La divinità risplende nella carne

di MANUEL NIN

Nella tradizione bizantina la Trasfigurazione del Signore è una delle grandi feste del calendario liturgico. Le preghiere si snodano in un continuo parallelo tra le teofanie veterotestamentarie e la trasfigurazione di Cristo sul monte Tabor da una parte, e l’apparizione gloriosa di Mosè ed Elia e la presenza meravigliata e atterrita degli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni.
 

San Bonaventura - Memoria obbligatoria

Giovanni Fidanza era nato a Bagnoregio (Viterbo) nel 1218. Bam­bino fu guarito da san Francesco, che avrebbe esclamato: « Oh bona Ventura »: gli rimase per nome, ed egli fu davvero una « buona Ventura » per la Chiesa. Volle farsi francescano, studiò filosofia e teologia a Parigi e vi fu a lungo professore. Eletto superiore generale del suo ordine, l'organizzò e diresse saggiamente, tanto da esserne chiamato: « secondo fondatore e padre »; infatti, Francesco non aveva lasciato alcuna precisa costituzione. Per averlo vicino a Roma, il Papa lo nominò vescovo di Albano e cardinale, incaricandolo di preparare il Concilio Ecumenico di Lione II per l'unione dei cristiani Latini e Greci. La sua teologia, agostiniana di mente e di spirito, e fortemente cristocentrica, lo rendeva capace di capire profondamente la teologia orientale.
 

Nel mistero dell’Immacolata

di JOSEPH ROESCH*

Stanislao di Gesù e Maria Papczyński è vissuto nel XVII secolo, in un tempo difficile nella Repubblica delle due nazioni, nella quale erano unite Polonia e Lituania. L’intera Europa era segnata da guerre, pestilenze, da una fede che si stava spegnendo e dalla mancanza di sacerdoti.
 
Padre spirituale del monastero di San Macario in Egitto, Matta el Meskin con la sua vita di preghiera ha rappresentato, e per molti versi la sua eredità ancora rappresenta, un sicuro punto di riferimento per quanti ricercano in Cristo un senso alla propria esistenza.
 

Liberaci dal vano parlare

In quaresima il mondo ortodosso fa sua la preghiera di sant’Efrem il Siro, sia nelle celebrazioni liturgiche, sia nella regola di preghiera individuale:
 
Fonte: Luce Ortodossa
E' vero, la parola "rosario" fa paura e subito tutti pensano alla devozione cattolica. E' pur vero che moltissimi ortodossi - fra cui me medesimo - pregano un analogo canone di preghiera alla Vergine che si chiama Regola Mariana di San Serafino di Sarov, che forse suona all'orecchio un po' più conosciuto e rispettabile in virtù del santo cui la Madre di Dio avrebbe concesso il canone.
 
L’Editrice Giuntina ha raggiunto il traguardo tanto desiderato e sognato: la prima traduzione in italiano del Talmud. Il progetto è siglato in un protocollo di intesa fra Presidenza del Consiglio dei Ministri, Miur, Cnr e Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, fin dal 20 gennaio del 2011, il ‘Trattato Rosh ha-Shanà’ verrà distribuito dal 1 aprile. L’immenso compito è stato coordinato da Riccardo Di Segni, rabbino capo della comunità di Roma e presidente del
 

Il sabato santo nella tradizione bizantina

di Manuel Nin

Una delle ufficiature più popolari, più belle e più profonde della settimana santa nella tradizione bizantina è il mattutino del sabato santo, durante il quale si cantano gli enkòmia: ben 176 strofe composte tra il XII e il XIV secolo su testi di Gregorio Nazianzeno e di Romano il Melode. Il canto si svolge di fronte al tàphos, che rappresenta la tomba di Cristo e dov’è posto l’epitàphios, il velo ricamato su cui viene raffigurato il corpo di Gesù nella tomba.
 

Su un asinello come su un trono eccelso

Nella tradizione bizantina le celebrazioni della settimana santa sono precedute dalla settimana di Lazzaro che ha contemplato la malattia e la morte dell’amico di Gesù fino alla sua risurrezione il sabato. I testi della domenica delle Palme intrecciano in un modo insistente e pedagogicamente ripetitivo il tema della vittoria di Cristo sulla morte di Lazzaro e il suo ingresso trionfale a Gerusalemme per vivervi la propria passione, morte e risurrezione.
 
