Il Papa ama l’oriente

dialogo catt islamUna preghiera per la pace in Siria, in Iraq e in Ucraina, e per la riconciliazione piena tra i figli e le figlie dei popoli armeno e assiro-caldeo, che celebrano il centenario del Me t z Ye g e r n , il Grande male, e del Seyfo (il massacro degli assiri avvenuto agli inizi del Novecento), è risuonata domenica 31 maggio a Parigi nella cattedrale di Notre Dame. L’ha elevata il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, che nella solennità della Santissima Trinità ha presieduto l’annuale celebrazione eucaristica dell’TLuvre d’Orient. L’asso ciazione, fondata nella capitale francese nel 1856 da un gesuita e un gruppo di laici della Sorbona, è una delle agenzie della Roaco (Riunione opere aiuto Chiese orientali), che attraverso settantamila donatori attivi sostiene 400 scuole e più di tre milioni di poveri e malati che vivono in Terra santa.
La celebrazione ha costituito il momento culminante della visita di due giorni compiuta a Parigi dal porporato, che tra sabato 30 e domenica 31 ha avuto diversi incontri con i fedeli orientali residenti in Francia. Essa fa seguito a quelle del novembre 2011 e del marzo 2012, che toccarono le comunità maronite e armene, per manifestare la vicinanza del dicastero alle comunità delle Chiese orientali cattoliche nei Paesi della diaspora e valorizzare i legami di mutua conoscenza, collaborazione e accoglienza espressi nei loro confronti dalla Chiesa latina. Per questo nella giornata di sabato il prefetto si è recato nella sede dell’TLu v re d’Orient — dove i sacerdoti orientali che operano a Parigi gli hanno descritto la vita delle comunità loro affidate e le sfide cui sono sottoposte — e ha visto l’esposizione dei manoscritti iracheni provenienti da Mossul, organizzata presso gli Archivi nazionali con la collaborazione dei padri domenicani. Quindi si è recato nella chiesa di Saint Julien Le Pauvre, affidata ai greco-melkiti, e a Sarcelles, ove si è intrattenuto con la comunità caldea. Segno di speranza, nonostante il tanto dolore per le vicende dell’Iraq, sarà l’o rd i n a z i o n e , nel prossimo mese di luglio, di un novello sacerdote cresciuto nella comunità e l’ingresso in seminario di un nuovo candidato. Domenica mattina, il cardinale Sandri ha poi portato il suo saluto alla comunità greco-cattolica ucraina, riunita nella propria cattedrale per la chirotonia presbiterale (ordinazione) di un candidato dell’eparchia, conferita dal vescovo Boris Gudzyak. Nell’occasione il porporato ha espresso vicinanza alle sofferenze della popolazione nella madrepatria Ucraina. Quindi, il prefetto ha raggiunto la parrocchia greco-cattolica rumena al termine della divina liturgia domenicale, per impartire la benedizione ai fedeli. Nel pomeriggio, infine, la messa nella cattedrale di Notre-Dame alla presenza del cardinale arcivescovo di Parigi, André Vingt-Trois, che è anche ordinario per i fedeli orientali sprovvisti di gerarca proprio in Francia, dei vescovi orientali cattolici maronita, armeno e ucraino, e dei sacerdoti delle altre Chiese. Tra i presenti anche il nunzio apostolico Ventura, il direttore dell’TLuvre d’O rient monsignor Gollnisch, il suo predecessore monsignor Brizard, e monsignor Bressolette, che a lungo ha collaborato con il cardinale arcivescovo come vicario generale dell’o rd i n a r i a to per i fedeli orientali. All’omelia il cardinale Sandri ha sottolineato che il «mistero di Dio è comunione, è relazione, è dono, scoprirsi sempre come provenienti dall’Altro e pronti a uscire da sé per essere dono per l’Altro». Quindi ha spiegato che il “movimento di Dio” per la salvezza dell’uomo «si è manifestato in un modo preciso: dentro uno spazio, quello della Palestina, Nazareth, Betlemme, Gerusalemme», anche se «gli eventi che hanno preparato l’incarnazione di Cristo e quelli che sono seguiti, con la prima predicazione apostolica, abbracciano un’area molto più ampia, che va dalla Mesopotamia dell’odierno Iraq, attraversa il Medio e Vicino oriente, e giunge sino all’Egitto e ai Paesi lungo il corso del fiume Nilo. Ecco la Terra santa: luoghi ove si sono succeduti regni e dinastie, scontri e conflitti, invasioni, persecuzioni di innocenti, deportazioni, e ritorni dall’esilio». Successivamente il cardinale ha rievocato le origini dell’TLuvre des Ecoles d’Orient, voluta dal matematico Augustin Caucy nel 1856 e riconosciuta due anni dopo da Pio IX come TLuvre d’Eglise, che ebbe per primo direttore l’abbé Lavigerie. Fu un’intuizione, ha detto, che «non poterono fermare i tanti ostacoli, per esempio legati al diffondersi entro i governi europei sin d’allora della mentalità anticristiana, né i drammi dei cristiani ai quali sin da subito essa si trovò a rispondere, come il massacro di circa tremila cristiani tra il Libano e Damasco nel 1860». Al punto che oggi, «anche grazie all’TLuvre d’Orient è potuta crescere la sensibilità ecclesiale, sulla quale altri Paesi europei debbono ancora maturare, per cui l’accoglienza dei figli e delle figlie provenienti dalle antiche Chiese dell’oriente avviene rispettando e promuovendo come una risorsa per tutte le comunità il mantenimento del patrimonio liturgico, disciplinare e spirituale che li contraddistingue». Infine il porporato ha ricordato che il Papa «ama l’Oriente e sempre assicura a esso la sua vicinanza: egli mi ha chiesto — ha concluso — di portarvi il suo saluto e la sua benedizione».

© Osservatore Romano - 1-2 giugno 2015