Alla sorgente dell’identità cristiana
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- Creato: 12 Settembre 2015
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KORAZIM, 12. «Possa il vostro riposo nel Signore rinnovarvi nella santità della vita e nello zelo apostolico verso coloro che sono affidati alle vostre cure. Possa inoltre ravvivare la freschezza del Vangelo, dal quale “spuntano nuove strade, metodi creativi, altre forme di espressione, segni più eloquenti, parole cariche di rinnovato significato per il mondo attuale” (Evangelii gaudium, 11)». Sono parole contenute nel messaggio che il Papa ha inviato ai presidenti delle Conferenze episcopali d’Europa, da ieri (e fino al 16 settembre) riuniti a Korazim e in altri luoghi della Terra santa per la loro assemblea plenaria. «Poiché vi trovate a riflettere sulla vita della Chiesa nei vostri Paesi — scrive Francesco — prego affinché il tempo trascorso insieme sia innanzitutto un tempo forte di preghiera e solidarietà. Affido specialmente alle vostre preghiere il prossimo Sinodo generale perché la Chiesa possa rispondere con sempre maggiore urgenza e generosità ai bisogni della famiglia ». In apertura dei lavori, il presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), cardinale Péter Erdő, ha elencato gli obiettivi dell’assemblea: meditare sulla persona di Gesù, confrontarsi sulla nuova evangelizzazione attesa nel contesto europeo, misurarsi con le sfide in atto a livello globale e continentale, ma soprattutto «riscoprire la sorgente della nostra identità come popolo di Dio e della nostra missione come successori degli apostoli, inviati a testimoniare l’incontro con il volto della misericordia del Padre che è Gesù stesso». È la prima volta nella storia del Ccee che una plenaria si svolge in Terra santa ma è anche la prima volta, nella storia recente del cristianesimo, che un così grande numero di rappresentanti dell’episcopato europeo si incontrano lì contemporaneamente. Accogliendo l’invito del patriarca di Gerusalemme dei Latini, Fouad Twal, i presidenti sono in pellegrinaggio, ha spiegato ancora il cardinale Erdő, «per riaffermare il nostro sì al Signore Gesù come vescovi europei ». È un ritorno «alle radici della fede cristiana» e un «segno di vicinanza e solidarietà» con la comunità cristiana locale. Anche il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, ha voluto salutare i presidenti delle Conferenze episcopali europee, incoraggiandoli «a proseguire l’importante opera svolta e a suscitare nelle comunità ecclesiali un fervido impegno per far sperimentare a tutti la presenza viva di Cristo nella società, testimoniando il vangelo della vita». Nel messaggio (letto dal segretario generale del Ccee, monsignor Duarte da Cunha) il porporato auspica che «questo incontro contribuisca a rinsaldare i vincoli di unità e di comunione tra i vescovi europei, favorendo un ulteriore impulso alla nuova evangelizzazione del continente». All’inizio dei lavori è intervenuto l’arcivescovo Giuseppe Lazzarotto, nunzio apostolico in Israele e in Cipro e delegato apostolico in Gerusalemme e Palestina. Dopo aver letto il messaggio del Papa, ha sottolineato la delicata fase che attraversa il mondo intero, segnato da guerre, violenze, migrazioni forzate. Monsignor Lazzarotto — riferisce il Sir — ha ricordato le parole di Francesco circa la necessità di «vincere l’indifferenza » percorrendo «la via della pace» e «portando ovunque messaggi di speranza». Twal, nel suo intervento, ha parlato soprattutto di rifugiati: «L’Europa non sa ancora che linea adottare, si mostra divisa e pensa di proteggersi da questo fenomeno con muri di filo spinato, dividendo, in tale modo, un’Europa unita». Ma il migrante «non è un nemico da combattere, un invasore da cui proteggersi, un problema da risolvere, bensì una persona concreta con una sua dignità da tutelare». E la risposta sta nella «globalizzazione della solidarietà» e nella «fantasia della carità». Per il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, «fame, guerre, povertà, assenza di diritti, persecuzione religiosa sono le cause che spingono molti a migrare in condizioni disumane »; anche le comunità ecclesiali europee «non possono rimanere inermi spettatrici di fronte a un tale fenomeno epocale». Poi un riferimento alle comunità cristiane di Terra santa che, «seppur minuscole, custodiscono il mistero della Chiesa che ha un suo volto particolare, tratteggiato da una lunga storia, da tradizioni e riti, da diverse identità di appartenenza».
© Osservatore Romano - 13 settembre 2015