San Cirillo nacque a Gerusalemme nel 313 o 315 e morì nella stessa città nel 386/387. È stato insigne rappresentante della tradizione mistagogica di Gerusalemme, come i grandi pastori dei secoli IV e V, fu catechista ed educatore alla fede del popolo di Dio. A lui sono attribuite catechesi battesimali e
 

La sfida dell’icona

di GIOVANNI CERRO

«È del tutto assurdo e sconveniente dipingere sulle icone il Signore Sabaoth, ossia il Padre, con una barba bianca, con il Figlio unigenito sulle ginocchia e con una colomba al centro, poiché nessuno ha mai visto il Padre nella sua Divinità». Così stabilisce il Grande concilio di Mosca del 1666-1667, nel tentativo di porre un freno alle immagini di Dio Padre come una figura anziana che dall’alto sorveglia il destino degli uomini.
 

Il suo nome è meraviglia

di MANUEL NIN

Le diverse tradizioni liturgiche cristiane, di oriente e di occidente, nella domenica o nei giorni che precedono immediatamente la celebrazione della nascita del Figlio di Dio, leggono come pericope evangelica la genealogia di Cristo secondo il vangelo di Matteo. Efrem il Siro, nel primo dei suoi 28 inni sul Natale, fa una vera e propria lectio divina di queste pagine evangeliche. Si tratta di un inno assai lungo, novantanove strofe, nelle quali Efrem mette in scena personaggi e fatti veterotestamentari per arrivare all’ultima delle strofe in cui canta l’incarnazione del Verbo di Dio. Il carattere cristologico di tutto l’inno viene scandito anche dal versetto ritornello cantato tra una e l’altra delle strofe: «Gloria a te, Figlio del nostro Creatore».
 

Il Creatore si annienta davanti alla creatura

Il 21 novembre nei calendari delle Chiese cristiane si celebra la festa dell’Ingresso della Madre di Dio nel Tempio. Nella tradizione bizantina, questa celebrazione ha un giorno prefestivo che annuncia la gioia del cielo e della creazione tutta, degli angeli e degli uomini per il mistero che Dio opera nella Madre di Dio e per suo mezzo. La festa quindi si prolunga fino al giorno 25.
 

La misericordia abbatte tutti i muri

Lettera pastorale del patriarca di Gerusalemme dei Latini in vista del Giubileo straordinario.

GERUSALEMME, 9. Un appello a porre fine alla violenza, in nome di quella condivisione delle sofferenze umane che è propria di ogni religione. È questo, in sintesi, il messaggio contenuto nella lettera pastorale «Cristo, volto della Misericordia del Padre» scritta dal patriarca di Gerusalemme dei Latini, Fouad Twal, in occasione del prossimo Giubileo della Misericordia, che si aprirà l’8 dicembre. Quel giorno saranno aperte quattro porte della Misericordia, nella basilica del Getsemani a Gerusalemme, nella chiesa di Santa Caterina a Betlemme, nella basilica dell’Annunciazione a Nazareth e nel santuario di Nostra Signora della Montagna, ad Anjara, in Giordania.
 

Come crocifiggere l’ego in 7 punti essenziali

Come si realizza la sottomissione dell’ego a Dio affinché l’anima si liberi e viva in un abbandono totale alla volontà di Dio?
 

Sulla bilancia di Dio

di SEBASTIAN PAUL BROCK

In Dio come coesistono giustizia e misericordia? I rabbini si esprimono così: «La questione è simile a un re che aveva alcuni calici vuoti. Il re disse: “Se vi verso acqua calda, esploderanno; se vi metto acqua fredda, si creperanno. Quindi il re miscelò acqua fredda con acqua calda e la versò nei calici, i quali rimasero intatti. Allo stesso modo — D io disse — se creassi il mondo con l’attributo della misericordia, il peccato si moltiplicherebbe; se lo creassi con l’attributo della giustizia, come potrebbe sopravvivere? Dunque, lo creerò con entrambi, così che possa sopravvivere”». Il concetto rabbinico dei “due attributi” di Dio fu introdotto nella tradizione cristiana siriaca primitiva con i due termini, leggermente modificati, di “diritto” e “grazia”.
 

