Contro la logica della paura
- Dettagli
- Creato: 23 Febbraio 2015
- Hits: 1844
GERUSALEMME , 23. «Siamo davanti a un pericolo globale che riguarda tutti e non solo il Medio oriente, Stati Uniti inclusi. Pensiamo a ciò che è accaduto a Bruxelles, a Parigi, a Copenaghen, la paura corre sulla frontiera europea con la Libia a un passo. Ma non dobbiamo farci bloccare dalla paura». Parole di monsignor William Hanna Shomali, vescovo ausiliare del patriarcato di Gerusalemme dei Latini. Il presule esprime preoccupazione per il diffondersi su larga scala del clima di violenza e ancor più per le ripercussioni che rischiano di abbattersi sulla comunità cristiana di Terra santa. Una comunità già decimata e provata da decenni di soff e re n z e .Per questo, monsignor Shomali, nella sua veste di presidente della Commissione episcopale per i pellegrinaggi della Chiesa cattolica di Terra santa, lancia un appello perché non si dimentichino i luoghi legati alla presenza terrena di Gesù. E perché, in sostanza, sull’onda della paura, non si abbandoni la pratica dei pellegrinaggi che costituiscono una fondamentale forma di testimonianza cristiana e di incoraggiamento fraterno per la comunità della Chiesa madre di Gerusalemme. Certamente, afferma il presule in una intervista all’agenzia Sir, «ogni evento negativo, come la guerra a Gaza dell’estate scorsa o più recentemente il massacro da parte dello Stato islamico dei 21 egiziani di fede cristiana in Libia, ha sempre un impatto sui pellegrini e sul flusso dei pellegrinaggi. È una reazione viscerale, inconscia, dettata dalla paura impossibile da controllare». Infatti, le ultime cruenti immagini diffuse dai media hanno avuto un grande impatto emotivo sull’opinione pubblica mondiale. «Si tratta di fatti che incutono timore alimentato dall’errata percezione che i santuari siano nel bel mezzo dei conflitti, cosa che non è assolutamente vera. Gerusalemme, Betlemme e gli altri luoghi santi — assicura il vescovo — sono sicuri e geograficamente lontani dalla guerra». Eppure, gli ultimi dati parlano di una diminuzione dei pellegrini e le previsioni per i prossimi mesi profilano una flessione del 10 per cento. «I pellegrini continuano ad arrivare — afferma monsignor Shomali — ma il calo pare abbastanza evidente. Tuttavia, ci sono anche elementi positivi. Nei prossimi mesi è atteso l’arrivo di circa 100.000 pellegrini musulmani dalla Turchia. Grazie anche allo sforzo del loro Paese potranno visitare in particolare Gerusalemme, Hebron, dove si trova la tomba dei patriarchi, e Betlemme. L’arrivo dei pellegrini, musulmani e cristiani, offre importanti opportunità di lavoro, che è ciò che serve a questa terra, ma è anche una risposta alla violenza». Anche perché, insiste il presule, si è di fronte a un «pericolo globale», che «riguarda tutti». Mentre, «i luoghi di Gesù, voglio ribadirlo, sono assolutamente sicuri e fuori dalla violenza che vediamo ogni giorno in televisione e leggiamo sui giornali». Occorre solo non farsi bloccare dalla paura. «Per questo faccio appello ai pellegrini: venite in Terra santa, è sicura». Da parte sua, riferisce il presule, la Chiesa di Gerusalemme è impegnata a fornire anche a coloro che hanno meno risorse la possibilità di affrontare un pellegrinaggio in Terra santa. In particolare, per i giovani, «abbiamo pensato di costruire a Beit Jala, a meno di due chilometri da Betlemme, il centro Papa Francesco. Il 17 febbraio, il patriarca di Gerusalemme dei Latini, Fouad Twal, ha benedetto la prima pietra». La struttura, che disporrà di 56 camere, «rappresenterà un’importante fonte di occupazione per i cristiani di Beit Jala, di Betlemme e della zona circostante. I lavori dovrebbero essere completati entro il 2015 in modo che la casa possa aprire già all’inizio del 2016. Guardiamo ai giovani che sono il futuro della Chiesa e del Paese».
© Osservatore Romano - 23-24 febbraio 2015