Il Sinodo è vicino al popolo iracheno
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- Creato: 09 Ottobre 2008
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La vicinanza spirituale del Sinodo al popolo iracheno dopo le violenze contro i cristiani a Mossul è stata espressa, mercoledì sera, dall'arcivescovo Nikola Eterovic, segretario generale dell'assemblea, al Patriarca di Babilonia dei caldei, Emmanuel III Delly. Tutti i padri sinodali, alla presenza di Benedetto XVI, hanno espresso la loro solidarietà con un lungo applauso che è stato una testimonianza dello spirito di comunione che anima i lavori. Dopo la denuncia delle persecuzioni in India - presentata lunedì pomeriggio dal cardinale Vithayathil - ha così lasciato un segno nei lavori sinodali anche l'ondata di violenze in Iraq, ricordata al termine della discussione libera della quinta congregazione generale alla quale hanno preso parte 243 padri sinodali. Questo momento di confronto libero, voluto da Benedetto XVI, è una importante occasione per tutti i padri sinodali. Il fatto che non venga stabilito un tema specifico offre la possibilità di un confronto aperto in spirito di comunione. È quanto ha riaffermato l'arcivescovo Eterovic intervenendo proprio sulla novità - introdotta nei lavori sinodali con il pontificato di Benedetto XVI - costituita dalla discussione libera. Così dopo i quindici interventi preordinati, diciotto sono stati quelli liberi, moderati dal cardinale Scherer, presidente delegato di turno. Rispondendo alla richiesta di stabilire, di volta in volta, un tema preciso per la discussione libera, monsignor Eterovic ha sostanzialmente ribadito l'invito a intervenire liberamente sulle questioni ritenute più importanti da ogni singolo partecipante al Sinodo, in modo da rendere più agile e vivace il dibattito. E ha ricordato che l'unica discussione libera su un tema preciso avverrà venerdì pomeriggio, dopo la relazione del cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia, sulla ricezione dell'esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum caritatis.
La prassi della discussione libera, sperimentata per la prima volta durante l'assemblea sinodale svoltasi nel 2005 sul tema dell'Eucaristia, è una novità recepita subito dopo nel rinnovato ordinamento del Sinodo dei Vescovi (articolo 34, paragrafo 4), pubblicato nel 2006.
Nella discussione libera di mercoledì pomeriggio si è parlato, poi, di lectio divina come metodo ecclesiale raccomandabile per la vera comprensione della Scrittura e della necessità di riaffermare che non ci può essere frattura nella messa tra la liturgia della parola e la liturgia eucaristica. È stato rilevato inoltre che per l'annuncio della parola serve credibilità di vita e che ci vuole più cura per la celebrazione della messa: a questo proposito il dibattito è stato arricchito dall'esperienza pratica delle Chiese orientali. È emersa così l'indicazione di promuovere iniziative per far conoscere i contenuti essenziali della Bibbia anche a quanti non hanno una preparazione specifica.
Negli interventi preordinati, il cardinale Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha sottolineato l'importanza di chiarire il rapporto tra Bibbia e Chiesa. Ha indicato, poi, nella Scrittura un grande campo di ricerca per l'ecumenismo. "Si può sperare - ha detto - in un riavvicinamento ancora più forte delle diverse confessioni cristiane grazie a questa accoglienza della parola di Dio. Il dialogo ecumenico non può basarsi soltanto su tentativi e strategie meramente umane, ma deve essere animato unicamente dal riferimento costante all'originaria parola che Dio ha consegnato alla sua Chiesa, perché sia letta, interpretata e vissuta nella comunione".
Il cardinale Grocholewski, prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica, ha denunciato "l'incredibile ignoranza" delle nozioni bibliche più elementari rilevando come questo costituisca terreno fertile per la diffusione delle sette. Ha quindi richiesto una maggiore formazione, invitando a fare "una giusta economia nell'uso delle forze di insegnamento che abbiamo a disposizione. Diminuisce il numero dei sacerdoti ma aumenta quello dei presbiteri che si sentono chiamati a essere professori, svalutando la cura pastorale ordinaria".
Ai consigli pratici del vescovo australiano Ingham - preparare sempre meglio le celebrazioni e i lettori della parola - ha fatto eco la riflessione di don Carrón, presidente di Comunione e liberazione, che ha sottolineato come "l'esperienza dell'incontro con Cristo presente nella tradizione viva della Chiesa" sia un avvenimento reale e diventi così "il fattore determinante dell'interpretazione del testo biblico". Il vescovo messicano Patiño Leal ha rimarcato che oggi assume una particolare urgenza aiutare a comprendere la giusta relazione tra rivelazione pubblica e costitutiva del Credo cristiano e le rivelazioni private.
I lavori sinodali sono proseguiti giovedì mattina con la sesta congregazione - moderata dal cardinale Levada, erano presenti 241 padri - che si è aperta con l'Ora terza e la meditazione sul significato del dolore e della prova tenuta dal cardinale Bagnasco: "Anche Pietro è stato capace di camminare sulle acque, ma affonda quando distoglie lo sguardo dal Maestro". La possibilità di un dialogo con i musulmani, fondato sulla Scrittura, è stata riaffermata dal vescovo senegalese Ndiaye. Un lungo applauso ha accolto le parole del cardinale Dziwisz in ricordo di Giovanni Paolo ii.