Il farmaco dell’unità

di WALTER KASPER

Nel Nuovo testamento Gesù annuncia il vangelo di Dio Padre misericordioso soprattutto con parabole ben note: la meravigliosa parabola del “figlio pro digo”, che sarà chiamata più esattamente del “padre misericordioso”. La parabola ci dice sulla misericordia di Dio, che essa oltrepassa ogni diritto. Il figlio prodigo aveva già ricevuto e poi perduto i suoi diritti di figlio. Nondimeno Dio non richiede restituzione, non infligge nessuna punizione; anzi lo aspetta, gli va incontro, lo abbraccia e oltre ogni diritto, gli restituisce i diritti di figlio. Il padre non il figlio, fa la restituzione. La sua misericordia non fa a meno della giustizia; all’altro figlio nulla va tolto, ma l’atteggiamento verso il figlio prodigo supera la giustizia meramente umana e va oltre ogni attesa e ogni umana misura. Una seconda parabola ci dice, che la misericordia sovrabbondante di Dio è la misura della misericordia che è richiesta a noi. Secondo le Beatitudini sono i misericordiosi, che troveranno misericordia (Matteo , 5, 7) e la preghiera del Signore ci dice che la nostra disponibilità al perdono è la misura del perdono di Dio. Pertanto Gesù dice: «Siate misericordiosi, com’è misericordioso il Padre vostro» (Luca, 6, 36).
 

Una veste tessuta di gloria

di MANUEL NIN

L’abbondantissima produzione letteraria messa sotto la paternità di sant’Efrem, il grande Padre della Chiesa siriaca morto nell’anno 373, comprende inni in realtà composti a partire dal V secolo ispirati all’innografia di Efrem. Molti di questi componimenti sono dedicati a Maria e alla sua divina maternità, inni che la cantano, meditando e lodando allo stesso tempo il mistero dell’incarnazione del Verbo di Dio.
 

La creazione canta la discesa di Dio

di MANUEL NIN

La giornata di preghiera per la cura del creato, indetta per il 1° settembre da Papa Francesco, coincide nella tradizione liturgica bizantina con l’inizio dell’anno. È il mese delle ultime raccolte e dell’inizio della preparazione per un nuovo ciclo della vegetazione, e quindi un momento propizio per ringraziare Dio per la provvidenza verso tutta la creazione e soprattutto per l’opera della redenzione in Cristo, incarnatosi per portare tutto all’unità e riconciliare gli uomini in se stesso. Nello stesso giorno si celebra la festa di san Simeone Stilita, vissuto in Siria nel V secolo come monaco e solitario su una colonna.
 

Parole sparse

di MANUEL NIN
Il titolo dato al presente volume Uno sguardo orientale a Roma. Parole sparse su eventi della vita della Chiesa, vuole in un modo forse paradossale indicare il contenuto del libro e la tematica degli articoli in esso raccolti. Dal 2008 la mia collaborazione con «L’Osservatore Romano», con scadenze quasi mensili, si è soffermata soprattutto sulle grandi feste dell’anno liturgico, trattate da tre angolature complementari e allo stesso tempo diverse: l’anno liturgico bizantino, l’anno liturgico siro-occidentale e l’anno liturgico contemplato dall’iconografia e l’innografia orientali. La continuazione poi dei commenti orientali alle grandi feste liturgiche si e indirizzata verso la lettura di diversi testi patristici orientali, soprattutto presi da autori di area greca e siriaca.
 

"Vedrai cose maggiori di queste!"

In quel tempo, Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo». (Gv. 1,45-51)
 

Fino a quando, Signore?

di MANUEL NIN

Nell’estate del 1922 il monaco benedettino di Montserrat, dom Bonaventura Ubach, soggiornò diverse settimane nel villaggio di Qaryatain, vicino a Palmira, per approfondire lo studio del siriaco e prepararsi alla sua prima liturgia celebrata nella cattedrale di Aleppo, il 21 settembre, accolto dall’arcivescovo siro cattolico Gabriele Tappouni, poi patriarca e cardinale. Da quel momento Ubach s’immerse nella vita della Chiesa siro-occidentale: «La mia piena integrazione in questa tradizione avvenne con la celebrazione della messa siriaca e cercai di accelerare il mio inserimento nel clero della cattedrale siriaca di Baghdad.
 

Il matrimonio cristiano

Pubblichiamo la parte centrale di una relazione che il metropolita ortodosso del Belgio ha tenuto nel 2005 all’università cattolica di Lovanio.

di ATHENAGORAS PECKSTADT

Il matrimonio è un mistero o sacramento istituito al momento della creazione attraverso la benedizione di Dio. Il popolo eletto lo vedeva quindi come un mistero che aveva le sue origini nella creazione divina. Ciò è confermato da Cristo, che dice: «Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola» (Marc o , 10, 6-8). Secondo le Sacre Scritture il matrimonio è fondato dunque sulla distinzione, alla prima creazione dell’uomo, tra uomo e donna («Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» [Genesi, 1, 27]). Quindi sulla creazione della donna da una costola di Adamo (Genesi, 2, 21-24). E, inoltre, sulla benedizione di Dio ai primi creati con le parole: «Siate fecondi e moltiplicatevi» (Genesi, 1, 27-28).
 

