Il codice Sinaitico trasloca (per un po’) al British Museum

codex sinaiticus 2Un evento d’eccezione. La British Library darà in prestito al British Museum — per la mostra Egypt After The Pharaohs, dal 29 ottobre 2015 al 7 febbraio 2016 — uno dei libri più preziosi al mondo: il codice Sinaitico, ovvero uno dei testimoni su cui si fonda la nostra conoscenza della Bibbia greca, nella versione detta dei Settanta. Solo una volta questo testo era stato dato in prestito, sempre al British Museum: era il 1990, ricorda «The Guardian» del 28 agosto, sottolineando come l’intero staff del museo si dica ora «elettrizzato» al pensiero di poter ospitare un libro «così onusto di storia e di gloria».
Elisabeth O’Connell, funzionaria del dipartimento dell’antico Egitto e Sudan al British Museum, definisce questo prestito un vero e proprio avvenimento storico: il libro suggellerà dunque nel migliore dei modi la mostra che mira a ripercorrere, in grande stile, 1.200 anni di fede cristiana, musulmana ed ebraica. Il codice Sinaitico fu ritrovato nel 1884 dallo studioso tedesco Kostantin von Tischendorf, presso il monastero di Santa Caterina sul monte Sinai, in Egitto. Sono ancora avvolti nel mistero i dettagli delle trattative mediante le quali lo studioso riuscì a mettere le mani su quelle preziosissime carte. Sembra accertato comunque che i proprietari non avessero idea del valore del manoscritto: prova ne sia che una quarantina di fogli destinati ad accendere il fuoco furono per caso trovati in una cesta. La maggior parte di ciò che è sopravvissuto venne offerta da Tischendorf allo zar Alessandro II, p rotettore del monastero, e rimase a San Pietroburgo fino al 1934, quando il Governo sovietico, a corto di valuta estera, ne trattò la vendita con le autorità britanniche per la somma, allora considerevole, di centomila sterline. Il denaro venne raccolto mediante una sottoscrizione pubblica. Nel 1859 lo studioso tedesco, un vero cacciatore ed editore di manoscritti biblici, scoprì l’intero codice. Copiato su quattro colonne nella prima metà del 1V secolo, il codice contiene quasi tutta la Bibbia e due testi patristici, la Lettera di Barnaba e il Pastore di Erma. Ma oggi la British Library non possiede tutti i fogli esistenti: 43 si trovano a Lipsia, essendo stati offerti dallo studioso tedesco al re Federico Augusto di Sassonia, e alcuni altri sono venuti alla luce a Santa Caterina, nel 1974, quando è stata demolita una parete divisoria. Quando il British Museum (ora British Library) concluse l’acquisto del codice non mancarono reazioni ispirate a sarcasmo e invidia. Un settimanale statunitense sottolineò come il Cremlino avrebbe dovuto essere soddisfatto «per aver scambiato un relitto di “oppio dei pop oli” con 510 mila pezzi di ottima valuta cristiana». (gabriele nicolò)

© Osservatore Romano - 29 agosto 2015