Il cardinale tanzaniano Pengo ha quindi posto la questione della confusione spirituale che porta tanti cattolici a passare alle sette mentre il vescovo canadese Fabbro ha messo in guardia contro il rischio del formalismo che svuota l'esperienza cristiana nelle parrocchie.
Giovedì mattina si è svolta anche l'elezione dei membri della commissione per il messaggio. Ecco i nomi degli eletti: l'arcivescovo Onaiyekan per l'Africa; il cardinale Rodríguez Maradiaga per l'America; l'arcivescovo Menamparampil per l'Asia; il cardinale Danneels per l'Europa; l'arcivescovo Apuron per l'Oceania; il cardinale Kasper per la Curia romana; l'arcivescovo Schott per le Chiese orientali; il maestro generale dei domenicani Azpiroz Costa per l'unione dei superiori generali. Infine, in occasione dell'anniversario della morte di Pio XII ai padri sinodali è stato donato il dvd "A hand of peace, Pope Pius XII and the Holocaust", realizzato dalla televisione canadese "Salt and light".
(©L'Osservatore Romano - 10 ottobre 2008)
La prassi della discussione libera, sperimentata per la prima volta durante l'assemblea sinodale svoltasi nel 2005 sul tema dell'Eucaristia, è una novità recepita subito dopo nel rinnovato ordinamento del Sinodo dei Vescovi (articolo 34, paragrafo 4), pubblicato nel 2006.
Nella discussione libera di mercoledì pomeriggio si è parlato, poi, di lectio divina come metodo ecclesiale raccomandabile per la vera comprensione della Scrittura e della necessità di riaffermare che non ci può essere frattura nella messa tra la liturgia della parola e la liturgia eucaristica. È stato rilevato inoltre che per l'annuncio della parola serve credibilità di vita e che ci vuole più cura per la celebrazione della messa: a questo proposito il dibattito è stato arricchito dall'esperienza pratica delle Chiese orientali. È emersa così l'indicazione di promuovere iniziative per far conoscere i contenuti essenziali della Bibbia anche a quanti non hanno una preparazione specifica.
Negli interventi preordinati, il cardinale Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha sottolineato l'importanza di chiarire il rapporto tra Bibbia e Chiesa. Ha indicato, poi, nella Scrittura un grande campo di ricerca per l'ecumenismo. "Si può sperare - ha detto - in un riavvicinamento ancora più forte delle diverse confessioni cristiane grazie a questa accoglienza della parola di Dio. Il dialogo ecumenico non può basarsi soltanto su tentativi e strategie meramente umane, ma deve essere animato unicamente dal riferimento costante all'originaria parola che Dio ha consegnato alla sua Chiesa, perché sia letta, interpretata e vissuta nella comunione".
Il cardinale Grocholewski, prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica, ha denunciato "l'incredibile ignoranza" delle nozioni bibliche più elementari rilevando come questo costituisca terreno fertile per la diffusione delle sette. Ha quindi richiesto una maggiore formazione, invitando a fare "una giusta economia nell'uso delle forze di insegnamento che abbiamo a disposizione. Diminuisce il numero dei sacerdoti ma aumenta quello dei presbiteri che si sentono chiamati a essere professori, svalutando la cura pastorale ordinaria".
Ai consigli pratici del vescovo australiano Ingham - preparare sempre meglio le celebrazioni e i lettori della parola - ha fatto eco la riflessione di don Carrón, presidente di Comunione e liberazione, che ha sottolineato come "l'esperienza dell'incontro con Cristo presente nella tradizione viva della Chiesa" sia un avvenimento reale e diventi così "il fattore determinante dell'interpretazione del testo biblico". Il vescovo messicano Patiño Leal ha rimarcato che oggi assume una particolare urgenza aiutare a comprendere la giusta relazione tra rivelazione pubblica e costitutiva del Credo cristiano e le rivelazioni private.
I lavori sinodali sono proseguiti giovedì mattina con la sesta congregazione - moderata dal cardinale Levada, erano presenti 241 padri - che si è aperta con l'Ora terza e la meditazione sul significato del dolore e della prova tenuta dal cardinale Bagnasco: "Anche Pietro è stato capace di camminare sulle acque, ma affonda quando distoglie lo sguardo dal Maestro". La possibilità di un dialogo con i musulmani, fondato sulla Scrittura, è stata riaffermata dal vescovo senegalese Ndiaye. Un lungo applauso ha accolto le parole del cardinale Dziwisz in ricordo di Giovanni Paolo ii.
Il cardinale tanzaniano Pengo ha quindi posto la questione della confusione spirituale che porta tanti cattolici a passare alle sette mentre il vescovo canadese Fabbro ha messo in guardia contro il rischio del formalismo che svuota l'esperienza cristiana nelle parrocchie.
Giovedì mattina si è svolta anche l'elezione dei membri della commissione per il messaggio. Ecco i nomi degli eletti: l'arcivescovo Onaiyekan per l'Africa; il cardinale Rodríguez Maradiaga per l'America; l'arcivescovo Menamparampil per l'Asia; il cardinale Danneels per l'Europa; l'arcivescovo Apuron per l'Oceania; il cardinale Kasper per la Curia romana; l'arcivescovo Schott per le Chiese orientali; il maestro generale dei domenicani Azpiroz Costa per l'unione dei superiori generali. Infine, in occasione dell'anniversario della morte di Pio XII ai padri sinodali è stato donato il dvd "A hand of peace, Pope Pius XII and the Holocaust", realizzato dalla televisione canadese "Salt and light".
(©L'Osservatore Romano - 10 ottobre 2008)