Oggi il cielo dei cieli la professa sorella

La dormizione di Maria nell'iconografia siro-orientale

di MANUEL NIN

La tradizione siro-orientale, a cui appartengono la Chiesa assira e la Chiesa caldea, ha dei testi innografici notevoli per le feste della santissima Vergine Maria. Molti di questi testi, in forma innografica, sono entrati nei libri liturgici per le diverse festività, e specialmente gli inni di Giorgio Warda, autore vissuto tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo ad Arbela, nell’attuale Iraq. Il nome Warda — che significa rosa in siriaco — è un soprannome legato alla raccolta delle sue composizioni poetiche nei libri liturgici siroorientali. Si tratta di poemi teologici e omelie metriche per le feste del Signore, della Vergine Maria e dei santi.
 

San Massimiliano Maria Kolbe


Nome: San Massimiliano Maria Kolbe Titolo: Sacerdote e martire Ricorrenza : 14 agosto
Protettore di: radioamatori 
Padre Kolbe è l'eroico frate francescano conventuale che nel campo di concentramento di Auschwitz offrì la propria vita per salvare quella di un padre di famiglia, Francesco Gaiowniczek, condannato a morire di fame come rappresaglia per la fuga di un detenuto.

Giovanni Paolo II, nell'elevarlo agli onori degli altari, il 10 ottobre 1982, lo ha proclamato «patrono del nostro difficile secolo», un esempio di pace e di fraternità in una società sconvolta dall'odio e dall'egoismo.
 

Questa è la casa di Dio

di MANUEL NIN

La festa della Trasfigurazione del Signore, celebrata il 6 agosto, nella seconda metà del VII secolo venne commentata da Anastasio il Sinaita, vissuto nel Sinai come monaco. L’esegeta inizia l’omelia con un elogio del monte Tabor, dove avviene l’episodio evangelico: «Quanto è terribile questo luogo! Mi viene da gridare come Giacobbe, nel giorno della festa di questo monte. Come lui, vedo anche io una scala che sale dalla terra al cielo, poggiata sulla cima di questo monte. Anche io dico: Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo ». La grandezza del monte come luogo santo e nuovo Sinai è nella testimonianza del Padre e nella manifestazione del Figlio, sole di giustizia. In tutta l’omelia il Tabor verrà presentato come “tip o”, cioè prefigurazione della Chiesa, luogo della piena rivelazione del Verbo di Dio incarnato. La stessa liturgia del giorno ne diventa epifania. Il monte viene prefigurato nell’Antico Testamento: «Questo è il monte da cui si è staccata la pietra, cantato dagli angeli e di cui parlano i profeti, annunciato dal salmista, che istruisce gli ignoranti e illumina i peccatori, creato dalla mano destra del Signore». Vi è poi la simbologia neotestamentaria: «In questo monte sono stati prefigurati i simboli del Regno, preannunciato il mistero della crocifissione, svelata la bellezza del Regno e manifestata la seconda venuta di Cristo. In questo monte i beni futuri furono presentati già come attuali. In questo monte si preannuncia senza inganno la nostra immagine futura e la nostra configurazione con Cristo». Anastasio associa alla gioia del monte Tabor quella di tutta la creazione: le altre montagne esultano, le colline si riempiono di fiori e foreste, i ruscelli fanno risuonare la loro voce di lode nell’acqua e gli uccelli i loro cinguettii. E aggiunge una frase che offre la chiave ecclesiologica: «Questa montagna è il luogo dei misteri, il posto delle realtà ineffabili, la roccia dei segreti nascosti e la sommità dei cieli». Insomma, il Tabor come chiesa, e come altare. Anastasio spiega poi la festa: «Oggi sul Tabor è stata rinnovata e trasformata l’immagine della bellezza terrestre in bellezza celeste. Oggi il Tabor e l’Hermon esultano e invitano tutto l’universo alla gioia. Oggi Galilea e Nazareth danzano insieme e si rallegrano per la festa». E quindi sgrana tutta la redenzione operata da Cristo e quasi annunciata in anticipo nella sua Trasfigurazione: «Oggi il Signore è stato visto sul monte. Oggi la natura di Adamo, già creata a somiglianza di Dio ma oscurata dagli idoli, è stata riportata alla sua primitiva bellezza di uomo creato a immagine e somiglianza di Dio. Oggi la natura che si era allontanata per l’idolatria, risplende di nuovo nei raggi della divinità». La Trasfigurazione allontana le vecchie tuniche di pelle e riveste l’uomo di luce come di un manto. E nella festa gli araldi dell’antica e la nuova alleanza appaiono accanto al Signore. Con una bella immagine Anastasio paragona poi il Tabor con il Golgota: «Fu crocefisso tra due uomini sul Golgota, e oggi appare divinamente tra Mosè ed Elia». E prosegue accostando il Sinai al Tabor: «Sul Sinai la tormenta, sul Tabor il sole. Là il decalogo, qua il Verbo preesistente. Là la verga germina, qua la croce fiorisce. Là le quaglie come castigo, qua la colomba come salvezza. Là Maria, sorella di Mosè, suonò il tamburello, qua Maria genera divinamente. Là Elia si nascondeva, qua vede Dio». Nella parte centrale dell’omelia Anastasio mette in bocca di Mosè una lunga rievocazione dei fatti adoperati da Dio nell’antica alleanza nel Sinai e che adesso sul Tabor trovano la loro pienezza, testo che è una professione di fede nella vera incarnazione del Verbo di Dio: «E adesso ti vedo, tu che sei con il Padre e sulla montagna hai detto: Io sono colui che sono. Che io possa vederti per poterti conoscere. E adesso ti vedo non più di spalle bensì visibilmente sul Tabor. Tu che sei il Dio pieno di amore, nascosto nella mia forma umana. Tu che scendesti nel roveto ardente, che guidasti e dissetasti il popolo nel deserto, adesso sei sceso per umanizzare la natura dell’uomo che era disumana».

