In Romania un incontro su cultura zingara e nuovi media

zingari della romaniaRiguardo al complesso mondo degli zingari, i mezzi di comunicazione moderni ricoprono un ruolo fondamentale perché viaggiano sul delicato crinale che sta fra l’essere strumenti di conoscenza, incontro e dialogo oppure l’alimentare pregiudizi e conoscenze errate o incomplete. Lo sottolinea il messaggio che il Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti — a firma del presidente, il cardinale Antonio Maria Vegliò, e del sottosegretario padre Gabriele Ferdinando Bentoglio — ha inviato ai membri del Comitato cattolico internazionale per gli zingari (Ccit) riuniti dal 24 al 26 aprile a Snagov, in Romania, per l’incontro annuale.
Il messaggio — letto nella mattina di sabato 25 aprile, in apertura dei lavori — mette in evidenza, infatti, come giornali, tv e internet siano spesso «messaggeri di “verità distorte”», veicoli di un linguaggio solitamente riservato ai protagonisti della cronaca nera. Questo, si sottolinea, «non è soltanto ingiusto ma è anche grave» perché «influenza in modo sostanziale la collettività che viene così a trovarsi, quasi inconsapevolmente, a nutrire sentimenti ostili e falsati verso questa etnia». L’uso scorretto di certi strumenti determina cioè «in modo significativo il criterio con cui vengono considerate le minoranze etniche e può incentivare comportamenti razzisti». Per tale motivo — rispondendo al tema del convegno di Snagov, «La comunicazione: potenzialità e rischi dei nuovi media» — il Pontificio consiglio invita tutti i giornalisti e gli addetti all’informazione ad andare sempre «alla ricerca della verità» consapevoli che i media sono «in grado di abbattere le distanze di spazio e di tempo» e così rendono «tutti partecipi dell’unica grande famiglia dell’umanità». Allo stesso tempo, richiamando i concetti espressi a più riprese dai Pontefici in occasione delle giornate mondiali delle comunicazioni sociali, auspica un coinvolgimento sempre più ampio delle Chiese locali e degli operatori pastorali nell’uso corretto dei nuovi media «per superare la “cultura del rifiuto” e promuovere una cultura di solidarietà e di incontro». In particolare, si legge nel messaggio, è bene «esaminare tutte le opportunità che i moderni mezzi di comunicazione offrono, non soltanto nell’ambito della promozione e dell’integrazione delle popolazioni gitane, ma anche per una migliore proclamazione del Vangelo nella realtà rom». Una realtà che, come descritto nella conferenza tenuta dal gesuita Florin-Ioan Silaghi, ha un rapporto piuttosto complesso con i mezzi di comunicazione, che risente sia delle accentuate diversità linguistiche che anche delle possibilità economiche. Il relatore, a questo riguardo, ha messo in evidenza una sostanziale mancanza di rappresentatività degli zingari nei media (a parte qualche settore come quelli legati alla danza, alla musica e alle notizie di cronaca). Va in questa direzione un auspicio del Pontificio consiglio che nel messaggio evidenzia come sia «necessario preparare sia le giovani generazioni rom, sia i loro genitori, a una ricezione critica e consapevole dei nuovi media così come a un loro uso corretto». I giovani, si legge, «hanno bisogno di essere guidati a riconoscere i rischi e i vantaggi del mondo digitale, a capire ciò che offrono i nuovi mezzi di comunicazione e quanto di buono fornisce una comunicazione diretta in tutti gli ambiti della vita, nei rapporti umani, nello sviluppo emotivo, nella famiglia e nelle esperienze di gruppo». Tutto il popolo gitano è invitato perciò a impegnarsi «a trarre vantaggio dai nuovi mezzi di comunicazione per la sua promozione e l’evangelizzazione, diventando protagonista attivo nel mondo mediatico, in grado di far rispettare la pro- pria dignità e di rendere più visibili i valori della cultura zingara». Un invito raccolto nel suo intervento dal presidente del Ccit, il prete manush francese Claude Dumas, il quale di fronte alla «voglia irresistibile di parlare, di vedere, di sentire, di essere in contatto, di comunicare» che si registra nella società contemporanea sottolinea come anche gli zingari cattolici siano trascinati verso «un nuovo modo di evangelizzare»; e ha aggiunto: «Non possiamo solo aspettare che la gente venga a noi, ma dobbiamo andare a cercarla nei luoghi che frequenta, come blog, Facebook e via dicendo». Con una cautela, però: soprattutto nei siti in rete il Vangelo «può facilmente diventare un messaggio stereotipato e disincarnato, ridotto a un elenco di riferimenti biblici e frasi d’urto». La Parola di Dio, ha detto il sacerdote, «richiede anche una relazione autentica, ha bisogno di essere comunicata da persona a persona». L’incontro del Ccit si conclude domenica 26 aprile con la messa presieduta dal vescovo di Iaşi, Petru Gherghel, promotore episcopale della pastorale degli zingari in Romania.

© Osservatore Romano - 26 aprile 2015