastorale comporta sempre il sacrificio della propria vita... Il pastore buono si sacrifica per l'unità del suo gregge e per l'unità di tutta la Chiesa. Non si tratta di un'unità qualsiasi. È unità in Cristo, ossia nella verità e nell'amore e, perciò, è una unità che fa fiorire la pace".
L'importanza dell'imitazione di Cristo, così come l'apostolo Paolo menziona nella Lettera ai Corinzi, è stata sottolineata dal cardinale: "Il Vangelo descrive mirabilmente questa imitazione di Cristo: avere compassione per quanti sono come pecore senza pastore; pregare il Padrone della messe, perché mandi tanti operai nella sua messe; rimanere con gli apostoli; farsi carico delle sofferenze spirituali e materiali dei fratelli per poter annunciare che il regno è vicino; tutto compiendo secondo lo stile della gratuità. È un vero programma episcopale, che consentirà all'eparchia di Hajdúdorog e all'esarcato di Miskolc di dare sviluppo all'eredità dei suoi martiri e di contribuire alla crescita della Chiesa e dell'amata nazione ungherese". Un compito attende i pastori della Chiesa: "La missione impegnativa di trasmettere alle nuove generazioni il prezioso tesoro della fede e di evangelizzare la società contemporanea portandovi con convinzione il pensiero di Cristo. Timore e tremore sentono i pastori davanti a questo programma: ma essi confidano in Colui, che ha detto "Io sono con voi fino alla fine", e ripongono totale fiducia nella Madre del Signore".
Al termine, il porporato ha annunciato la sua visita al santuario mariano di Mariapocs, dove "pulsa il cuore mariano dell'Ungheria e la Chiesa greco-cattolica ha il privilegio di esserne la custode. Mi inginocchierò come figlio davanti alla santa immagine della Vergine e penserò al segreto delle sue lacrime: implorano la misericordia di Dio su di noi e chiedono il nostro pentimento e il nostro amore. Nel pianto di Maria vediamo la compassione che è nel cuore di Cristo". Il cardinale Sandri ha poi affidato alla Vergine "le Chiese orientali, la Terra Santa, l'Iraq, il Libano, i cristiani perseguitati per la fede e le chiederò la pace per le Chiese, per il Medio Oriente e per l'umanità".
Alla chirotonia episcopale erano presenti: i cardinali Péter Erdo e László Paskai, l'arcivescovo Janusz Juliusz, nunzio apostolico in Ungheria, monsignor Szilard Keresztes, vescovo emerito di Hajdúdorog, Ján Babjak, metropolita di Presov, Milán Sasik, amministratore apostolico di Mukachevo, una quarantina di vescovi orientali e latini e i monsignori Gerard Miles Mark della nunziatura apostolica, Maurizio Malvestiti e Yaroslav Karpyak della Congregazione per le Chiese Orientali.
(©L'Osservatore Romano - 25 luglio 2008)