Gli ordinari cattolici all’amministratore apostolico Pierbattista Pizzaballa
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- Creato: 04 Luglio 2016
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GERUSALEMME , 4. Aprire mente e cuore per facilitare «la capacità di incontrarci e di accoglierci gli uni gli altri», pastori nella Chiesa di Cristo. «Il nostro comune desiderio di servirsi di tutto e di tutti per aprire strade e costruire ponti ci salvaguarderà dalla tentazione di porre bastoni tra le ruote o di barricarsi dietro inutili campanilismi». È uno dei passaggi più significativi della lettera di benvenuto inviata dall’As- semblea degli ordinari cattolici di Terra santa a monsignor Pierbattista Pizzaballa, custode uscente, il 24 giugno elevato da Papa Francesco alla dignità di arcivescovo e nomina- to amministratore apostolico sede vacante del patriarcato di Gerusa- lemme dei Latini, dopo l’accettazio- ne della rinuncia al governo pastora- le della diocesi presentata dal pa- triarca Fouad Twal. Una lettera che è anche una risposta al «messaggio alla diocesi» di Gerusalemme scritto lo stesso giorno da Pizzaballa. Gli ordinari cattolici avevano già espresso la loro gratitudine al custo- de uscente, «per l’effettiva collabo- razione stabilitasi in questi dodici anni di servizio», durante la riunio- ne plenaria del 15-16 marzo. «In quell’occasione — si legge nella lette- ra, datata 29 giugno — non sono sta- te spese troppe parole; aspettavamo tutti l’occasione più propizia per dirti “grazie”. Ora ritorni a Gerusa- lemme in veste di arcivescovo-ammi- nistratore apostolico della diocesi del patriarcato di Gerusalemme dei Latini. Non sei sconosciuto in Terra santa; prima, sei stato studente e, poi, professore presso lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusa- lemme. Hai lavorato in diocesi come traduttore in ebraico del rito della messa, come assistente e poi vicario patriarcale per la cura pastorale dei cattolici di espressione ebraica». Per dodici anni, scrivono ancora i vesco- vi ricordando l’opera di padre Pizzaballa, «hai animato i frati della custodia e curato le relazioni ecume- niche con i patriarcati, greco orto- dosso e armeno ortodosso. La tua amicizia fraterna con i patriarchi emeriti Michel Sabbah e Fouad Twal era palese. La tua accoglienza fraterna verso ciascuno di noi era cordiale e sincera. La tua empatia con i poveri, i malati, i rifugiati, gli ultimi e, in particolare, la tua deter- minazione nel mantenere la presenza dei frati della corda in zone difficili della Siria sono state apprezzate da tanti». La missione che aspetta l’arcivescovo-amministratore apostolico «non sarà facile — si osserva — anzi richiederà sacrificio, dedizione, pas- sione. I problemi pastorali non man- cano; ne siamo tutti coscienti. Apri- re strade è duro: si tratta di abbassa- re colli, spaccare rocce, colmare valli e burroni, costruire ponti. Lei scrive- va nel suo messaggio: “Assicuro, nello spirito sinodale, la mia piena collaborazione con l’Assemblea degli ordinari cattolici di Terra santa”. La nostra risposta concreta sarà quella di aprire mente e cuore per facilitare “la capacità di incontrarci e di acco- glierci gli uni gli altri”. Rendiamo grazie al Signore per quello che po- tremmo fare insieme: la Sua grazia ci basta. Andiamo avanti insieme senza ripensamenti, senza tentenna- menti, senza indietreggiare, amando- ci sempre ovunque e comunque». Nel suo messaggio alla diocesi, monsignor Pizzaballa ha scritto di tornare a Gerusalemme «con il desi- derio di servire innanzitutto il clero locale e tutta la comunità, chieden- do a tutti comprensione, amicizia e collaborazione». Come Giovanni il Battista, «dobbiamo guardare innan- zitutto a Lui e nello sguardo verso Lui riconoscerci Chiesa. Solo così potremo diventare balsamo per le tante ferite di questa Terra e dei po- poli che la abitano. Preparare la Via, altro non ci è chiesto. Vie aperte, spianate, libere da tutto ciò che ostacola l’incontro con Lui e tra di noi». Pizzaballa sa di «non essere solo: chi mi ha preceduto, i patriar- chi Michael e Fouad, i vescovi ausi- liari ed emeriti, i vicari patriarcali, i superiori maggiori e gli abati, i pre- sbiteri, i diaconi permanenti, i reli- giosi e le religiose, le nuove comuni- tà, i movimenti e il popolo santo di Dio con cui vorrò e dovrò condivi- dere il compito affidatomi». Un pensiero particolare ai giovani («so- no loro il futuro della nostra Chiesa e a loro guardiamo con speranza e con fiducia») e infine lo strumento dell’incontro: «Assecondando l’invi- to di Papa Francesco, vorrei che ri- partisse da Gerusalemme, da questa Terra santa e ferita, per noi e per tutta la Chiesa, la capacità di incon- trarci e di accoglierci gli uni gli altri, costruendo strade e ponti e non mu- ri: tra noi e il Signore, tra vescovi e preti, tra preti e laici, tra noi e i fra- telli delle diverse Chiese, tra noi e i fratelli e amici ebrei e musulmani, tra noi e i poveri, tra noi e quanti hanno bisogno di misericordia e di speranza. Solo così potremo rispon- dere pienamente alla speciale voca- zione universale della Chiesa di Ge- rusalemme, Chiesa dei luoghi san- ti». In un’intervista al sito in rete del patriarcato, sua beatitudine Fouad Twal ricorda a monsignor Pizzaballa che, di fronte alla situazione dram- matica vissuta nella regione, «biso- gna sempre avere il coraggio di par- lare, di dire la verità. Sono molti co- loro che preferirebbero il nostro si- lenzio, poiché i nostri discorsi di- sturbano. Occorre parlare con pru- denza e rispetto, ma parlare, risve- gliare le coscienze e alimentare le re- lazioni che abbiamo intessuto sulla scena internazionale lungo tutto il percorso. Senza dimenticare natural- mente i rapporti più importanti: con il Signore, con i nostri fratelli, con le comunità religiose che sono la no- stra più grande ricchezza». La forza del nuovo amministratore — conclu- de Twal — «sarà di guadagnare la totale fiducia dei sacerdoti, di co- minciare la riforma con convinzione e senza esitazioni, ricordandosi che il suo compito non fa rima sempre con popolarità. E dovrà anche ve- gliare sul delicato equilibrio di rap- porti con le autorità israeliane, pale- stinesi e giordane».
© Osservatore Romano - 4-5 luglio 2016