Gerusalemme città in allarme
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- Creato: 19 Novembre 2014
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TEL AVIV, 19. È ancora alta l’allerta a Gerusalemme, all’indomani dell’attentato nella sinagoga che ha causato cinque morti: quattro rabbini e un agente di polizia. Nel timore di nuovi attacchi, il rabbino capo, Yitzhak Yosef, ha chiesto «protezione per ogni sinagoga». La linea della fermezza è stata ribadita ieri sera anche dal premier, Benjamin Netanyahu, che, nel primo intervento pubblico dopo la strage, ha parlato di «un’onda continua di terrore» contro cui Israele deve combattere. «Siamo nel mezzo — ha detto il leader del Likud — di un attacco concentrato su Gerusalemme». Il Governo ha ordinato la demolizione delle case dei due terroristi responsabili dell’attentato. Spaccato, ancora una volta, il fronte palestinese. Mentre Hamas festeggia a Gaza, il presidente Mahmoud Abbas ha condannato duramente l’attacco. «I civili, così come i siti sacri e religiosi, non andrebbero mai attaccati» ha detto Abbas. E ieri, intervenendo alla Knesset (il Parlamento israeliano), Yoram Cohen, capo dello Shin Bet (il servizio segreto interno israeliano), ha fatto sapere che — contrariamente alle accuse lanciate da Netanyahu — il presidente Abbas «non fomenta il terrorismo, neanche sottobanco». Ferma condanna dell’attacco nella sinagoga a Gerusalemme è stata espressa da Washington. «Condanno con forza l’attacco terroristico: non ci sono giustificazioni per questi attacchi contro innocenti civili» ha affermato il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in un comunicato. «In questo momento delicato a Gerusalemme, è tanto più importante per i leader israeliani e palestinesi e per i cittadini, lavorare insieme e in collaborazione per abbassare la tensione e rifiutare la violenza» ha detto l’inquilino della Casa Bianca. Sulla stessa linea, l’Unione europea. L’alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune, Federica Mogherini, ha parlato di «un atto di terrore contro fedeli durante la preghiera del mattino» che «deve essere condannato in tutti i modi». Mogherini ha inoltre fatto appello ai principali leader regionali affinché «lavorino insieme e facciano il possibile per calmare la situazione ed evitare ulteriori escalation».
© Osservatore Romano - 20 novembre 2014