Quella luce che riunisce e conforta

terra-santa-12GERUSALEMME, 31. Amore reciproco e preghiera: questi i due fondamentali atteggiamenti che i cristiani sono chiamati a tenere anche di fronte a gravi situazioni di sofferenza e di persecuzione come quelle vissute attualmente in Medio oriente. È quanto ha sottolineato il custode di Terra santa, padre Pierbattista Pizzaballa, in occasione della preghiera per l’unità dei cristiani celebrata al Getsemani nella basilica dell’Agonia.
A Gerusalemme, come è noto, la Settimana di preghiera ecumenica si svolge con ritardo (dal 24 gennaio al 1° febbraio) rispetto agli altri Paesi, per riguardo alla locale Chiesa apostolica armena che celebra il Natale il 19 gennaio. Ogni sera l’appuntamento con la preghiera si svolge in un diverso luogo di culto: il Santo Sepolcro, la cattedrale anglicana di San George, il tempio luterano del Redentore, il Cenacolo, la chiesa siriano ortodossa di San Marco e quella greco-cattolica dell’Annunciazione. Particolarmente suggestiva quella svoltasi al Getsemani, che si è tenuta in concomitanza con la dodicesima edizione della giornata di preghiera straordinaria di tutte le Chiese di Gerusalemme per la riconciliazione, l’unità e la pace. Nella basilica gremita di fedeli, canti e preghiere sono risuonati in più lingue. I rappresentanti delle varie Chiese si sono disposti, assieme al custode di Terra santa, intorno alla pietra dell’agonia, nel luogo dove Gesù pregò intensamente poco prima della passione. Proprio riferendosi al racconto evangelico, padre Pizzaballa ha sottolineato come «la Parola di Dio oggi ci richiama a due atteggiamenti tipici della vita cristiana. Il primo è quello dell’amore reciproco. I cristiani devono farsi riconoscere non per la potenza delle loro opere o delle loro istituzioni. Non saranno le nostre strategie a salvarci. Il nostro amarci gli uni gli altri deve essere la luce che illumina e che rende presente concretamente nelle nostre opere l’amore di Dio per l’uomo». Il secondo atteggiamento è la preghiera. «Può sembrare strano oggi di fronte a tante ingiustizie e soprusi, limitarsi a reagire con la preghiera», ha detto padre Pizzaballa. Infatti, «la preghiera non è la risposta contro il male del mondo, che richiede certo un’azione concreta. Essa però ci consente di comprendere il modo nel quale stare dentro questa lotta contro il male. Per essere veri costruttori di pace abbiamo bisogno di imparare continuamente il modo di stare dentro la vita, dentro questa lotta, amando l’uomo appassionatamente, attingendo la forza dalla preghiera».

© Osservatore Romano - 1 febbraio 2015