© Osservatore Romano - 6 agosto 2015


 

È degno

di MANUEL NIN

Il 26 ottobre 1937, con la bolla Apostolica Sedes, Papa Pio XI creava l’eparchia di Piana dei Greci per i fedeli di rito bizantino della Sicilia. Quattro vescovi si sono succeduti fino ai nostri giorni: Giuseppe Perniciaro (1967-1981, benché abbia amministrato l’eparchia già dal 1938); Ercole Lupinacci (1981-1987), Sotir Ferrara (1988-2013) e Giorgio Demetrio Gallaro, ordinato vescovo lo scorso 28 giugno. L’ordinazione è stata divisa in due momenti.
 

Infuocati nello Spirito

di MANUEL NIN

Nella tradizione liturgica sirooccidentale vi è un abbondante patrimonio di anafore eucaristiche, preghiere di invocazione dello Spirito santo, solo in parte pubblicate. Filosseno di Mabbug, vescovo siriaco del VI secolo, scrive che «i misteri appaiono agli occhi degli uomini come semplici cose, ma per l’irruzione dello Spirito santo ricevono una forza soprannaturale. L’acqua, da una parte, diventa grembo materno che genera dei figli alla vita dello Spirito. L’olio riceve la forza santificatrice che unge e consacra allo stesso tempo corpo e anima. Il pane e il vino diventano il corpo e il sangue del Figlio di Dio fatto uomo.
 

Sulle spalle del nostro pastore

di MANUEL NIN

L’ Ascensione del Signore, nel quarantesimo giorno dopo la Risurrezione del Signore è una delle grandi feste dell’anno liturgico. Nella seconda metà del IV secolo Egeria descrive una celebrazione il quarantesimo giorno dopo Pasqua, ma a Betlemme e non sul monte degli Ulivi da dove il Signore ascende in cielo, quasi a mettere in parallelo la nascita del Verbo di Dio incarnato e la sua glorificazione in cielo.
 

Il potere delle lacrime

di ROSSELLA FABIANI

Poeta, monaco, teologo, filosofo e mistico, Gregorio di Narek (951-1010/11) sarà proclamato domenica dottore della Chiesa. Considerato già santo nel martirologio romano che lo ricorda il 27 febbraio, ora questo mistico poeta armeno diventerà il trentaseiesimo dottore della Chiesa cattolica. Fu Benedetto XIV a fissare i tre requisiti necessari per la concessione di questo titolo: una dottrina eminente, un’insigne santità di vita e la dichiarazione del Sommo Pontefice o di un concilio. Con questi requisiti Papa Lambertini aveva riassunto le condizioni in base alle quali la Chiesa nel corso dei secoli aveva riconosciuto o dichiarato alcuni santi dottori della Chiesa.