«L’intero corpo dei vescovi ha sentito il bisogno di affrontare il tema del razzismo, ancora una volta, dopo aver assistito al deterioramento del discorso pubblico, e a episodi di violenza e tensione con
 
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La Primavera di Praga, le manifestazioni studentesche in Occidente: due simboli di quello che fu il '68, anno di crisi e di svolta all'Est e all'Ovest, compresa l'Urss. Il prossimo convegno della Fondazione Russia Cristiana (12-15 ottobre) metterà a
 
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28 gennaio 2009

Padre Farrugia, è complicato fare il Decano di Teologia?
E' un lavoro molto intenso e faticoso. Sono al mio secondo (e ultimo) mandato, e dopo quattro anni devo dire che è un incarico che richiede molta pazienza e molta coerenza: bisogna saper offrire a tutti un servizio coerente e chiaro, essere come il buon pastore e pascere tutte le pecore del gregge, proteggere i più deboli, sostenere i colleghi. Bisogna saper essere giusti, tenendo conto che tutti possiamo sbagliare, ed essere sempre equilibrati, rappresentando l'istituzione e accogliendo le persone con grande umanità.

Quindi non è un solo un freddo lavoro scientifico?
Anzi, è un lavoro pastorale di grande importanza, in cui avere cura di tante persone che vengono affidate, certamente per un lavoro accademico, ma con tante esigenze. Bisogna preparare bene i corsi, avere cura degli studenti, e ci sono tante preoccupazioni da tenere sempre presenti. Ovviamente non si può inventare o cambiare molto, ma anche in un lavoro amministrativo si cerca l'aspetto pastorale, la premura. Non si tratta solo di aumentare il numero degli studenti o il successo dei corsi, ma di stabilire un ordine complessivo, armonizzando tutte le realtà in modo democratico.
 
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Padre Simon, da quanto tempo è al Pontificio Istituto Orientale? Sono arrivato qui come studente nel 1978, e insegno dal 1986; in mezzo ho anche studiato Filologia slava e balcanica a Monaco di Baviera. Da oltre 20 anni quindi insegno storia slava e storia russa; all'inizio mi avevano chiamato per insegnare storia balcanica, poi il docente di storia russa p. Krajcar si ammalò e il rettore di allora, p. Piovesana, mi chiese di sostituirlo.
 
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INTERVISTA AL RETTORE DEL PIO P. CYRIL VASIL'

Dopo un anno abbondante da rettore, quali sono le sue impressioni?
Mi rendo conto che devo fare ancora moltissimo per svolgere fino in fondo il ruolo che mi è stato affidato. Bisogna rivedere diversi meccanismi istituzionali e procedurali, che vanno migliorati. Non sempre si riesce a realizzare una vera sussidiarietà dei ruoli e delle varie componenti dell'Istituto, tanto che devo talvolta intervenire in problematiche di altri livelli, che invece dovrebbero essere affrontate autonomamente da chi ne è responsabile: questo anche perchè il personale è insufficiente, e tutti dobbiamo occuparci di tante questioni e necessità pratiche per cui ci mancano i collaboratori.
Non credevo che avrei avuto così tanto da fare, pensavo fosse un po' più facile. D'altra parte le cose da fare aumentano con il desiderio di far crescere il PIO, e del resto non scompaiono tutti gli altri impegni. Ci sono sempre le attività di insegnamento: le lezioni, i rapporti con gli studenti, insomma il lavoro da professore. C'è tutta l'organizzazione della vita accademica, i rapporti con le istituzioni, con gli organi della Santa Sede, con la Compagnia di Gesù... Inoltre c'è l'impegno della comunità gesuita composta dai padri residenti al PIO, di cui per tradizione il rettore è il superiore; si tratta di una scelta buona e pratica, in passato si è provato anche a distinguere i due ruoli, ma questo comportava continui conflitti di competenze e di programmazione. D'altra parte, la nostra è una comunità con una precisa missione accademica, legata all'attività del PIO.
 
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